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Eurallumina e le tappe forzate per la riaccensione dell’impianto

Gli ostacoli tecnici e i vincoli burocratici da superare per il riavvio dell’impianto di Portovesme

di Davide Madeddu

3' di lettura

Novanta giorni di tempo e due ostacoli da superare per evitare che l’investimento da 300 milioni di euro dell’Eurallumina possa saltare. Ossia il piano di riavvio dello stabilimento di Portovesme che sino al 2009 si occupava della trasformazione della bauxite in allumina, primo anello della filiera dell’alluminio.

Gli ostacoli

Il primo ostacolo, da superare entro settembre, riguarda la firma (attesa per i primi giorni di agosto) sul Dpcm Sardegna, ossia il provvedimento relativo all’arrivo del metano nell’isola e in particolare a Portovesme. Il secondo, da superare entro novembre, riguarda la conclusione della procedura autorizzativa che dà il via libera alla ristrutturazione e l’ammodernamento degli impianti. Sono gli ultimi passaggi del percorso lungo e tormentato che azienda e lavoratori percorrono da anni tra proteste in piazza e protocolli istituzionali.

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Tutto comincia nel 2009

La vertenza Eurallumina inizia nel 2009 quando si spengono gli impianti della raffineria di Portovesme che per la capacità produttiva di 1,07 milioni di tonnellate l’anno di allumina, viene considerata dagli esperti una delle più grandi d’Europa. A decretare lo stop gli alti costi dell’olio combustibile, necessario per la produzione di vapore, il calo drastico del prezzo dell’allumina e dell’aumento della bauxite.

Obiettivo riaccensione

«Subito dopo la fermata del 2009 sono partite tutte le attività propedeutiche alla riaccensione degli impianti – ricorda Francesco Garau, segretario regionale della Filctem – e nel tempo si sono alternati progetti e protocolli nazionali». Il primo, per la realizzazione di una centrale di cogenerazione a carbone, viene accantonato per far posto a quello di un vapordotto in grado di collegare gli impianti Eurallumina con quelli della vicina centrale elettrica. Nel frattempo va avanti la procedura amministrativa. «L’iter per ottenere le autorizzazioni è durato cinque anni – ricorda ancora il sindacalista – e alla fine, quando è arrivato l’ultimo benestare ci si è scontrati con un fatto: la decarbonizzazione e lo stop alle centrali a carbone, compresa quella che avrebbe dovuto fornire vapore alla raffineria di bauxite». Quindi? «Nuovo progetto, questa volta per la realizzazione di un deposito costiero galleggiante e il revamping delle vecchie caldaie a olio combustibile che utilizzeranno il metano – argomenta Garau – e nuove autorizzazioni». Che questa volta però passa per lo strumento del Paur, ossia il provvedimento regionale che «ha una durata di 120 giorni».

Investimenti per 300 milioni

Il piano degli investimenti, alla luce delle ultime modifiche, viaggia intorno ai 300 milioni di euro. E prevede la costruzione di un nuovo Chp a gas, la trasformazione e conversione a gas dei forni di calcinazione esistenti e eliminazione dell’area di smaltimento fanghi con la realizzazione di un progetto di stoccaggio a secco.

L’occupazione

Il piano occupazione dello stabilimento che oggi garantisce impiego a 230 dipendenti (130 in servizio e un centinaio in cassa integrazione), prevede l’inserimento al lavoro di 363 persone dirette e un indotto composto da appaltatori e subappaltatori di 1.500 addetti. Prevista inoltre la movimentazione di 4 milioni di carichi nell’area portuale di Portovesme. Una delle novità che riguarda il progetto è anche la riduzione delle emissioni del 31 per cento grazie all’utilizzo del gas al posto dell’olio combustibile.

La decarbonizzazione

«Il nuovo progetto tiene conto anche di tutti i cambiamenti legati alla decarbonizzazione. – prosegue il sindacalista –. Ora speriamo che i tempi siano rispettati. Perché è bene ricordare che questi anni, per tenere lo stabilimento fermo in attesa di riavvio l’azienda ha speso più di 200 milioni di euro. Sedici all’anno per il primo triennio, poi 20 milioni all’anno».

231 milioni in 12 anni

Nello specifico, dal 2009 il gruppo, ha speso per il mantenimento del complesso 231 milioni di euro. Situazione che il management della Rusal (l’azienda russa dal 2007 ha investito 52 milioni di euro in Eurallumina) ha illustrato recentemente anche nel corso di un incontro con il ministro Giancarlo Giorgetti, in cui sono state chieste garanzie dal Governo per l’attuazione del piano di gassificazione e soprattutto, alla luce del progetto che prevede la realizzazione dell’infrastruttura per la ricezione, stoccaggio e rigassificazione e consegna del gas alla raffineria, garanzie che il gas come combustibile per le centrali elettriche non venga vietato come avvenuto per il carbone.

Le scadenze

Per il 5 ottobre è stata convocata la Conferenza dei servizi sul Paur. La procedura dovrebbe completarsi entro la fine di novembre. Data ultima per consentire l'avvio degli interventi entro il 2022. «C’è il rischio che se non si rispetta il cronoprogramma – conclude Garau – l’intero progetto possa saltare. Una possibilità che non possiamo in alcun modo permettere». Inoltre deve essere convocato l’incontro al Mise per la firma del nuovo addendum al Memorandum of Understanding.

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