l’offensiva in siria

Europa e Usa minacciano sanzioni alla Turchia ed embargo sulle armi

di R.Es.


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2' di lettura

Al terzo giorno dell’offensiva militare turca in territorio siriano contro i conbattenti curdi, le forze di Ankara sono penetrate fino a 8 km dal lato di Tal Abyd e 4 km da quello di Ras al Ayn, le due località di frontiera da cui era partita l’incursione: con almeno 100 mila persone in fuga (secondo le stime Onu) e un aumento del numero delle vittime (già almeno un centinaio), crescono non solo i timori di una vasta crisi umanitaria ma anche le critiche internazionali alla campagna militare lanciata dal presidente Erdogan e la prospettiva di sanzioni contro il regime di Ankara.

Mentre il Consiglio di Sicurezza appare diviso sul testo di una dichiarazione comune di condanna dell’iniziativa turca sollecitata dai membri europei, si moltiplicano le prese di posizione in Europa in direzione di una minaccia di sanzioni, che anche gli Usa sembrano far aleggiare più concretamente. La questione verrà discussa al vertice dei leader della Ue che si terrà giovedì prossimo a Bruxelles, preceduta da un dibattito tra i ministri degli esteri al loro meeting di lunedì in Lussemburgo.«La possibilità di imporre sanzioni alla Turchia è sul tavolo e l'Ue ne discuterà al Consiglio europeo di settimana prossima», ha anticipato il vice ministro francese per gli Affari europei, Amelie de Montchalin, secondo cui «non si può rimanere impotenti di fronte a una situazione scioccante per i civili, per le forze siriane per 5 anni al fianco della coalizione anti-Isis, ma soprattutto per la stabilità della regione».

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Unanime è il coro di proteste per il «ricatto» sui migranti espresso dal presidente turco, con la minaccia di dirottare verso l’Europa 3,6 milioni di rifugiati. «Non accetteremo mai che i rifugiati siano utilizzati come armi e usati per ricattarci», ha twittato il presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk, chiedendo ad Ankara di cessare l’incursione militare prima che provochi un’altra «catastrofe umanitaria». Sulla stessa linea il premier Giuseppe Conte: «Lo dirò chiaro e forte al vertice Ue della settimana prossima: l'Ue non può accettare il ricatto dell Turchia», la cui «iniziativa militare deve immediatamente cessare». «Credo che l'azione turca sia inaccettabile perché unilaterale. Sono contento che anche gli Usa chiedano alla Turchia di fermarsi. Per me l'Europa deve reagire con una sola voce e questa non può prevedere di continuare a elargire ulteriori risorse alla Turchia senza pretendere un comportamento corretto dal punto di vistaistituzionale», ha detto il ministro degli Esteri Luigi Di Maio.

Mentre vari Paesi - dall’Olanda alla Svezia - invocano un embargo sulla vendita di armi alla Turchia, dagli Stati Uniti un monito più chiaro è arrivato ieri dal segretario al Tesoro Steve Mnuchin: al Dipartimento, ha spiegato, è arrivata l’autorizzazione della Casa Bianca a varare «significative sanzioni». Che però, ha precisato, non scatteranno subito. Ad Ankara, intanto, è scattata un’offensiva interna nella repressione del dissenso: almeno 121 persone sono finite in carcere per i loro post critici sui social media sull’attacco in Siria, mentre quasi 500 sono finite sotto inchiesta con l’accusa di «propaganda terroristica».

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