UN MOVIMENTO-PAESE

«Estremo centro». Perché i Cinque stelle sono la Democrazia Cristiana 2.0

di Alberto Magnani


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(Ansa)

4' di lettura

Imprenditori, statali, dipendenti privati, Neet, studenti, casalinghe. A eccezione dei pensionati, comunque presenti, il Movimento cinque stelle ha conquistato la maggioranza dei voti in qualsiasi gruppo sociale. E non sarebbe stato possibile il contrario, viste le dimensioni del consenso (32,9%) e il dominio esercitato sull'intero bacino del centro-sud. Un'indagine di YouTrend, una società di ricerca e analisi elettorale, ha evidenziato la distribuzione quasi omogenea dei voti fra professioni e background diversissimi. Hanno dato la propria fiducia ai Cinque stelle il 19% dei pensionati, il 27% dei dipendenti del pubblico, il 30% degli imprenditori, il 37% dei dipendenti privati, il 38% degli studenti, il 46% delle casalinghe e il 47% dei disoccupati.

DISTRIBUZIONE DELLE PREFERENZE PER FASCE D'ETÀ NELLE ELEZIONI POLITICHE 2013

Dati in percentuale. Fonte: Itanes 2013

Neppure il titolo di studi sembra incidere troppo, visto che i Cinque stelle si sono accaparrati il 23,2% dei laureati, quota inferiore solo al 24,3% affluito fra gli elettori Pd. La trasversalità ricorda un po' quella delle - odiate - forze delle vecchia politica, il bersaglio numero uno della lotta all'establishment condotta dal partito delle origini. Con l'unica differenza, evidente, di un maggior appeal sui giovani: i Cinque stelle hanno guadagnato il 41% dei voti fra gli under 24 e il 38% fra gli under 34, scendendo sotto alla soglia del 30% solo fra gli elettori sopra i 55 anni.

Il collante: lavoro e legalità
Il quadro è talmente frammentario da mettere in crisi sia le vecchie che le nuove categorie politiche. Per quanto riguarda le prime, i Cinque stelle riescono a essere percepiti in simultanea come un partito «nazionale» e una forza di dirompenza. «Quello che li rende simili ai vecchi partiti, come la Dc, è il fatto di essere interclassisti e trasversali - spiega Roberto Biorcio, docente di Scienza politica alla Bicocca di Milano - La differenza più grande è che li votano i giovani e sono avvertiti come una forza di innovazione». Per quanto riguarda le nuove categorie, neppure l'etichetta di «populisti» funziona fino in fondo: «In genere i populismi sono di destra o di sinistra - dice Biorcio - In questo caso loro hanno fatto un punto di forza proprio del non avere un collocamento a sinistra o a destra, facendosi qualificare in base ai programmi». L'assenza di un orientamento univoco, però, rischia di farsi sentire in sede di scelta politica.

Elezioni 2018, l'identikit dell'elettore Cinque stelle

Come si riassumono 20 punti programmatici che attingono a background diversi, anche dal punto di vista ideologico? Le proposte del partito oscillano fra temi più vicini alla sensibilità di centrosinistra (come il contrasto alla povertà e alle disuguaglianze sociali) e altri che solleticano l'immaginario di centrodestra (come la sicurezza o il contrasto al «business dell'immigrazione»). Il collante tra i due estremi può arrivare dai argomenti meno etichettabili come lavoro e rispetto della legalità, spendibili sotto luci diverse fra gli elettori di entrambi gli (ex) schieramenti. «A parte l'argomento principe, il reddito di cittadinanza - spiega Biorcio - i Cinque stelle premono comunque sul contrasto alla disoccupazione e sicurezza: due temi che, a sec onda dei casi, possono fare breccia sia a sinistra che a destra».

Verso l'estremo centro
Anzi. Parte del successo dei Cinque stelle si spiega proprio con l'estraneità al dualismo fra centrosinistra e centrodestra. Un'analisi di Demos, un istituto di ricerca, ha evidenziato che l'elettorato del movimento di Di Maio si autocolloca al centro del vecchio arco parlamentare, sia pure con una leggera inclinazione a sinistra. Il risultato è frutto della conciliazione di posizioni conservatrici e progressiste nello stesso blocco di votanti. Anche se, ormai, destra e sinistra sono coordinate che dicono poco in cabina elettorale. «Il dato più interessante, infatti, è un altro: c'è un 38% che si posiziona proprio al di fuori dei vecchi schieramenti, che non ragiona con quelle categorie» dice Fabio Bordignon, docente di Scienza politica ad Urbino e ricercatore di Demos. Bordignon fa notare che l'unica inquadratura sensata è quello di un «estremo centro», inteso però in senso diverso da quello tradizionali. «Non parliamo di un polo di moderati - dice Bordignon - ma di una forza che guarda proprio oltre a destra e sinistra, nonostante accolga entrambi gli estremi. Dentro c'è un po' di Ukip (il partito indipendentista di destra di Nigel Farage, alleato ai “grillini” nell'Europarlamento ndr) e un po' di Podemos (un partito di sinistra spagnolo ricollocato sempre fra i populisti, ndr)».

L’AUTO-COLLOCAZIONE POLITICA DEGLI ELETTORI DEI PRINCIPALI PARTITI
L’AUTO-COLLOCAZIONE POLITICA DEGLI ELETTORI DEI PRINCIPALI PARTITI
L’AUTO-COLLOCAZIONE POLITICA DEGLI ELETTORI DEI PRINCIPALI PARTITI

Non è un caso che l'espansione dei Cinque stelle sia avvenuta in concomitanza con il crollo del voto “moderato”, inteso come il bacino di elettori rappresentati in Europa dai gruppi popolare, socialista e liberal-democratico (ossia il Ppe, il Pse e l'Alde). Secondo una stima del Centro italiano studi elettorali (Cise) della Luiss, i vecchi centrosinistra e centrodestra hanno perso per strada un totale di 18 milioni di consensi tra 2008 e 2018. La diaspora è stata capitalizzata soprattutto dai Cinque stelle, capaci di assorbire il 60% degli elettori in movimento, contro un 20% finito tra le sigle della destra radicale e un ulteriore 20% che ha ripiegato sull'astensione. Le ambiguità o la trasversalità, a seconda di come le si intende, sono comunque destinate a scadere. In caso di un'esperienza al governo, i Cinque stelle saranno obbligati ad attuare politiche che scontentino l'uno e l'altra anima del proprio bacino di consensi. Senza scomodare destra, sinistra o centro, il programma di una maggioranza non può piacere in blocco a un elettorato di estrazione così diversa. «In realtà il Movimento cinque stelle ha già dimostrato di saper superare i suoi tratti originali. Si è istituzionalizzato - spiega Bordignon - L'ultimo tabù che Di Maio vuol far cadere saranno proprio le alleanze. Lui è disponibile. Bisogna capire se anche gli altri lo sono: a furia di isolarsi, può darsi che la scelta ti si ritorca contro».

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