la giornata dei mercati

Europa debole senza il faro di Wall Street, a Milano tonfo di St

di C. Di Cristofaro e S. Arcudi

5' di lettura

Seduta interlocutoria e con volumi di scambio deboli per le Borse europee, a cui è mancato il riferimento di Wall Street, oggi chiusa per la festa nazionale dell'Independence Day. Milano ha terminato sui minimi di giornata, ma con cali comunque contenuti (-0,36%), così come Parigi +0,07%, Francoforte -0,26% e Londra, in discesa dello 0,2% circa. Ha fatto eccezione Madrid (+1,04%), sostenuta dalle banche. Lo spread ha chiuso poco mosso a 235 punti, dopo l'apertura in aumento a 238. Gli investitori sono rimasti alla finestra, in attesa di notizie dal fronte commerciale: il 6 luglio entrano i vigore i dazi incrociati tra Stati Uniti e Cina per 34 miliardi di dollari e restano da capire le successive potenziali ripercussioni. In Europa male i tecnologici, che hanno risentito dello scivolone del Nasdaq di ieri, innescato dal calo del 5,5% di Micron Technology: le vendite di alcuni prodotti del gruppo americano in Cina sono state fermate temporaneamente per la presunta violazione di brevetti. Una mossa, quella del tribunale cinese, che gli analisti vedono come una risposta «politica» indiretta alla introduzione dei dazi da parte degli Stati Uniti.

Giù St con i tech, recupera Mediaset
Il tema dei dazi, quindi continua a tenere banco anche se indirettamente. Sul listino milanese, pesante Stmicroelectronics dopo le notizie sullo stop alle vendite in Cina per Micron, in calo anche Infineon Technologies a Francoforte. A Piazza Affari, in recupero Mediaset dopo tre giorni di correzione, grazie al buon andamento dell'audience dei Mondiali. Gli analisti di Mediobanca Securities sottolineano che la Coppa del mondo sta registrando risultati di audience oltre le attese, il che condiziona positivamente la pubblicità. In fondo al listino principale di Piazza Affari la galassia Agnelli e i titoli del lusso, con Salvatore Ferragamo in discesa del -1,64% e Moncler a –3,62%, che ritraccia dopo i massimi dei giorni scorsi (il titolo ha guadagnato il 50% nel primo semestre). Sul fronte opposto sono andate bene Recordati (+1,43%), in recupero dopo lo scivolone seguito alla cessione al fondo Cvc, e A2a (+1,21%), dopo che l’amministratore delegato Valerio Camerano ha parlato di un possibile interesse per gli asset fotovoltaici della britannica Glennmont in Italia.

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Banche in ordine sparso, debole Fca
A Milano le banche, in assenza di notizie che facessero da catalizzatore, non si sono mosse in direzione univoca. Bene Mediobanca (+1,35%), Banca Generali (+0,55%), Intesa Sanpaolo (+0,5%) e Finecobank (+1,28%), in rialzo anche Ubi Banca(+0,39%) e attorno alla parità Bper (+0,11%), mentre sono calate Unicredit (-0,22%) e Banca Mediolanum (-0,34%). Fuori dal paniere principale ha spiccato Banca Carige (+2,35%), dopo che, secondo indiscrezioni di stampa, da un incontro tra la società e la Bce sarebbe emersa una spinta a valutare una fusione in tempi ragionevoli e a ripristinare una governance stabile, dopo le dimissione del presidente e di un consigliere. Ancora in ribasso Fiat Chrysler Automobiles (-0,76%), penalizzata dai dati deludenti sulle vendite di giugno, calate del 19,3%. Il calo di Fca mette il freno anche agli altri titoli della galassia Agnelli, con Exor e Cnh Industrial in ribasso rispettivamente del 2,05% e dell'1,97%.

Debutto in rally per Longino&Cardenal, flop Brunello Cucinelli
Fuori dal listino principale da segnalare l'ottima performance di Imvest (+18,33%), di Longino&Cardenal (+47,22%), che ha debuttato oggi sull'Aim, e di Trevi Finanziaria Industriale (+14,63%), che ha tratto vantaggio dalle indiscrezioni di stampa secondo cui entro fine mese arriverà un’offerta del fondo Bain Capital per un bond supersenior, contestualmente a un consistente stralcio del debito bancario del gruppo. Bene anche la Juventus Fc(+7,27%), ai massimi in quattro mesi sulle indiscrezioni su un possibile arrivo del bomber del Real Madrid Cristiano Ronaldo, per il quale il club starebbe valutando un'offerta da 30 milioni di euro l'anno per quattro anni, anche grazie al supporto di Fca, che potrebbe avere un ruolo di sponsor per il calciatore. Le peggiori in assoluto sono state Brunello Cucinelli (-13,9%), dopo il giudizio negativo di Beremberg, che ha abbassato la valutazione da «hold» a «buy» ed Energica Motor Company (-15,19%).

