la giornata dei mercati

Europa aspetta stretta Fed. Milano la peggiore (-1%), corre Poste

di E. Micheli e A. Fontana

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7' di lettura

Tempo di realizzi sull'azionario in Europa (l'indice Eurostoxx50 era tornato ai massimi da fine 2015 con il +2,5% della scorsa settimana) e soprattutto a Piazza Affari protagonista di un'ultima ottava da +5,7% e piegata oggi soprattutto dal settore bancario che ha in parte sofferto la maxi ricapitalizzazione di Deutsche Bank (-8,5% a Francoforte). In una giornata povera di spunti sul fronte macroeconomico e con gli operatori attenti alle evoluzioni della campagna elettorale francese, con Francois Fillon in bilico e Alain Juppe indisponibile alla candidatura nel centrodestra, e in attesa del meeting di politica monetaria della Bce, i listini continentali hanno chiuso le contrattazioni tutti in rosso (a parte Madrid).

Prese di profitto sulle banche italiane

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Piazza Affari ha ceduto l'1,09% nel FTSE MIB colpita in particolare dalle vendite sul settore del credito il cui indice era risalito del 13% nelle ultime cinque sedute di negoziazione. Pesanti Banco Bpm(-4,1%), Unicredit (-2,5%) e Bper Banca (-2,7%). Vendite anche su alcuni industriali come Prysmian (-2,7%) e Leonardo (-2,2%). Spicca in positivo il risveglio di Poste Italiane(+4,6%) nell'ipotesi che il Tesoro archivi il collocamento della sua tranche di azioni (circa il 30% del capitale) e la società proceda invece alla distribuzione di un extra dividendo.

Ma in Europa, oltre al caso Deutsche Bank, gli occhi sono stati puntati anche sul settore auto dopo l'accordo per la cessione delle attività europee di Gm a Psa: il titolo Peugeot ha guadagnato il 2,6% a Parigi.

La Borsa Usa prende fiato dai record

Wall Street intanto chiude in territorio negativo. Il Dow Jones perde lo 0,24% a 20.956,06 punti, il Nasdaq cede lo 0,37% a 5.849,18 punti mentre lo S&P 500 lascia sul terreno lo 0,32% a 2.375,36 punti. Gli indici si sono presi una pausa dopo una serie di record che hanno permesso al Dow di archiviare la quarta settimana di fila in aumento, la sesta per l'S&P 500 e il Nasdaq. In Usa, il focus degli investitori resta sulla Federal Reserve: il mercato sembra ormai quasi certo che nella riunione del 14 e 15 marzo prossimi, la banca centrale Usa alzerà i tassi. Venerdì scorso il governatore Janet Yellen ha detto che potrebbe essere «appropriato» aumentare il costo del denaro se l'economia e il mercato del lavoro andranno come previsto. Il rapporto sull'occupazione di febbraio, in arrivo venerdì prossimo, sarà forse determinante.

Per Deutsche Bank è il terzo aumento dal 2013
Per Deutsche Bank, che ha perso oltre l'8% a Francoforte, si tratta del terzo aumento di capitale dal 2013. Tra l'altro fino all'ultimo il numero uno dell'istituto, John Cryan, salito alla plancia di comando a metà del 2015, ha dichiarato di volere evitare nuove operazioni sul capitale per la banca e il manager ha portato avanti una ristrutturazione dell'istituto realizzando un severo taglio dei costi, azzerando premi e bonus ai dipendenti e cancellando la distribuzione di dividendi. D'altra parte la manovra evidentemente non è bastata e così ieri Cryan ha deciso di ricorrere al mercato, lanciando un rafforzamento del capitale da 8 miliardi di euro.

