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Europarlamento : coordinamento debole sulla pandemia, colpa del Trattato

Dalla circolazione delle persone al funzionamento dei trasporti alla fornitura di farmaci e attrezzature sanitarie.

di Antonio Pollio Salimbeni

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(ANSA)

2' di lettura

La pandemia ha messo in luce che la qualità e l’intensità del coordinamento delle misure anticrisi, dalla circolazione delle persone al funzionamento dei trasporti alla fornitura di farmaci e attrezzature sanitarie, sono rimaste sostanzialmente deboli.

Fa eccezione la centralizzazione della definizione e della firma dei contratti per l’acquisto dei potenziali vaccini, ora – a quanto pare - in dirittura d’arrivo (di autorizzazione). Il Parlamento Ue ha pubblicato un ‘paper’ nel quale viene fatto il punto della situazione sulla scorta di un recente seminario organizzato dalla commissione mercato interno e protezione consumatori.

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Si sottolinea che «mentre il Trattato sul funzionamento della Ue riconosce che l'Unione ha una competenza condivisa per intraprendere azioni relative al mercato interno, alla protezione dei consumatori o alla politica dei trasporti, nel settore della protezione e del miglioramento della salute umana, l'articolo 6 stabilisce che l'Unione ha solo la competenza per svolgere azioni volte a sostenere, coordinare o completare le azioni degli Stati membri». Niente di più.

Prima della pandemia non c’era «appetito» politico per modificare il Trattato nonostante l’esigenza sia da anni sollevata da più parti, basti pensare ai temi della ‘governance’ economica. Non è detto che ce ne sarà quando il Covid-19 sarà sotto controllo e l’economia in fase di stabile ripresa.

Con pandemia emersa nuova categoria lavoratori essenziali

Ci si chiede se la situazione eccezionale in cui si sono trovate alcune categorie di cittadini in particolare creerà inediti status permanenti. Per esempio è emersa una nuova categoria di lavoratori, quelli essenziali in «occupazioni critiche» come medici, operatori sanitari, persone coinvolte nella fornitura di alimenti, produzione e trasformazione di beni alimentari, lavoratori dei trasporti.

In questo quadro si pone il problema se regga ancora la distinzione tra cittadini Ue e cittadini di Paesi terzi: anche questi ultimi durante la crisi hanno fatto parte della categoria dei «critici»(per non parlare delle persone che lavorano presso le famiglie e non sono regolarizzate). Si tratta di un tema non secondario in relazione alla libera circolazione delle persone nella Ue.

E' aumentato il ricorso al centro Ue dei consumatori

Durante la pandemia è aumentato il ricorso al centro Ue dei consumatori che ha registrato un numero di chiamate doppie rispetto al 2019: il 51% delle richieste riguardava i diritti dei passeggeri aerei, il 20% l'alloggio, il 15% i viaggi tutto compreso. Il rischio frodi nel commercio on line è all’ordine del giorno; i negozi on line e i servizi di consegna non erano pronti per una domanda superiore al normale; scorte insufficienti per certi beni.

È possibile che asporto e consegna a domicilio si impongano come modello oltre la pandemia. E che prosegua l’ospitalità «senza contatto» ad alta tecnologia (alberghi, ristoranti): pagamenti senza contatti, accesso ai menu digitali, ascensori e porte di entrata senza contatti. Addirittura potrebbe ridursi il lavoro sommerso, pesantemente colpito dalla pandemia: la nuova situazione potrebbe accelerare ulteriormente l’automazione.

(Il Sole 24 Ore Radiocor)

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