la «regina delle classiche»

Et voilà la Parigi- Roubaix, l'ultima follia del ciclismo che non vinciamo dal secolo scorso

di Dario Ceccarelli

Afp

3' di lettura

Peggio della Parigi-Roubaix, forse, c'è solo la Parigi-Roubaix quando piove e tira vento. Allora fa davvero onore alla sua leggenda meritandosi il sinistro appellativo di Inferno del Nord.

Pietre come macigni, fango che si incrosta in faccia, cadute e forature a ripetizione. Si salvi chi può.

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Gli appassionati, con ombrelli e mantelle, che aspettano ai bordi dei tratti più cattivi di pavè, sembrano gli spettatori della corrida. “Allez, Allez!!” gridano spietati e plaudenti. Contadini, bottegai, impiegati di queste zone minerarie della Francia del Nord. Un magnifico giorno di festa per le famiglie locali che preparano il pic nic da una settimana.

Certi cestini che fanno venire l'acquolina in bocca. Dentro c'è di tutto: formaggi (Roquefort e Camemberg), costolette d'agnello, fois gras, prosciutti e salami innaffiati da vini rossi come il Beaujoulais, Bordeaux e Borgogna. I più raffinati brindano anche a Champagne. Sperando magari che, prima o poi, torni a vincere un corridore francese. Aspetta e spera: più facile che tocchi a un italiano. Evento che non capita dal 1999, quando primo ad arrivare al velodromo di Roubaix fu il toscano Andrea Tafi. Un granatiere nato per le corse del Nord. Correva con la maglia tricolore con scritta Mapei. Roba insomma dell'altro secolo…

Eccola qua, la Regina delle classiche. Detta anche l'ultima follia del ciclismo. Questa domenica si corre la 116esima edizione e le previsioni meteo sono così così: nel senso che non dovrebbe piovere fino alla fine. I tratti di pavè (54,5 km per una lunghezza totale di 257) sono umidi, ma col sole dovrebbero asciugarsi.

C'è un sacco di Storia nella Parigi-Roubaix. E non solo ciclistica. Si parte da Compiègne, luogo famoso per due importanti avvenimenti: qui fu catturata Giovanna d'Arco, prima che venisse condannata al rogo. Sempre a Compiègne, su un vagone ferroviario, i francesi nel 1918 firmarono un armistizio con la Germania che sancì la fine della prima guerra mondiale.

Suggestioni storiche e letterarie. In queste zone infatti Emile Zola, il famoso scrittore dello scandalo Dreyfus, ambientò uno dei suoi più celebri romanzi, quel “Germinale” che raccontò le prime ribellioni dei minatori francesi costretti a turni massacranti e mal pagati, turni che non risparmiavano donne e bambini.

Di quel tempo, e delle grande miniere, restano solo gli scheletri dei pozzi, con quei sinistri cumuli di polvere di carbone che affiancano gli sterrati della corsa.

Ma la Roubaix è anche grande ciclismo, sfide leggendarie e trionfi memorabili. Da ricordare i quattro successi di due campioni belgi: il gitano Roger de Vlaeminck, detto anche “Monsieur Roubaix” e il popolarissimo Tom Boonen, che proprio questo venerdì ha bacchettato Peter Sagan per le sue lamentele sulla mancanza di collaborazione delle altre squadre. «Deve stare zitto. Sagan è il primo a sfruttare il lavoro altrui».

Ma anche gli italiani, pur non vincendo dal dal 1999, hanno segnato la storia della Roubaix. Il più carismatico è stato Francesco Moser, vincitore in tre edizioni di fila dal 1978 al 1980.

Un altro che ha legato il suo nome al pavè è stato Franco Ballerini, vincitore di due edizioni (1995 e 1998). La Roubaix era la sua corsa. Per un pelo nel 1993 fu battuto dal francese Gilbert Duclos Lassale. Una sconfitta al fotofinish che poi indusse il corridore toscano a cercare la rivincita negli anni successivi.

Da ricordare anche Felice Gimondi, vincitore nel 1966 alla sua prima partecipazione. La descrive così: «Bisogna stare sempre davanti, soprattutto quando si arriva all'inizio dei tratti più duri di pavè. Bisogna stare davanti per non mangiare polvere e fango e non finire in mezzo a qualche caduta. Poi bisogna solo sperare. E pregare. Le preghiere aiutano perché essere bravi non basta…».

Uno dei tratti di pavè più famoso è quello della foresta di Aremberg, 2400 metri interamente sulle pietre. È a circa 97 chilometri dal traguardo. Chi è davanti in questo snodo, ha buone possibilità di essere tra i primi anche a Roubaix.

Favoriti? Detto che tutto può sempre succedere, facciamo due nomi: Sep Van Marke e Phlippe Gilbert, molto in palla anche al Fiandre.
Per gli italiani, quest'anno, sarà ancora più dura. I partenti sono solo undici. Il più accreditato è Gianni Moscon. Tra le nuove leve il giovanissimo campione iridato su pista Filippo Ganna. Nel modo di correre ricorda il giovane Moser. Speriamo che lo imiti anche sul pavè della Roubaix.

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