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«Eurofannulloni» gli onorevoli italiani a Strasburgo? Rientra nel diritto di critica

Non c’è diffamazione se l’accusa è supportata dai dati delle presenze alle sedute, inferiori a quelle della media degli europarlamentari. La Suprema corte respinge il ricorso dell’ex leader della sinistra Achille Occhetto

di Patrizia Maciocchi

2' di lettura

C’erano un tedesco, un francese e...qualche volta un italiano. Partendo dai dati delle presenze al parlamento di Strasburgo, un settimanale, nel 2009, aveva bollato come “Eurofannulloni”, i parlamentari italiani eletti nelle circoscrizioni europee, indicandoli come i più pagati, ma meno produttivi. Ancora un’indicazione riguardava le fughe prima della fine del mandato, il tutto corredato da un commento di Romano Prodi: «così fanno male al paese». Nel mirino degli articolisti era finita anche la performance europea dell’ex leader della sinistra Achille Occhetto, che ha querelato per diffamazione, perdendo però la causa anche in Cassazione.

L’impegno degli europarlamentari italiani

La parola fannulloni (sentenza 12984), se supportata da riscontri, rientra nel diritto di critica perché non supera il limite della continenza richiesto, insieme alla verità della notizia, per accedere alla scriminante. In più c’era l’interesse sul tema trattato: «L’impegno degli europarlamentari italiani nello svolgimento delle loro funzioni - si legge nella sentenza - risponde evidentemente ad un interesse pubblico diffuso, segnatamente in relazione a figure che, come quella dell’Occhetto, godano di particolare notorietà in ambito politico».

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La Corte d’Appello, la cui decisione per la Cassazione é corretta, ha ritenuto l’epiteto “eurofannullone” basato, per quanto riguarda Occhetto, sul rilievo di una presenza comunque inferiore alla media degli europarlamentari degli altri paesi. E sulla «ridotta produttività in punto di interventi (quattro in diciotto mesi) e di relazioni (nessuna)». Per i giudici si trattava di elementi che «seppure non univocamente sintomatici di uno scarso impegno, si prestavano tuttavia ad essere valutati in tali termini e possono giustificare una critica, da parte del giornalista, quale quella icasticamente espressa con il termine “eurofannullone”».

La fuga prima della fine del mandato

Non c’è diffamazione neppure per aver inserito, secondo la difesa, Occhetto nel calderone dei parlamentari che sono fuggiti da Strasburgo prima della fine del mandato, mentre lui si era battuto, addirittura in sede giudiziaria, per mantenere il seggio. L’elemento della fuga compariva, infatti, nel sottotitolo di copertina e non era finalizzato a riferire al ricorrente, oltre allo scarso impegno nell’attività, anche il passo indietro anticipato sul mandato parlamentare, che riguardava altri. Né può pesare la foto in copertina dell’ultimo segretario del partito comunista italiano, scelta giustificata dalla sola critica relativa all’impegno.

Nell’articolo che ha portato Occhetto dai giudici si sottolineava l’assenteismo alle sedute plenarie del lunedì perché, come disse l’allora eurodeputato Gianni De Michelis non contavano nulla visto che non si votava. Ma inglesi, francesi e tedeschi discutevano importanti dossier su energia, commercio, economia e discriminazione etnica.

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