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Eurojersey cresce con l’innovazione e la sostenibilità misurabile

Efficienza della produzione, ricerca costante sui tessuti e investimenti in tracciabilità: la strategia dell’azienda lombarda per continuare il suo percorso di sviluppo

di Chiara Beghelli

Il reparto finissaggio di Eurojersey

4' di lettura

Il 2021 si è chiuso con un fatturato di 80 milioni, +27,5% rispetto al 2020 ma soprattutto +10% rispetto al 2019 pre-Covid: c’è soddisfazione in Eurojersey, azienda del Gruppo Carvico con sede a Caronno Pertusella (Varese), celebre per i suoi Sensitive Fabrics, tessuti tecnici indemagliabili. L’obiettivo è ora consolidare i risultati e crescere di un altro 5% nel 2022. «Ci ha sostenuto la solidità del nostro posizionamento, gli investimenti anche nell’autonomia energetica, grazie alla scelta virtuosa di puntare sulle fonti rinnovabili, con cui stiamo riuscendo a contenere l’impatto dell’aumento dei costi, e i miglioramenti tecnologici che ci hanno permesso di aumentare la produzione e in modo più efficiente - spiega Andrea Crespi, direttore generale di Eurojersey -. Stiamo ancora attraversando un triennio complesso, bisogna essere pronti a rispondere con flessibilità agli eventi, ma sempre con la nostra solidità di fondo».

Entro il prossimo anno il raddoppio dell’area produttiva

Nel biennio 22-23 sarà concluso un programma di investimenti iniziato nel 2018, che porterà al raddoppio dell’area produttiva: con 9 milioni si completerà la nuova divisone Atelier nel reparto tessitura, che a regime conterà 12 telai, e sarà sviluppato il progetto Tintoria, con l’implementazione di nuove macchine da tintura per ridurre del 15% l’uso di acqua, e l’inserimento di nuovi macchinari per la preparazione e il finissaggio dei tessuti. «Per noi sostenibilità non è greenwashing, ma si basa su un complesso sistema di misurazione dell’impatto di ogni nostro prodotto», prosegue Crespi, che è anche responsabile dell’area Sostenibilità di Smi.

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Nel 2007 Eurojersey ha sviluppato il progetto SensitivEcoSystem, introducendo e adottando nella propria attività modelli di produzione responsabili. «La richiesta di conoscere l’impatto dei prodotti è cresciuta enormemente nell’ultimo anno», aggiunge. E l’impegno di Eurojersey si è di recente arricchito di un altro capitolo, grazie all’accordo con il Fai, tramite il progetto We Can (Culture-Art-Nature), per il sostegno di Villa Panza di Varese, un’altra eccellenza del territorio, del suo parco secolare e della sua importante collezione d’arte contemporanea americana.

L’azienda a Caronno Pertusella, Varese

Ogni prodotto è stato reso tracciabile

«Credo da sempre nell’importanza della misurabilità delle performance, siamo stati la prima azienda tessile ad adottare la metodologia PEF (Product Environmental Footprint, ndr), cioè 16 indicatori che stabiliscono l’impronta ecologica di ogni nostro prodotto - prosegue Crespi -. Oggi è cruciale la sostenibilità del processo. Nel 2021 abbiamo deciso di pubblicare il nostro report di impatto, che non è un mero bilancio di sostenibilità, ma il racconto molto preciso di un percorso nel quale siamo impegnati da tempo. Eurojersey oggi è in grado di fornire tutti i dati relativi a un singolo prodotto, per qualsiasi settore».

Il nodo della formazione

L’azienda lombarda, che conta 245 collaboratori, è fortemente impegnata anche sul delicato e cruciale fronte della formazione: «Abbiamo bisogno soprattutto di periti tintori e responsabili della sostenibilità - sottolinea il direttore generale -, figure che però mancano. Noi ogni anno assumiamo in media 10 persone e che formiamo costantemente nelle aree tecniche e industriali, nella tessitura, nella tintoria, nella stamperia e nei finissaggi. Occorrono anche due anni per un percorso sufficiente. Abbiamo collaborato con il Centro Tessile Cotoniero e Abbigliamento di Busto Arsizio per un corso dedicato a formare i Sustainability manager, e non abbiamo avuto problemi a trovare aziende che lo finanziassero, quanto a trovare studenti che lo frequentassero. L’industria tessile oggi non gode di adeguata promozione, eppure le aziende sono ambienti di lavoro stimolanti e interessanti, dove si può facilmente crescere».

Shapewear e menswear trainano le vendite (e la ricerca)

È anche la continua ricerca, quasi alchemica, a rendere interessante, appunto, un’azienda come Eurojersey: «Il nostro prodotto confortevole, di facile manutenzione, riesce a unire performance e aspetto fashion - nota Matteo Cecchi, direttore commerciale -. E sta conquistando anche il menswear, il segmento che ci ha riservato la crescita più importante. L’attenzione da parte della moda uomo c’era già, ma la pandemia l’ha intensificata, estendendola dal travelwear anche all’uso quotidiano.

Reparto lavaggio

I mercati internazionali hanno risposto molto positivamente, a partire dall’Europa, con Germania, Olanda e Italia, i primi Paesi per Eurojersey, ma anche Regno Unito. L’aumento più deciso, però, si è registrato negli Stati Uniti, anche perché centro di sviluppo di due importanti tendenze di cui i tessuti Eurojersey sono protagonisti: l’activewear e lo shapewear. L’azienda ha fornito i tessuti per la capsule Skims-Fendi, esaurita nel giro di pochi minuti dal lancio, lo scorso novembre e ha implementato la collaborazione con Theory. «Molto bene sono andate anche le collaborazioni con Prada per Linea Rossa e con Moncler, e abbiamo avuto un fortissimo aumento della richiesta dal settore dell’equitazione», prosegue Cecchi.

«Questo triennio sta vedendo un totale riassetto geopolitico - nota ancora il direttore generale Crespi -, gli equilibri stanno cambiando. Certamente è una prospettiva che crea dei dubbi, ma la nostra visione industriale e il posizionamento del nostro prodotto non cambia. Sfide così importanti, però, le aziende non possono affrontarle da sole. Serve grande compattezza, uno stato e un governo più presenti, anche sulle politiche energetiche, lasciate purtroppo da parte da almeno 30 anni a questa parte».

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