arte, civiltà, storie

Europa e Giappone s’incontrano al Mudec di Milano

di Maria Luisa Colledani


default onloading pic

3' di lettura

Il 25 luglio 1585, arrivano a Milano quattro giovani giapponesi: sono i primi ambasciatori del Sol Levante in Europa. Sono cristiani, al seguito dei gesuiti, e sono in viaggio nel Vecchio continente da tre anni. Dalle righe di Urbano Monte, nel suo Compendio storico delle cose notabili di Milano, sono passati 434 anni, ma la meraviglia che il Giappone suscita ancora oggi è immutata.

Su questa onda che unisce gli estremi del mondo, in uno straniamento che diventa spesso passione travolgente, si concentrerà la prossima stagione del Mudec di Milano. E non solo perché il Giappone è ormai meta amatissima: poco più di 10 milioni di turisti nel 2013, quasi 29 milioni del 2017. Il programma autunnale del Museo delle culture, guidato da Anna Maria Montaldo, sarà all’insegna di “Oriente Mudec”, un percorso fatto di due grandi rassegne: “Quando il Giappone scoprì l’Italia. Storie di incontri (1585-1890)” e “Impressioni d’Oriente. Arte e collezionismo tra Europa e Giappone”. Il progetto, coordinato da esperti internazionali, dai conservatori del Mudec e della Gam di Milano, dal professor Flemming Friborg e dallo staff di 24 ORE Cultura-Gruppo 24 ORE, è un Grand tour, che dal 1° ottobre 2019 al 2 febbraio 2020, racconterà come il favoloso Cipango arriva in Europa e ne cambia gusto e percorsi artistici.

La sezione “Quando il Giappone scoprì l’Italia. Storie di incontri (1585-1890)”, curata da Corrado Molteni con un ampio gruppo di studiosi, si apre con l’arrivo dei quattro ambasciatori in Italia. Attraggono la curiosità di tutti, tanto che Venezia chiede a Tintoretto di rappresentarli e in mostra ci sarà il ritratto di uno dei quattro giovani, firmato probabilmente dal figlio Domenico Tintoretto. Questa ambasciata, dalle motivazioni religiose ed economiche, segna l’incontro fra Oriente e Occidente, nasce il desiderio di conoscere la geografia di un Paese lontano (molte le mappe esposte, con documenti d’epoca) e anche le tecniche artistiche, abbinate poi al gusto occidentale. Sembra un incontro già scritto, con reciproci scambi, ma tutto si ferma quando il Giappone sceglie l’isolamento (1639-1853). Poi, l’innamoramento fiorisce in modo definitivo con preziose collezioni, come quella del conte Giovanni Battista Lucini Passalacqua, di cui il Mudec proporrà 150 oggetti. Lacche, bronzi, tessuti, porcellane, armi da parata: i due mondi si mescolano e trovano nuove strade di cui si vedranno gli esiti artistici nella sezione “Impressioni d’Oriente. Arte e collezionismo tra Europa e Giappone”, curata da Flemming Friborg e Paola Zatti. Il giapponismo è una realtà in tutta Europa fra 1860 e 1900 e il collezionismo è ben più di una passione, come dimostrano i raffinati oggetti in prestito dal museo parigino Cernuschi.

Ma il profumo d’Oriente del progetto non si ferma all’arte. Negli spazi comuni del Mudec si respirerà Oriente. In collaborazione con LabSolue, il laboratorio di profumi che si trova nell’Hotel Magna Pars Suites, saranno proposte fragranze vicine alla cultura orientale per una immersione totale nei silenzi e nella contemplazione del bello.

Infine, accanto a tanto Oriente anche molto Occidente: dal 16 ottobre al 15 marzo 2020 Mudec Photo presenta “Elliott Erwitt. Family”, rassegna promossa dal Comune di Milano-Cultura e da 24 ORE Cultura-Gruppo 24 ORE. È stato lo stesso fotografo americano, alle soglie dei 91 anni, con Biba Giacchetti, a selezionare 60 scatti per raccontare come il concetto di famiglia sia cambiato nei suoi 70 anni di carriera e per coinvolgere tutti i visitatori, ognuno con la propria idea di famiglia. Nessuna esclusa.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...