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Europa e gas, la partita di Draghi nell’ultimo miglio del governo

Il premier suona la sveglia nel vertice di Praga sui mesi sprecati di discussioni e rinvii

di Carlo Marroni

Draghi: "Linea politica estera del nuovo Governo non dovrebbe cambiare"

2' di lettura

È l'ultimo tratto dell'ultimo miglio. Il governo di Mario Draghi tra due settimane, al massimo 20 giorni, uscirà di scena, almeno quella di palazzo Chigi. Ma prima di concludere il suo mandato, il premier deve rappresentare l'Italia nei consessi internazionali: il primo era il consiglio europeo informale di Praga, cui seguirà quello ordinario di Bruxelles del 20-21 ottobre. Ebbene, a Praga Draghi ha dato la zampata che aveva in serbo forse da tempo. «Stiamo discutendo di gas da sette mesi, abbiamo speso decine di miliardi dei contribuenti europei serviti a foraggiare la guerra di Mosca e non abbiamo ancora risolto nulla. Se non avessimo perso così tanto tempo ora non ci troveremmo nell'orlo della recessione». Dal summit del Castello escono queste parole pronunciate da Draghi ai suoi colleghi, e la critica va dritta sia alla Commissione Ue, presieduta da Ursula von der Leyen, sia ai premier ostili ad ogni soluzioni sul tema gas, Germania e Olanda in testa.

Il dossier-gas al centro delle iniziative da marzo. Il 20-21 la decisione

«Non lo abbiamo mai visto così duro», confessa un partecipante all'incontro. Draghi da inizio marzo batte e ribatte sulla necessità di mettere un tetto al prezzo del gas russo, cosa difficile certo, ma non impossibile. E comunque l'unica proposta concreta, cui si è unita anche la Francia. Serve volontà (e abilità) politica da parte di chi deve avere coraggio in momenti di emergenza, ma questa fino ad oggi non c'è stata. La Commissione per mesi si è detta contraria al price-cap, sostenuta (e influenzata, soprattutto) dalla Germania timorosa di perdere le forniture di Mosca. Complice anche un indecisionismo tedesco sconosciuto nell'era Merkel, la questione ha rimbalzato di summit in summit, fino all'impegno di giugno di presentare un piano entro settembre. Che non è arrivato. Solo una lettera della von der Leyen di impegni generici, diffusa alla vigilia dell'ultimo vertice. Con il prezzo che è schizzato a dieci volte quello di un anno e mezzo fa le cose sono precipitate, e ora si parla apertamente di recessione. Da qui la presa di posizione di Draghi, che non è certo un attacco alle istituzioni europee, al contrario, è la richiesta di una assunzione di responsabilità forte affinchè assolvano appieno al loro ruolo. Ora mancano meno di due settimane al consiglio di Bruxelles del 20-21, che dovrà per forza assumere decisioni.

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Gas (e guerra), la terza emergenza del Governo

Per il premier uscente la questione gas è stata effettivamente la terza grande emergenza affrontata dal suo esecutivo – parallelo alla guerra in Ucraina - dopo quella della vaccinazione della popolazione (e la gestione della pandemia con la coraggiosa riapertura delle attività, inizialmente criticata dalle regioni) e dell'attuazione del Pnrr, oggetto di critiche da parte di Giorgia Meloni, a cui è stata data ampia risposta. Era quindi possibile aspettarsi una alzata di toni per portare a casa un risultato da lasciare al futuro governo, ma soprattutto perchè è una questione che interessa tutto il Paese, cittadini e imprese.


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