Comparto auto in fermento dopo mossa su Opel
Fiat Chrysler Automobiles ha chiuso in calo, dopo essere arrivata a guadagnare oltre un punto percentuale nel corso della seduta, in un giorno in cui sono stati in fermento tutti i titoli auto, sull'onda dell'annuncio che Peugeot ha acquistato da General Motor Opel per 1,3 miliardi. La mossa, del resto, potrebbe aprire la danza delle operazioni di aggregazioni nel comparto dell'auto. Danze di cui potrebbe far parte anche il gruppo italo-americano Fca. Trader e analisti in linea di principio ritengono che l'acquisizione francese aumenti le chanche di far ripartire un discorso di alleanza tra Fca e Gm, ma ritengono improbabile accordi nel breve termine. «Da una parte sembra paradossale pensare che dopo essersi ritirata dall’Europa vendendo Opel, General Motors pensi di tornarci attraverso un accordo con Fca - sottolinea un analista del settore - dall’altra è vero che il progetto Fca si scontrava con tre aree di forte sovrapposizione (Nord America, America Latina e Europa) e quindi in questo modo l'uscita da quest'ultima area semplifica il lavoro di una futura aggregazione». Più convinto nel vedere una ritrovata vivacità del settore un secondo analista finanziario: «Credo che Psa-Opel darà impulso al consolidamento dell’auto come Marchionne auspica da anni e quindi che l’uscita di Gm dall’Europa dia un’occasione in più a Fiat Chrysler per proporsi come partner - argomenta - Il problema di Gm con l’Europa è legato al fatto che Opel non fa utili da anni: per questo a ha ritenuto la vendita come soluzione migliore per valorizzarla. L’operazione quindi farà bene a Peugeot che potrà fare efficienze e a Gm che ha venduto e potrà quindi valutare successivamente se rientrare in Europa con un partner più solido che fa utili». Improbabile, secondo l'esperto, che già entro il 2017 l'ipotesi possa acquisire concretezza. Secondo un altro broker invece poco cambia sull'asse Fca-Gm: «Mary Barra, ceo di Gm, è sempre rimasta molto chiusa verso questa ipotesi con Marchionne per cui non vedo aprirsi nuovi spiragli, ma mai dire mai visto che il comparto auto tende spesso a fuggire dalle logiche economiche».

Al di là dell'effetto sull'M&A, le case di investimento attendono i dettagli sulle strategie di Peugeot per capire che impatto avrà l'acquisizione di Opel sul settore auto: occhi puntati innanzi tutto su razionalizzazione degli impianti. «Se l’operazione Peugeot-Opel portasse a una distruzione di capacità produttiva in Europa - aggiunge lo stesso operatore - questo farebbe aumentare i margini del settore come avvenuto negli Stati Uniti dal 2008 e sarebbe positivo: chiusura di impianti è però un tema molto politico ed è difficile immaginare nel breve misure in questa direzione». Sulla stessa lunghezza d'onda un altro analista: «Le sinergie annunciate per 1,7 miliardi di euro da Peugeot non sono poche ma pensare a una forte riduzione degli impianti è improbabile soprattutto in un momento in cui il settore auto europeo è ben intonato. L’alleanza Peugeot-Opel è strana: crea due player meno globali e più regionali (Psa e Gm). Dal punto di vista di Peugeot lo è ancora di più perché si espone ulteriormente sull’Europa con rischi elevati in caso di inversione del ciclo».

Poste balza su ipotesi rinvio collocamento o super cedola

In controtendenza Poste Italiane, sull’ipotesi che il Governo prenda tempo per collocare il 30% del capitale della società, previsto per questa primavera, o valuti addirittura di non piazzare la quota sul mercato, ma di venderla a Cassa Depositi e Prestiti, che già detiene il 30% circa del gruppo. Prima dell’eventuale mossa, però, Poste potrebbe distribuire una cedola straordinaria per un totale da circa un miliardo di euro, senza che ciò metta a rischio la solidità, il rating o l’eventuale capacità della società di distribuire dividendi in futuro. Cdp, grazie a dividendi ordinari ed extra-cedole che incasserebbe proprio da Poste, potrebbe finanziare metà dell’operazione di acquisto del 30% del capitale. In serata, parlando in audizione alla commissione Industria del Senato, l'amministratore delegato di Poste, Francesco Caio ha commentato: «Le decisioni sull'evoluzione della struttura del capitale non sono in capo al management ma in capo all'azionista-Stato, che quindi valuterà, sta valutando, come e quando e quali sono le modalità per ulteriori eventuali evoluzioni della compagine azionaria di Poste».

