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Eurolandia, perché i rischi di recessione sono molto bassi tranne che in Italia

di Riccardo Sorrentino

L'Italia e' in recessione tecnica


3' di lettura

C’è un rischio di recessione in Eurolandia? La domanda è ineludibile, troppe le incertezze. L’Italia è già in crisi, e la sua debolezza pesa su tutta l’area: l’euro zona “esclusa l’Italia” è cresciuta dello 0,3%, contro il +0,2% del dato ufficiale. La Germania potrebbe invece aver evitato la recessione - il pil del quarto trimestre dovrebbe essere pari al +0,1/0,2%, dopo il -0,2% dell’estate, anche se non si può del tutto escludere un nuovo segno meno - ma resta comunque relativamente debole. Gli indici di attività economica (o di sentiment) si avvicinano alla zona che indica contrazione. La Bce ora valuta i rischi per la crescita orientati al ribasso, soprattutto per fattori non controllabili dalla politica monetaria (e fiscale) come i rischi geopolitici.

Il ruolo della Bce

IL PIL DI EUROLANDIA

Dati trimestrali (Fonte: elaborazione su dati Eurostat)

IL PIL DI EUROLANDIA

Al momento, però, non sembra che si possa parlare di un vero rischio di recessione. L’andamento dell’attività economica è ormai più lenta rispetto ai rapidi ritmi del 2017, ma Eurolandia non sembra diretta verso una crisi conclamata. La crescita è anzi ancora molto vicina al trend di lungo periodo, a cui si è avvicinata - sia pure un po’ bruscamente - dai livelli più elevati del passato. I rischi sono sicuramente orientati al ribasso, la Bce dovrà forse evitare di alzare i tassi per non far precipitare le cose penalizzando le aziende più deboli (quelle “marginali”) sul piano creditizio, ma solo un forte shock potrebbe davvero far deragliare Eurolandia.

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I rischi al ribasso
Alcuni eventi, ovviamente, potrebbero far peggiorare rapidamente le cose. «La politica commerciale Usa - riassume una ricerca di Radu-Gabriel Cristea, Antonio Garcia Pascual e Iaroslav Shelepko di Barclays - il rallentamento della crescita globale, il rallentamento cinese e le trattative su Brexit rimangono le principali fonti di rischio. Internamente, la politica italiana resta la principale fonte di vulnerabilità domestica, anche se ormai in misura inferiore rispetto al passato». Un brusco deterioramento su uno di questi fronti potrebbe causare problemi più seri.

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Un freno temporaneo
Eurolandia però si sta anche conferma resiliente. Sulla recente debolezza hanno per esempio pesato diversi fattori temporanei, come i nuovi test sulle emissioni delle auto diesel in Germania e le proteste dei gilets jaunes in Francia, che potrebbero svanire. «Le prospettive di breve termine - spiega così Marco Valli di Unicredit - sono molto incerte, perché il continuo peggioramento degli indicatori di sentiment (come gli indici Pmi, ndr) potrebbero non riflettere in modo appropriato l’intensità del sostegno temporaneo all’attività economica derivante dalla scomparsa di fattori negativi che hanno pesato sulla crescita negli ultimi due trimestri».

Verso una stabilizzazione
Guardando al medio periodo, però, le cose sembrano migliorare. «Non ci aspettiamo che la crescita freni ancora nella prima metà del 2019 - aggiungono allora gli economisti di Barclays - a meno che non si materializzino alcuni rischi. In realtà notiamo segni di una certa stabilizzazione, derivanti da una crescita più rapida del previsto in Francia, e dall’espansione fiscale in Germania». In questo senso è anche possibile un’accelerazione: «Ci aspettiamo - continuano - che Eurolandia oscilli a livelli coerenti con uno 0,4-0,5% trimestrale tra il secondo e il quarto trimestre», per poi «ritornare ai ritmi di crescita potenziale dello 0,3% durante il 2020. Questa previsione è coerente con una crescita dell’1,4% e dell’1,5%, rispettivamente, nel 2019 e nel 2020».

E la Germania?
In questo senso, il prossimo dato del pil tedesco - che sarà pubblicato il 14 febbraio - non dovrà troppo allarmare, nel caso fosse deludente: in termini grezzi è molto probabile (Destatis ha già fornito i dati per l’intero 2018) che il pil risulti in calo, mentre il dato “rilevante” dipende dalla correzione dei fattori stagionali e gli effetti di calendario. Unicredit e Barclays puntano comunque a un +0,1%, Fabio Balboni a un più solido 0,2-0,3% «malgrado la recessione tecnica dell’attività industriale.

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    Riccardo SorrentinoRedattore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: Italiano, francese, inglese

    Argomenti: Economia internazionale, politica monetaria, dati macroeconomici, Francia

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