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Etichette alimentari, l’Italia abbandona il negoziato Ue

Bellanova: no a un blitz senza la mediazione tra i partner europei. Dal 15 dicembre a Bruxelles parte il confronto che penalizza il made in Italy

di Micaela Cappellini

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3' di lettura

«L’Italia non proseguirà nel negoziato europeo per un testo di conclusioni sulle etichettature alimentari al Consiglio Ue dei ministri del’Agricoltura del 15 di dicembre». La ministra Teresa Bellanova lo aveva preannunciato nei giorni scorsi alla sua omologa portoghese nel corso di un incontro bilaterale. E oggi lo ha fatto: a queste condizioni, senza nessun margine di compromesso, l’Italia fa saltare il banco di chi, con un blitz, vuole arrivare già a metà dicembre a uno standard europeo per le indicazioni nutrizionali sulle etichette dei prodotti alimentari.

La presa di posizione, molto netta, è arrivata durante l’incontro del Coreper, il comitato permanente dei capi delegazione degli stati membri, che ha il compito di preparare i lavori del Consiglio dei ministri agricoli della Ue previsto fra dieci giorni. È proprio all’incontro del 15 di dicembre che la Germania, forte del suo ultimo mese alla presidenza di turno della Ue, vuole forzare la mano e accelerare i tempi per l’adozione di un’etichetta comune europea: nell’agenda originaria della Commissione Ue, ci sarebbe stato tutto il 2021 per trattare e raggiungere un indirizzo comune. Il modello di etichetta prescelto dai tedeschi, e supportato anche dai francesi e dagli spagnoli, è quello appunto del Nutriscore, che tiene conto della percentuale assoluta di grassi, sali e zuccheri presente in ogni alimento ma non delle porzioni che vengono mangiate.
Per l’Italia, questo significherebbe semaforo rosso per i suoi prodotti di bandiera come il Parmigiano o l’olio extravergine. Ecco perché nei mesi scorsi il nostro Paese aveva presentato a Bruxelles una proposta alternativa, quella del Nutrinform: l’etichetta a batteria che tiene appunto conto anche delle quantità.

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Le richieste dell’Italia: no a tempi troppo rapidi

«Insieme ad altri Paesi Ue, chiediamo da tempo che si lavori a un possibile schema di etichettatura nutrizionale trasparente, in grado di aiutare i consumatori a prendere decisioni consapevoli a mezzo di informazioni fattuali sugli elementi nutritivi di un prodotto alimentare», ha ribadito la ministra. «Chiediamo che i prodotti tradizionali siano protetti e i consumatori rispettati, nel quadro di un approccio che favorisca diete bilanciate, senza discriminare alcun prodotto», ha continuato Teresa Bellanova, rilevando come le trattative in corso in questo momento a Bruxelles «non siano state ispirate ad un approccio neutrale e abbiano confermato l’impossibilità di un’intesa». L’Italia, insomma, dice no ai tempi troppo rapidi: «Siamo però naturalmente disponibili - ha aggiunto la ministra - a continuare il dialogo con gli amici europei in vista del negoziato sulla proposta che la Commissione presenterà nel 2022».

In arrivo lo schema del Nutriform Battery

Dalla sua parte l’Italia è riuscita a portare altri sei Paesi - Romania, Ungheria, Grecia, Cipro, Repubblica Ceca, Lettonia - e sta lavorando per convincere anche Polonia e Slovacchia. «Continueremo a impegnarci con tutte le forze affinchè su un tema così importante, quale l’alimentazione, non si scelgano soluzioni semplicistiche», ha ribadito la Bellanova. L’Italia, fra l’altro, si appresta a pubblicare in Gazzetta Ufficiale proprio il decreto che consente all’industria alimentare di adottare a livello nazionale lo schema del Nutrinform Battery: «Rappresenta in concreto - ha detto la ministra - la visione italiana delle etichettature nutrizionali: taglio scientifico, informazione trasparente, approccio informativo ma non prescrittivo, esclusione delle Dop e delle Igp. Il linguaggio sulle etichettature d’origine proposto dalla Presidenza tedesca e negoziato a livello tecnico, invece, appare lontano dalle ambizioni italiane di un vero rafforzamento della relativa normativa europea».

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