Brembo frena dopo i conti 2016

Brembo è partita bene, ma poi ha cambiato la direzione di marcia a Piazza Affari dopo la diffusione dei conti del 2016, archiviati con un fatturato in crescita del 9,9% a 2,279 miliardi, un Ebitda di 443,7 milioni (+23,3%) e un utile netto di 240,6 milioni (+30,8%). A fronte di investimenti netti per 260,7 milioni e di un debito netto di 195,7 milioni, il consiglio ha proposto la distribuzione di un dividendo ordinario di 1 euro per azione. Gli analisti, tuttavia, sono divisi sul giudizio tra chi fa notare le indicazioni "conservative" sul 2017 fornite dai manager del gruppo bergamasco di impianti frenanti e chi invece resta ottimista sulla capacità della dirigenza di superare gli obiettivi. Se gli esperti di Icpbi consigliano di vendere le azioni, quelli di Equita raccomandano di comprare i titoli, per i quali hanno ritoccato al rialzo il prezzo obiettivo del 18% a 72 euro.

Tengono utility e lusso, in Europa solo Madrid positiva

I mercati quindi si sono presi una pausa a inizio settimana iniziando a guardare ai passaggi cruciali del mese di marzo (tassi Fed e elezioni Paesi Bassi il 15, attivazione dell'articolo 50 dei Trattati Ue da parte del Regno Unito per la procedura d'uscita entro fine mese) e sui governativi gli acquisti si sono concentrati sul bund (0,35% il rendimento del decennale) mentre Paesi Bassi, Francia e Paesi periferici sono stati venduti. Sull'azionario le società del settore minerario e le banche sono state le più penalizzate mentre, sia a Milano sia nel resto d'Europa, utility e lusso hanno recuperato qualche posizione: sul Ftse Mib, Ferragamo (+0,79%) e Moncler (+0,78%) tra i pochissimi a rimanere a galla insieme a Italgas (+0,7%) e A2a (+0,3%). Sulla parità Enel, Terna e Snam.

A Londra ancora giù Wpp. Tonfo Credit Suisse a Zurigo
Fuori dal Ftse Mib, record storico per Technogym (+1,9% a 5 euro) prima della pubblicazione dei conti 2016 e per Banca Ifis (a 30,6 euro per azione), brillante Saes Getters (ai massimi da settembre 2008 in area 14,5 euro). Exploit per Pininfarina (+24%) e per Tas(+28%) nel giorno dell'assegnazione ai soci delle nuove azioni emesse relative all'aumento di capitale assegnato a titolo gratuito per complessivi 10 milioni di euro.

Nel resto d'Europa contrazione intorno a mezzo percentuale per Francoforte e Parigi mentre Londra ha terminato le contrattazioni con il Ftse100 in discesa dello 0,33% penalizzata soprattutto dal settore minerario e dai bancari mentre è stata un'altra seduta di flessione per Wpp (-2,2%) che venerdì aveva fornito indicazioni deludenti sul 2017 dopo la presentazione dei conti dell'esercizio scorso. Tonfo per Credit Suisse a Zurigo.

Euro balla attorno a quota 1,06. Vendite sul decennale Italia

In altalena intorno a quota 1,06 l'euro/dollaro dopo la conferma della volontà della Federal Reserve di procedere a un rialzo dei tassi Usa già nella riunione di metà marzo del comitato di politica monetaria: sul finale il cambio si attesta a 1,058 dollari per un euro (1,06 venerdì sera). Debole il petrolio: Wti in calo dello 0,3% a 53,18 dollari al barile. Prima seduta di settimana in rialzo per lo spread tra BTp e Bund. Il differenziale di rendimento tra il decennale benchmark italiano (Isin IT0005210650) e il pari scadenza tedesco ha chiuso gli scambi a 181 punti base, dai 176 di venerdì scorso. Il rendimento dei decennali italiani è salito al 2,15% dal 2,12% del riferimento.

(Il Sole 24 Ore Radiocor Plus)

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