L’ECONOMISTA IN BILICO PER IL MEF

Euro gabbia tedesca e il piano B dell’Italia: il manifesto di Savona

di Andrea Carli


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Il nome di Paolo Savona, economista e politico nel Governo Ciampi e in quello Berlusconi di metà anni duemila, è stato fatto da M5S e Lega al capo dello Stato Sergio Mattarella per il ministero dell’Economia (foto Ansa)

5' di lettura

L’euro? È una gabbia tedesca. La Germania ha sostituito la volontà di potenza militare con quella economica. L’Ue? È viziata da «innata ingiustizia». Cosa fare? Bisogna ricorrere a un piano B per uscire dall’euro, se fossimo costretti. Sono alcuni passaggi del “Paolo Savona pensiero”, che emergono dalla lettura dell’autobiografia “Come un incubo e come un sogno”, a giorni in libreria edita da Rubbettino (i contenuti sono stati anticipati oggi dal quotidiano La Stampa).

Il nome dell’economista anti-euro, ex Banca d’Italia, ex ministro dell’Industria del governo Ciampi, è stato fatto al capo dello Stato Sergio Mattarella dal duo Luigi Di Maio-Matteo Salvini, che lo vorrebbero al ministero dell’Economia nel nuovo esecutivo M5S-Lega. Posizioni, quelle espresse dall’economista anche in alcuni articoli pubblicati in passato su Il Sole 24 Ore, che mal si conciliano tuttavia con l’opportunità, espressa dal Capo dello Stato Sergio Mattarella (al quale per Costituzione spetta la nomina dei ministri, su proposta del premier), che il nuovo governo confermi la sua connotazione europeista.

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L’Unione europea come la Triplice alleanza e il Patto d’acciaio
Savona è molto critico nei confronti della Germania. Un paese, sottolinea nel libro in uscita, che «non ha cambiato la visione del suo ruolo in Europa dopo la fine del nazismo, pur avendo abbandonato l’idea di imporla militarmente. Per tre volte l’Italia ha subito il fascino della cultura tedesca che ha condizionato la sua storia, non solo economica, con la Triplice alleanza del 1882, il Patto d’acciaio del 1939 e l’Unione europea del 1992. È pur vero - aggiunge subito dopo Savona - che ogni volta fu una nostra scelta. Possibile che non impariamo mai dagli errori?». La Germania è poi accusata di esportare deflazione violando le regole ma, aggiunge l’economista, non paga dazio.

Nel 1992 la scelta dissennata di entrare nella gabbia europea
Ancora. Secondo l’economista, l’Italia ha due fragilità strutturali: le rendite e l’assenza di una cultura della legalità, aggravate, a partire dal 1992, dalla scelta frettolosa e dissennata di entrare nella «gabbia europea».

Euro creatura biogiuridica costruita male
Nel mirino anche l’euro, la cui nascita, dal punto di vista di Savona, ha rappresentato un vero e proprio esproprio di sovranità monetaria. «L’euro è una creatura biogiuridica costruita male», osserva Savona, con una modifica di fatto della Costituzione, attuata con leggi ordinarie da Parlamenti impreparati e superficiali, subordinati a «élite che illudono i popoli».

Che fare? Preparare un piano B per uscire dall’euro, se costretti
Che fare? «Battere i pugni sul tavolo non serve a niente - risponde il possibile ministro dell’Economia del governo giallo verde -. Bisogna preparare un piano B per uscire dall’euro se fossimo costretti, volenti o nolenti, a farlo». L’alternativa è «fare la fine della Grecia».

