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Eurogruppo con Draghi: «Chi ha spazio di bilancio lo usi»

All'Eurogruppo è stata messa sotto pressione la Germania, affinché contribuisca al rilancio dell'economia dell’Eurozona

di Antonio Pollio Salimbeni


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Il ministro dell’Economia spagnolo Nadia Calvino con Roberto Gualtieri (Epa)

4' di lettura

La strada per allargare le maglie delle regole di bilancio per favorire gli investimenti pubblici nell'economia digitale e verde, sarà lunga. Tuttavia le premesse per trattare alcune spese in modo soft quando si tratta di negoziare con Bruxelles i livelli di deficit con i governi ci sono, a patto che ci siano impegni credibili sulla riduzione del debito.

È questa la linea di marcia probabile, tuttavia alla Commissione europea e tra i ministri finanziari è in corso una discussione dall'esito non scontato. Come si tradurrà questo in termini di spazio di manovra per la finanziaria italiana 2020 non si può ancora dire. Il ministro dell'Economia Roberto Gualtieri ha difeso la necessità di affermare un orientamento di politica di bilancio nella zona euro che sia nettamente a sostegno degli investimenti.

Germania sotto pressione
La cosa certa è che all'Eurogruppo è stata messa sotto pressione la Germania, affinché contribuisca al rilancio dell'economia dell’Eurozona, che crescerà quest'anno stando alla Bce dell'1,1% e l'anno prossimo dell'1,2%. Si riaprono così i termini di un patto tra i governi: «Chi ha spazio di bilancio lo usi», ha indicato il presidente dell’Eurogruppo Centeno, mentre gli Stati alle prese con crescita bassa e problemi strutturali devono fare le riforme.

Fino a qualche settimana fa la valutazione dei vertici Ue era che la politica di bilancio della zona euro sostanzialmente neutrale (cioè senza particolari impulsi alla crescita) fosse sufficiente. Adesso si pensa l'opposto ma non lo si dice chiaramente. Mario Centeno è stato volutamente generico limitandosi a indicare che in questa fase è necessario «un nuovo equilibrio» tra politica di bilancio, politica monetaria e riforme. La Bce ha agito giusto ieri; ora tocca ai governi, come ha ricordato Mario Draghi. La stessa Christine Lagarde che prenderà il posto di Draghi aveva detto qualche giorno fa all'Europarlamento che si augurava di non dover pronunciare nuovamente la fatidica frase pronunciata da Draghi nel luglio 2012 (“whatever it takes”, pronti a fare tutto il necessario per preservare l'euro).

Dombrovskis apre a Draghi
Dombrovskis, che nella nuova Commissione avrà un ruolo importante sulle politiche di bilancio, ha detto: «La politica monetaria non può fare tutto, invitiamo i Paesi che hanno un margine di bilancio a utilizzarlo per sostenere l'economia». Il francese Le Maire e il lussemburghese Gramegna sono sulla stessa linea. Gualtieri, dunque non è solo. In quale misura possa tradursi in aperture esplicite all'Italia è tutto da vedere: questo è il terreno di confronto sulle leggi di bilancio di qui a metà ottobre.

La clausola di cui ha già beneficiato l'Italia prevede che un Paese possa deviare temporaneamente dall'aggiustamento di bilancio consentendo maggiore deficit in presenza di investimenti cofinanziati dalla Ue: coesione, reti transeuropee (trasporti, energia, digitale). La clausola prevede che i Paesi che beneficiano di tale clausola rispettino gli obiettivi di deficit a medio termine concordati.

Il ministro delle finanze tedesche Scholz non si è pronunciato sulla questione degli investimenti e sull'Italia ha detto che la svolta pro-Ue permetterà «il rispetto delle regole per una politica di bilancio seria». Il governo tedesco ha presentato un bilancio 2020 in equilibrio (come accade dal 2014 salvo quando non è in surplus) e lui stesso aveva assicurato di «essere nella posizione di fronteggiare con molti, molti miliardi, una (eventuale) crisi economica in Germania e in Europa».

La golden rule torna di attualità
Sabato l'Ecofin discuterà la proposta dell'European Fiscal Board di una sorta di «golden rule» per escludere alcune spese dal tetto massimo di spesa netta primaria, spese relative a progetti di investimento in infrastrutture fisiche e digitali, in progetti contro la lotta ai cambiamenti climatici. Il tutto sotto monitoraggio di un organismo indipendente a livello nazionale. I Paesi ad alto debito devono impegnarsi a ridurlo e «simmetricamente quelli a basso debito e con una forte posizione di bilancio devono impegnarsi ad aumentare la spesa pro-crescita», ha proposto l'Efb. Ogni sette anni dovrebbe essere fissato l'obiettivo di riduzione del debito.

Le Maire prudente su modifiche al Patto di stabilità
Ancora più complesso il tema della riforma del Patto di stabilità e crescita, e delle sue integrazioni (Fiscal Compact, Six Pack, Two Pack). «Sono molto prudente sull'idea di modificare le regole di bilancio: se c'è una cosa preziosa questa è il tempo e se apriamo un dibattito sulle regole di bilancio parleremo solo di questo, sarebbe una discussione difficile, molto lunga e dall'esito molto incerto». Lo ha detto il ministro delle finanze francesi Bruno Le Maire rispondendo alla domanda se fosse favorevole a rivedere le regole Ue sui bilanci per permettere a un paese indebitato di investire. Le Maire ha aggiunto: «Preferisco usare il tempo per vedere quanto investiamo, dove, il tipo di investimento degli Stati che hanno capacità di bilancio per fare questi investimenti». Il premier Conte 2 e lo stesso presidente della Repubblica avevano indicato di voler sottoporre a revisione il patto di stabilità.

(Il Sole 24 Ore Radiocor Plus)

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