riunione decisiva

Gentiloni: «Eurogruppo ha trovato l’accordo. Un pacchetto senza precedenti»: piano da 500 miliardi di euro

Dopo la maratona notturna del 7 aprile i ministri delle Finanze Ue tornano a riunirsi in videoconferenza per cercare un accordo sulla risposta europea alla crisi da coronavirus

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Il Commissario europeo Paolo Gentiloni

Dopo la maratona notturna del 7 aprile i ministri delle Finanze Ue tornano a riunirsi in videoconferenza per cercare un accordo sulla risposta europea alla crisi da coronavirus


4' di lettura

L’Eurogruppo avrebbe trovato un accordo sul documento di conclusioni ed è pronto a rimandare la palla ai leader.

Lo scrive su Twitter, Paolo Gentiloni «Eurogruppo ha trovato l'accordo. Un pacchetto di dimensioni senza precedenti per sostenere il sistema sanitario, la cassa integrazione, la liquidità alle imprese e il Fondo per un piano di rinascita. L'Europa è #solidarietà»,


“Consegniamo ai leader un pacchetto ambizioso di proposte, l'Italia si batterà con determinazione perché le decisioni del Consiglio siano all'altezza della sfida che l'Europa sta affrontando”. Così, invece, Roberto Gualtieri dopo l'Eurogruppo, sottolineando che grazie all'iniziativa italiana l'agenda europea è cambiata e si è passati da un'unica proposta, il MES con condizionalità leggere, “a un pacchetto di quattro proposte”: 200 miliardi dalla Bei, 100 miliardi del nuovo programma SURE e proposta italo-francese di un Fondo per la Ripresa finanziato da debito comune europeo.

Dopo la maratona nella notte tra il 7 e l’8 aprile i ministri delle Finanze dell’euro si sono seduti nuovamente a un tavolo virtuale collegandosi in videoconferenza per cercare un accordo sulla risposta europea alla crisi da coronavirus.
Il pacchetto di salvataggio sarebbe da 540 miliardi di euro, di misure per combattere le ricadute economiche della pandemia globale.

I dettagli
Il pacchetto proposto comprende un fondo comune di assicurazione per l'occupazione del valore di 100 miliardi di euro (Sure), uno strumento della Banca europea per gli investimenti destinato a fornire 200 miliardi di euro di liquidità alle imprese, nonché linee di credito fino a 240 miliardi di euro dal Mes agli Stati di sostegno per aiutare le economie a rimettersi in piedi.
C'è stato anche uno scontro sulla prospettiva di creare un nuovo fondo per l'emissione di debito sostenuto congiuntamente da tutti gli Stati membri.
Quando finalmente è stato raggiunto un accordo, i ministri delle finanze hanno applaudito, ha detto su Twitter Luis Rego, portavoce del leader dell'Eurogruppo Mario Centeno.

La riunione - alla quale hanno partecipato anche i responsabili del Tesoro non euro - è proseguita fino alle 22 circa. L’inizio è slittato più volte: era in agenda alle 17, poi è stata rinviato prima alle 18, poi alle 19. Infine alle 21.30. Per favorire, spiega un portavoce, “gli incontri bilaterali in corso”, alla ricerca di un compromesso sugli strumenti finanziari per rilanciare la crescita. A riunione avviata, la ministra spagnola dell'Economia, Nadia Calvino, twitta una foto della videoconferenza con i colleghi, commentando: Eurogruppo parte II.

Accordo vicino
Secondo alcune indiscresioni, dopo ore di negoziati bilaterali, le posizioni dei ministri dell'Eurogruppo si sarebbero avvicinate. In particolare, si sarebbe ammorbidita quella dell'Olanda, finora fieramente contraria all’ipotesi dei coronabond. L'Eurogruppo avrebbe raggiunto un accordo sul Mes, sulla Bei e sul meccanismo anti-disoccupazione. Rimarrebbe da discutere il Recovery Fund. Nel testo delle conclusioni non ci sarebbe menzione di Eurobond: parte del compromesso sul tavolo, a cui hanno lavorato il presidente dell'Eurogruppo Mario Centeno assieme a Francia, Germania, Italia e Olanda, prevede infatti di lasciare la controversa questione del Recovery Fund, cioè la via francese agli Eurobond, ad una lettera del presidente dell'Eurogruppo ai leader Ue, lettera che resterebbe quindi separata dalle conclusioni ufficiali, le uniche con valore legale.

Merkel in campo
In giornata, in conferenza stampa da Berlino la cancelliera tedesca Angela Merkel ha invece ribadito che con i tre strumenti “su cui si discute oggi e su cui spero si possa raggiungere un accordo” si mettono a disposizione “molti miliardi di euro”. Il riferimento è al Mes, all'ampliamento del ruolo della Bei e al programma “Sure” contro la disoccupazione, mentre la cancelliera ha ribadito il suo no a emissioni comuni di debito. «Voi sapete che io non credo che si dovrebbe avere una garanzia comune dei debiti e perciò respingiamo gli eurobond».

Nessun riferimento al Fondo per la ricostruzione fortemente voluto da Italia e Francia, e appoggiato pure dalla presidente della Bce Christine Lagarde: «L'idea che possiamo avere un fondo di ricostruzione che sia finanziato collettivamente, vale a dire dove si mettano insieme tutti i sottoscrittori, i migliori e quelli meno buoni, sarebbe magnifica - ha detto - Non sono sicura che ci siamo arrivati ma ci stiamo muovendo in quella direzione».

Nessuna convergenza sui coronabond
Lo slittamento a più riprese della riunione dei ministri finanziari Ue, il messaggio da Berlino della cancelliera Merkel e la conferma da Parigi che dovrebbe esserci sul tavolo una proposta di compromesso franco-tedesca indicano che è in corso un'accelerazione politica per far uscire i governi dalle secche di una contrapposizione sulla modalità dell'intervento finanziario per contrastare la profonda recessione in cui si trova il continente. Ormai è chiaro che non ci sarà alcuna decisione a sostegno del coronabond, salvo probabilmente un impegno generico a “lavorare” su strumenti finanziari innovativi senza ulteriori specificazioni.

Marzo 2020, quando il coronavirus ha reso il mondo irriconoscibile

In queste ore si parla molto di un ruolo specifico del bilancio Ue nel finanziamento del fondo per il rilancio dell'economia. Ma si tratterebbe di risorse limitate. Poi c'è lo scoglio delle condizioni dei prestiti del fondo salva-Stati (Meccanismo europeo di stabilità), che l'Olanda vuole molto simili a quelle classiche tipo Grecia una volta superata la crisi sanitaria. Una prospettiva alla quale si oppone l'Italia. Dai leader di governo l'indicazione ai ministri finanziari è: chiudere la partita adesso.

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