Gli articoli sul Sole: servono posizioni chiare sulla riforma Ue
Savona, 82 anni, tra i critici più radicali dell'architettura delle attuali regole europee, ha scritto degli articoli per il Sole 24 Ore. Vediamone qualche passaggio, partendo dagli scritti più recenti. Martedì 24 aprile 2018. Il Sole 24 Ore pubblica un articolo dell’economista, ex Banca d’Italia, dal titolo: “Posizioni chiare sulle riforme Ue”. L’Italia, a distanza delle elezioni del 4 marzo non ha ancora un governo. Nonostante il successo ottenuto dai Cinque Stelle e dalla coalizione di centrodestra, entrambe le forze politiche non hanno ottenuto la maggioranza, né alla Camera né al Senato. «In questi giorni - avverte l’economista - si va decidendo la riforma dell’Unione europea, argomento che pare non rientrare tra i problemi che assillano i protagonisti della trattativa politica in corso». «Aleggia la possibilità - scrive ancora Savona - che, per evitare una probabile crisi, il Paese sarà posto di fronte al dilemma di sottostare alla volontà europea di un’ulteriore perdita della sovranità fiscale in cambio di un’assistenza finanziaria (Grecia docet) che comporterà una tassazione massiccia e tagli salariali “per rientrare nei parametri di bilancio pubblico”».

Di fronte a questo scenario, avverte l’economista, «la soluzione non può se non essere quella che il Presidente Mattarella non accetti un Governo che ponga il Paese in questa condizione, anche perché non rifletterebbe la volontà degli elettori, rinvii alle Camere il Governo Gentiloni e indica nuove elezioni inviando allo stesso tempo un messaggio al Parlamento in cui chieda chiarezza sulla collocazione dell'Italia nell'Unione Europea. Le proposte di approvare un reddito di cittadinanza (o come lo si chiami), di eliminare la legge Fornero e di attuare altre costose promesse vanno collocate realisticamente in questa scelta». Anche perché secondo Savona il quesito è: «vogliamo o no affrontare questo problema centrale per il futuro del Paese o continuiamo a girarci attorno nella speranza che i problemi si risolvano da soli e le soluzioni continuino a non essere scelte democraticamente come da troppi decenni accade?».

La riforma delle riforme? Frenare l’euro forte
Andiamo più indietro nel tempo. È il 10 febbraio del 2013. Savona pubblica un articolo dal titolo: “Frenare l’euro forte, la riforma delle riforme”. L’economista si chiede come si può riportare l’economia italiana su un sentiero di crescita. E avverte: «Se anche facessimo tutte le scelte necessarie per dare impulso alla domanda aggregata e per attuare le riforme, ma esse incontrassero, come vanno incontrando, una rivalutazione dell’euro che le autorità non intendono contrastare, gli effetti del nostro ipotetico buongoverno si arenerebbero in quelli del malgoverno internazionale dei cambi. Nessuno quindi può chiamarsi fuori: né il governo, né i cittadini, né le autorità europee. Non di rado si pensa che i responsabili siano sempre gli altri, mentre a ciascuno spetta di fare un suo compito a casa».

Contro l’idea che la Germania non possa accettare di pagare i debiti altrui
Ancora indietro nel tempo. È il 1 agosto del 2012. I titolo dell’articolo pubblicato sulla prima pagina de Il Sole 24 Ore è: “Il pregiudizio di Issing”. L’economista critica Otmar Issing, che era stato componente del direttivo della Bce. Issing, ricorda Savona, «ha ripetuto al Financial Times una delle sue errate concezioni dei modi in cui funziona il meccanismo europeo, sostenendo che la Germania non può accettare di pagare i debiti altrui». La sua posizione, rileva l’economista italiano, è frutto di un duplice pregiudizio. Il primo: «che gli interventi della Banca centrale europea o dei fondi salva-Stati e salva-banche significhino che i titoli pubblici o i debiti bancari non debbano essere rimborsati, la qual cosa non è scritta da nessuna parte, anche ammesso che sia stata pensata». Il secondo: «che il meccanismo dell’area euro funzioni bene così com’è, mentre è noto - osserva l’economista italiano - che esso non è “ottimale”».

Il problema dell’euro? Nella stessa area divari profondi nella produttività
In particolare, osserva ancora Savona, «il problema di fondo dell’euro, che Draghi non può risolvere (e, invero, non ha mai richiesto di farlo), è che ha messo insieme un’area affetta da divari profondi nella produttività (dualismi) che non sono solo legati a diverse culture, ma anche a diverse strutture economiche pubbliche e private che non possono essere corrette obbligando a praticare politiche di rigore, tanto meno se basate su aumenti della pressione fiscale. Il processo di convergenza è lungo, ma il lungo cammino inizia con il primo passo che non stiamo intraprendendo».

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