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Estati vip: 150 anni di esclusività e glamour all’Hôtel du Cap-Eden-Roc

Da Picasso a Rodolfo Valentino, da Chagall a Marlene Dietrich: Oltre un secolo di storia e ospiti da raccontare per l’hotel simbolo della Costa Azzurra appena rinnovato nel design firmato Patricia Anastassiadis

di Stefano Salis

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Da Picasso a Rodolfo Valentino, da Chagall a Marlene Dietrich: Oltre un secolo di storia e ospiti da raccontare per l’hotel simbolo della Costa Azzurra appena rinnovato nel design firmato Patricia Anastassiadis


4' di lettura

Il nome, che come sempre è l’elemento fondamentale per capire una cosa, venne nel 1887. A lungo, prima, questo incomparabile tratto di litorale era stato semplicemente chiamato Riviera o, ancora più crudamente, “il Mediterraneo”. Poi, come racconta il nostro più grande esperto in materia, Giuseppe Scaraffia (e se lo avete perso, correte a recuperare il suo divertente e informatissimo Il romanzo della Costa Azzurra, Bompiani), fu «un ricco letterato di secondo rango, Stéphen Liégeard» a scrivere per primo che «questa spiaggia bagnata dai raggi del sole merita di essere battezzata Costa Azzurra». Se c’era il nome, bisognava dare sostanza alla cosa: quella striscia benedetta dal clima si apriva alla Storia, dopo essere stata “espressione geografica”. E se, fin dall’inizio, scriveva Maupassant, era «quel giardino incomparabile che inizia a Hyères e finisce a Mentone» non furono però i francesi, sebbene l’avessero a portata di mano, a “inventare” la Costa, ma gli americani che la resero un sogno europeo dove coltivare la bellezza, l’eccentricità, la convivenza di storie e personaggi fuori dalla norma.

A guidare la trasformazione, e a dettarla, un posto d’eccezione, l’hotel che sarebbe diventato, nell’immaginario, e nella realtà, una meta, uno status symbol e un modo di vivere: l’Hôtel du Cap-Eden-Roc, a metà strada esatta tra Nizza e Cannes, nell’estrema propaggine di Cap d’Antibes che portava dritta al mare e con il lusso di una piscina, praticamente attaccata alle acque del Mediterraneo, a sfioro, e con esse riempita, che regalava agli ospiti sensazioni di esclusività e glamour: cioè i principali ingredienti dell’hotel, insieme ad arte e letteratura, due asset intangibili eppure di grande impatto sociale e garanzia di futura memoria.

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Era stato inaugurato nel 1870, e dunque compie i 150 anni in questa estate post-lockdown (nella speranza che tutto il settore si riprenda presto dallo choc e da una vita trattenuta dal virus) da un gruppo di investitori che delineava e incarnava il destino del posto. C’era Auguste De Villemessant, il fondatore de «Le Figaro», che per primo aveva intuito le potenzialità del capo, e poi gli aristocratici russi Paul de Fersen e Alexis de Plestcheyeff che a quella intuizione diedero vita. E quindi il visionario hotelier Antoine Sella, che ne fece il luogo concreto di ritrovo per spiriti creativi e liberi e le loro avventure, intellettuali, sociali, sessuali, talora estreme. Per dire: nel 1923, una coppia di raffinati americani, Gerald e Sara Murphy, aveva persuaso il proprietario a prolungare la stagione. «A metà strada tra Marsiglia e la frontiera italiana, un grande albergo dall’intonaco rosa si erge gloriosamente sulla deliziosa costa della Riviera. Un piccolo clan di persone famose ed eleganti l’ha recentemente scelto per passare lì le vacanze», registrava lo scrittore Francis Scott Fitzgerald. Con lui, ospite con Zelda per anni (e che avrebbe immortalato l’albergo, sotto “falso nome”, ma chiaro nella descrizione in Tenera è la notte ), ci sarebbero stati, via via, in un elenco impossibile da declinare, personaggi come Picasso, Chagall, Rodolfo Valentino, Dos Passos, Gertrude Stein, Hemingway (prima o poi conquistati tutti dalla “divisa ufficiale della Riviera”, quella maglietta a strisce orizzontali bianca e blu che, di per sé, è sinonimo di estate) o Marlene Dietrich, che, in vestaglia da spiaggia rosa schocking (copyright di Elsa Schiaparelli, altra ospite super chic) si faceva corteggiare da Remarque, senza nulla, forse, concedere. Insomma: un mito delle vacanze di stile.

Mai decaduto e rinforzato, ora che, da anni, l’hotel fa parte della esclusiva collezione Oetker, tra le perle dell’hotellerie del mondo, che a questo unisce altri gioielli sparsi in nove iconiche location che vanno da Baden Baden ai Caraibi, da metropoli come Londra e Parigi al Brasile. E proprio al Brasile ci si è rivolti per il rinnovamento che illumina ancor più l’Hotel (il posto dove essere durante la settimana del cinema di Cannes, e scenografia dei party del marchio di gioiellieria top de Grisogono), che ha appena riaperto i battenti per la stagione 2020.

L’architetto Patricia Anastassiadis, studio a San Paulo e grande familiarità con la Costa Azzurra, infatti, è stata incaricata di un rinnovamento che presenta il nuovo design dei tre celebri ristoranti: il bar La Rotonde, L’Eden-Roc Grill e il Ristorante Louroc, che rispetta ed esalta la storia e la memoria dell’Hotel e celebra le personalità creative, appunto, che negli anni vi hanno soggiornato. «È stato un onore per me essere invitata a contribuire d un traguardo così importante nella storia del design e dell’architettura dell’hotel», spiega l’architetto. «Durante le mie numerose visite a Cap d’Antibes mi sono presa del tempo per ascoltarne il suono, godermi il silenzio e sprofondare nella sua essenza. Le nostre aree ridisegnate non sono altro che una conversazione tra passato e presente»: esattamente quello che si chiede a un hotel che ha fondato l’idea stessa di vacanza e continua a incarnarla, ai suoi massimi, dopo oltre un secolo di vita e di storie da raccontare.

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