previdenza

Età, deroghe per tutta la platea Ape social

di Davide Colombo e Marco Rogari

(FOTOGRAMMA)

2' di lettura

L’esenzione dal previsto aumento dei requisiti di pensionamento nel 2019 (67 anni per la vecchiaia, 43 anni e 3 mesi per l’anticipo degli uomini e 42 e 3 mesi per le donne) di una serie di categorie di lavoratori in condizioni di maggiore disagio. Questo resta il primo obiettivo dichiarato dal Governo in vista del tavolo tecnico con i sindacati già convocato per lunedì alle 12. Con, in subordine, una revisione del meccanismo di adeguamento automatico al variare della speranza di vita.

Le possibili soluzioni pratiche sono ancora tutte allo studio: si parte dall’esenzione delle 11 categorie di lavoratori impegnati in attività gravose e riconosciuti come parte della platea dei potenziali beneficiari dell’Ape sociale, magari con un allargamento a figure come gli agricoli, i marittimi o i siderurgici, per arrivare all’esenzione dell’intera platea potenziale dell’Ape sociale, che comprende anche i disoccupati senza ammortizzatori da almeno tre mesi, chi assiste familiari con handicap grave, gli invalidi al 74 per cento.

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Il nodo sta tutto nelle risorse che si potranno mettere in campo per questo intervento, immaginando che l’esenzione totale potrebbe portare la platea da 15-20mila a 35-40mila lavoratori l’anno, se si tiene in conto dell’allargamento dell’Ape sociale già previsto nel Ddl di Bilancio già all’esame del Senato. In questo caso la platea è molto variabile perché si dovrebbero considerare coloro che, con i requisiti Ape sociale, non chiedono di accedere all’ammortizzatore ma puntano alla pensione, visto che il finanziamento ponte fino a 1.500 euro mensili per 12 mensilità per 43 mesi già prevede, in caso di spostamento dei requisiti nel 2019, un allungamento automatico.

A confermare che la platea degli esentati dallo scatto sarà ampliata è stato, ieri sera, il viceministro dell’Economia, Enrico Morando, «ma è impossibili adesso dire di quanto, Vedremo se arriveremo a un accordo con i sindacati o rimarranno posizioni distinte, a quel punto si potrà trasferire l’accordo o il Governo prenderà un’iniziativa autonoma nella Legge di Bilancio, più che nel decreto fiscale». Tra le opzioni in campo c’è anche quella di allungare di un anno la sperimentazione dell’Ape sociale, magari per poi renderla strutturale. Mentre sul meccanismo di adeguamento alla speranza di vita a 65 anni, si potrebbero sperimentare formule diverse (su medie annue, ad esempio, o su medie mobili spalmate su periodi diversi dagli attuali tre anni) considerando anche l’ipotesi di abbassamento dei requisiti in caso di calo della speranza di vita. I sindacati, per il momento, stanno alla finestra, contando su un Parlamento pronto a spingere per le loro tesi. Susanna Camusso (Cgil) ieri ha affermato laconica: «L’accordo è molto lontano, abbiamo definito la possibilità di provare a vedere se ci sono le condizioni di cambiare il meccanismo rispetto alle aspettative di vita e individuare quali sono lavori diversi che non consentono un infinito prolungamento del tempo di lavoro e dell’età di lavoro. È ancora tutto da fare».

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