Bene Telecom, spinta ancora da accordo con fornitori rete
Nuova seduta positiva per Telecom Italia, che ha continuato a beneficiare dell'accordo strategico siglato con i principali fornitori di rete. Il titolo già alla vigilia aveva puntato verso l'alto arrivando a guadagnare più del 3%. A fare da traino è appunto l'intesa con i principali sei fornitori infrastrutturali (Sirti, Sielte, Ceit, Sittel, Valtellina e Site), che in questo business pesano per il 75% del totale. L'accordo, con durata tra tre e cinque anni a partire dal 2019, rientra nel progetto di ottimizzazione delle forniture previsto dal piano strategico DigiTim presentato a marzo e che dovrebbe generare efficienza per la programmazione e l'implementazione delle commesse per lo sviluppo della rete in fibra in Italia. Gli analisti di Mediobanca hanno confermato la valutazione «outperform»,con un obiettivo di prezzo di 1,2 euro per azione, circa il doppio dei livelli attuali, ricordando che «grazie all'accordo Tim ha confermato gli obiettivi sui risparmi 2018». L'effetto positivo pesa più del fatto che l'Agcom ha stabilito che entro il 31 dicembre Tim, Vodafone, WindTre e Fastweb dovranno restituire ai clienti i giorni erosi per effetto della questione della fatturazione a 28 giorni.

A Madrid bene le banche, in Europa prendono fiato le auto
In Europa i listini hanno chiuso sotto la parità, con l'eccezione di Madrid, sostenuta in particolare dalle banche. Sulla Borsa iberica Bankia ha segnato un +1,71%, Banco Bilbao un +1,93%, Banco de Sabadell un +1,44%, Caixabank un +2,27% e Banco Santander un più contenuto +0,68%. Ad andare male è stato soprattutto il comparto tecnologico (-1,35% l'indice di settore Euro Stoxx 600 Tecnologia), schiacciato dalla vicenda Micron Technologies. I più penalizzati sono stati i semiconduttori, con St in ribasso del 2,8% a Parigi (-2,98% a Milano) e Infineon Technologies in discesa dell'1,87% a Francoforte. Toni positivi invece per le telecomunicazioni (+1,89% il relativo indice di settore), con Cellnex Telecom (+1,41%) in luce a Madrid, Deutsche Telekom (+1,48%) a Francoforte e Orange (+2,22%) a Parigi. Recuperano terreno i titoli del comparto auto, che nei giorni scorsi erano stati messi sotto forte pressione dalla guerra di dazi e, in particolare, dalla minaccia di tariffe del 25% sulle importazioni di vetture europee negli Stati Uniti: in particolare oggi hanno preso fiato Renault (+1,33%) a Parigi e Volkswagen (+0,49%) e Bmw (+0,09%) a Francoforte.

Si indebolisce il dollaro, yuan in netto rialzo
Sul mercato valutario, dollaro in calo contro le principali valute e contro il comparto emergente, il che permette un leggero recupero dell'euro. Da segnalare anche oggi il recupero dello yuan, che - sottolineano gli analisti di Mps Capital Services - ha interrotto il lungo movimento di deprezzamento dopo aver superato ieri in prima mattina un tasso di cambio di 6,7. Sul rafforzamento pesano le dichiarazioni giunte dalla Banca centrale a garanzia della valuta cinese. Oltre alle parole della PBoC, secondo alcuni trader, sembra che ieri siano intervenute anche le banche cinesi direttamente sul mercato, vendendo dollari tramite swap per difendere la soglia psicologica dei 6,7 yuan al dollaro.

Petrolio ancora su livelli record
Resta a livelli elevati il prezzo del petrolio, nonostante qualche presa di beneficio sul Wti che ieri era salito fino a 75 dollari al barile, sui massimi dal 2014, grazie al calo delle scorte Usa private e ai timori di scarsità temporanea del greggio Usa da parte degli operatori. Ne è un esempio la forte backwardation (la situazione dove il prezzo cash è superiore ai prezzi futuri impliciti nei corrispondenti contratti futures) sul greggio Wti tra il primo e secondo contratto, circa 2,6 dollari, un livello che non si vedeva dal 2014. Sul fronte valutario l'euro è scambiato a 1,164 dollari, contro gli 1,166 dell'apertura e gli 1,1657 della chiusura di ieri. La moneta unica è scambiata a 128,693 yen, contro i 128,76 dell'apertura e i 128,64 della chiusura precedente, mentre il cambio dollaro/yen è a 110,53.

(Il Sole 24 Ore Radiocor)

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