uNIONE MONETARIA

Eurogruppo, l’irlandese Donohoe nuovo presidente

Il ministro delle Finanze di Dublino ha prevalso al secondo voto sulla spagnola Calviño. Il lussemburghese Gramigna si è ritirato dopo il primo scrutinio

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(EPA)

Il ministro delle Finanze di Dublino ha prevalso al secondo voto sulla spagnola Calviño. Il lussemburghese Gramigna si è ritirato dopo il primo scrutinio


2' di lettura

Il ministro delle Finanze irlandese Paschal Donohoe è il nuovo presidente dell’Eurogruppo. Ha prevalso sulla collega spagnola Nadia Calviño, che era sostenuta dal presidente francese Emmanuel Macron, dal presidente del Consiglio italiano Giuseppe Conte e dalla stessa Germania. Il lussemburghese Pierre Gramegna si è invece ritirato dalla competizione dopo il primo turno, come fanno di consueto i candidati che hanno ottenuto meno voti.

La priorità dell’Eurogruppo da lui guidato, ha immediatamente dichiarato Donohoe, sarà quella di definire un cammino comune verso la costruzione di una ripresa europea, promuovendo una crescita economica sostenibile e inclusiva per gli Stati membri e i cittadini, così come «inclusivo e trasparente» dovrà essere, ha spiegato, lo stesso Eurogruppo, a volte criticato per la sua opacità.

«Come presidente - ha aggiunto Donoheo - cercherò di costruire ponti tra tutti i Paesi dell’area euro, e di impegnarmi attivamente con tutti i paesi membri per garantire un approccio basato sul consenso a favore della ripresa delle nostre economie e delle nostre società».

Donohoe, 45 anni, soprannominato «il prudente Paschal», ha infatti costruito nel tempo l'immagine di politico capace di costruire un consenso tra le posizioni dei Paesi favorevoli a un uso ampio degli strumenti fiscali comuni, rappresentati da Calviño – che sembrava favorita, alla vigilia – e quelle dei paesi frugali, per i quali egli potrebbe costituire una figura di garanzia, o comunque più neutrale, sulle politiche economiche che l'Unione monetaria intende temporaneamente varare per sostenere la ripresa dopo l'epidemia di coronavirus. Donohoe ha adottato anche in patria un approccio molto rigoroso al bilancio pubblico, che ha riportato in surplus nel 2018 per la prima volta in dieci anni. È inoltre contrario alla digital tax.

Anche in Irlanda, Donohoe - esponente del partito liberalconservatore Fine Gael - ha fama di essere un abile negoziatore, capace di costruire consenso tra posizioni distanti. Il suo collegio elettorale, quasi a conferma delle sue abilità, comprende alcune delle aree più povere e alcune delle più ricche del Paese. Donohoe è stato ministro dei Trasporti a Dublino e poi ministro per le Spese pubbliche e le Riforme. Dal 2017 è ministro delle Finanze, ed è stato confermato nella carica il mese scorso dopo la nascita del primo governo di Grande coalizione in Irlanda - guidato da Micheál Martin del Fianna Fáil , a sottolineare il rispetto che è riuscito a conquistare anche nelle forze di opposizione.

Il presidente dell’Eurogruppo - che dura in carica due anni e mezzo - non ha, del resto, poteri propri ben definiti, ma ha piuttosto il ruolo di mediatore tra le diverse posizioni. Il nodo del Recovery fund, proposto dai francesi, sostenuto con forza dai paesi meridionali, e accettato dalla Germania, trova ancora l’opposizione, sia pure articolata, di alcuni paesi nordici, tra cui l’Olanda, che ora chiede una decisa condizionalità. Sullo sfondo, lo sforzo di alcuni governi di allentare in modo permanente le regole fiscali della zona euro.

Lasciando il proprio incarico, il predecessore Mario Centeno, socialista, ha voluto precisare che «in tempi di crisi l’orientamento fiscale appropriato è quello che sostiene l’attività economica. Non dobbiamo precipitarci a ritirare lo stimolo economico. Ha anche aggiunto, però che «ciò che è temporaneo deve essere considerato temporaneo».

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