SALE IN ZUCCA

Europa, le scuse di Ursula all’Italia, un segnale di apertura mai visto

La tedesca Ursula Von der Leyen, presidente della Commissione Ue, che consideravamo una tetragona teutonica, e invece ha dato prova di grande apertura

di Giancarlo Mazzuca

Coronavirus, von der Leyen: è giusto che Ue si scusi con Italia

2' di lettura

Mai come in queste settimane di coronovirus, l’Europa sembra diventata il nostro capro espiatorio: l’abbiamo criticata, a volte anche giustamente, in tutte le salse e con ogni mezzo. A leggere certi “j’accuse”, sembrava quasi che l’epicentro del contagio non fosse stato Wuhan, in Cina, ma Bruxelles. Un tiro incrociato che ha finito per disorientare un po’ tutti perché abbiamo addossato alla Ue anche colpe che non erano sue: non possiamo addebitare solo agli altri il fatto che l’Italia già prima della pandemia fosse messa un po’ male.

In tal senso, dovremmo anche noi recitare il “mea culpa” per il fatto che, spesso e volentieri, i nostri “partner” ci hanno trattato da Paese di serie B relegandoci, in un’Europa a due velocità, nel vagone di coda. Detto questo, c’è, però, un aspetto che dovrebbe essere doppiamente sottolineato: tra tanti attacchi e contrattacchi, nella storia comunitaria non era mai successo che i vertici europei si scusassero due volte di seguito con l’Italia.

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L’ha fatto la tedesca Ursula Von der Leyen, presidente della Commissione Ue, che consideravamo una tetragona teutonica e che invece ha dato prova di grande apertura, a differenza di quasi tutti i suoi predecessori al vertice europeo. Avete mai visto il lussemburghese Juncker chiedere scusa a Roma? O, parlando solo della Germania, vi ricordate un atteggiamento così flessibile nei nostri confronti della cancelliera di ferro, la Merkel, una vera “sturm und drang”, capace di rimproverarci anche con il sorrisetto sulle labbra?

Covid-19, Von der Leyen: pronti ad aiutare Italia con ogni mezzo

Non è stato proprio il caso della von der Leyen che - dopo i primi irrigidimenti di Germania ed Olanda – qualche settimana fa aveva subito dichiarato pubblicamente di essere molto vicina al Belpaese: si sentiva quasi un’italiana. Un “embrassons nous” che non è sembrato soltanto formale di fronte ad una emergenza- virus che, all’inizio, aveva colpito soprattutto l’Italia nel Vecchio Continente. Ma la presidente è andata anche oltre perché ha ora chiesto nuovamente venia a nome dell’Europa.

Nel discorso d’apertura della plenaria del Parlamento di Strasburgo, frau Ursula ha, infatti, ammesso, con manifesta soddisfazione del presidente David Sassoli, che molti “partner” erano stati assenti quando noi abbiamo avuto bisogno d’aiuto all’inizio della pandemia. È andata anche oltre perché ha aggiunto che non bastano le scuse agli Stati del Sud (Italia “in primis”) abbandonati al loro destino dai Paesi settentrionali dell’Unione.

Al di là degli strumenti finanziari – Mes o non Mes, coronabond o altro – che Bruxelles potrà mettere in campo, la disponibilità della “numero uno” Ue è, quindi, un segnale molto importante: è un precedente che ci fa ben sperare, nonostante tutto. Ed è anche un buon viatico per Gentiloni: adesso il commissario europeo all’Economia potrà concretamente agire.

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