ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLa missione della Nasa

Estrarre ossigeno dalla CO2: su Marte ci è riuscito Perseverance

Pieno successo dell’esperimento del rover della Nasa, che ora dovrà ripeterlo altre volte. È un primo passo per gli astronauti su Marte

di Leopoldo Benacchio

Il drone-elicottero ingenuity della Nasa vola su Marte

3' di lettura

La missione di Perseverance, il grande rover a 6 ruote di Nasa che è su Marte dal 18 febbraio, continua a macinare record e a stupirci. Prima il successo del primo volo del piccolo elicottero Ingenuity, poi ripetuto e migliorato, e ora un'altra dimostrazione di grande tecnologia con la estrazione di 5,4 grammi di ossigeno dalla CO2, l'anidride carbonica, che costituisce oltre il 90% dell'atmosfera del pianeta.

Lo strumento usato, Moxie, è grande come un tostapane, 30 centimetri, pesa sulla Terra 17 chilogrammi e, come il piccolo elicottero drone, è arrivato su Marte a bordo del grande rover. Ora dovrà ripetere l'esperienza appena conclusa almeno altre nove volte nel prossimo anno, in condizioni meteo, di stagione e di temperature diverse, arrivando a produrre 10 grammi di ossigeno all'ora.

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Moxie lavora a temperature molto alte, sugli 800 gradi, che raggiunge in circa due ore di riscaldamento in cui stressa parecchio i materiali con cui è costruito. Assorbe il CO2 dall'atmosfera, l'anidride carbonica, lo porta a una atmosfera di pressione e poi, per elettroforesi, la scinde in ossigeno e CO, il micidiale monossido di carbonio, velenosissimo per il corpo umano.

Astronauti su Marte

Certamente il primo pensiero che viene in mente è che questo piccolo gioiello tecnologico apre la via alla possibilità di produrre ossigeno per far respirare astronauti giunti su Marte: con 5,4 grammi una persona umana può respirare dieci minuti.

Certamente importante, anche se stiamo parlando ancora di piccole quantità, ma oltre che a respirare gli astronauti dovranno anche pensare a ritornare sulla Terra, e anche in questo l'ossigeno gioca un ruolo fondamentale.

Moxie, il dispositivo che ha permesso di trasformare l’anidride carbonica di Marte in ossigeno (Reuters)

I razzi vettori infatti usano combustibile che deve essere mescolato con notevoli quantità di ossigeno, facilmente reperibili sulla Terra, ma certo non su Marte. Per avere un'idea pensiamo che Nasa ha stimato che 4 astronauti in una capsula in cima ad un razzo avrebbero bisogno, con le tecnologie attuali, di 7000 chilogrammi di carburante, ma anche di 25.000 di ossigeno.

In pratica per tornare sulla Terra, o comunque alzarsi da Marte, occorrerebbe prima trasportarci una quantità enorme di ossigeno. Il confronto con i consumi dovuti alla respirazione umana sono quasi impietosi: in un anno i quattro astronauti consumerebbero al massimo una tonnellata di ossigeno.

L’ossigeno per il ritorno

Ecco, quindi, lo scenario che potrebbe aprirsi: trasportare su Marte uno strumento ricavato da questo esperimento dimostratore che, a conti fatti, non dovrebbe pesare più di una tonnellata e servirebbe alla respirazione e a miscelare il carburante per il razzo di ritorno.

Un piccolo esperimento che ha un notevole peso specifico nella roadmap per arrivare a Marte e starci, anche solo per un breve periodo. Marte è sì uno dei principali obiettivi della conquista dello spazio esterno, ma anche un pianeta molto inospitale con temperatura media di - 60 gradi, atmosfera super rarefatta praticamente solo di biossido di carbonio, la densità è un centesimo di quella terrestre, e soprattutto non ha un campo magnetico complessivo che lo avvolga, come per la Terra, difendendo il pianeta da radiazioni e vento solare.

Vivere su Marte insomma non sarà facile per l'umanità: ad oggi non sappiamo proprio come fare, dallo sciogliere le calotte polari per creare l'effetto serra, che qui sulla Terra cerchiamo di evitare, all'estrarre acqua dal sottosuolo per costruire edifici di ghiaccio, ingeneri e scienziati le stanno pensando tutte.

Per il momento pare che siamo riusciti, in prospettiva, a trovare un modo per far respirare i terrestri una volta che saranno arrivati, e per farli ripartire. Sempre meglio comprare anche il biglietto di ritorno prima di partire.

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