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Europee, caso Carfagna: il post Berlusconi è già cominciato

di Barbara Fiammeri


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Scontro aperto dentro Forza Italia sulla successione a Silvio Berlusconi (nella foto Afp) e sulle candidature per le Europee

2' di lettura

Il post europee è gia cominciato. Almeno dentro Forza Italia. La candidatura a sorpresa di Mara Carfagna per la circoscrizione Sud è stata brutalmente bocciata dall’inner circle berlusconiano che ha accusato (con una dichiarazione anonima accreditata dall’Ansa) la deputata salernitana di aver tentato un vero e proprio “golpe” per “rottamare” anzitempo nientedimeno che lo stesso Cavaliere.

Probabile che la mossa della Carfagna non sia stata dettata solo da ragioni altruistiche e dalle sollecitazioni arrivate da alcuni parlamentari meridionali. Ma più che Berlusconi, nel mirino dell’ex ministra c’è il dopo Berlusconi. Ora che è ufficiale il no alla sua candidatura cerchiamo di capire quali sono state le ragioni dell’esclusione. I voti che Carfagna avrebbe potuto raccogliere al Sud si sarebbero tradotti in fiches da mettere sul piatto che aprirà la partita dentro Fi all’indomani del 26 maggio.

Il primo vero obiettivo era Antonio Tajani, attuale vicepresidente del partito e capolista per l’Italia centrale, unica eccezione alla ridiscesa in campo di Berlusconi che guida tutte le altre circoscrizioni. Ebbene cosa sarebbe accaduto se Carfagna avesse ottenuto più preferenze dagli elettori del presidente uscente del Parlamento europeo e attuale numero due del partito? «E se ne prendesse più di Berlusconi?» hanno detto i suoi avversari per frenarne la candidatura. A nulla è valsa la difesa di chi ricorda che si vota con il principio dell’alternanza di genere e dunque Berlusconi e Carfagna si sarebbero trascinati l’uno con l’altra, mentre sono i candidati maschili a portare via voti al Cavaliere (non si possono votare candidati dello stesso sesso).

Ma in ogni caso la resa dei conti dentro Forza Italia è già cominciata. Berlusconi confida nel superamento del 10%. Sarebbe un arretramento significativo (la volta scorsa gli azzurri erano al 16,8%) ma rappresenterebbe la prova dell’esistenza in vita. Tradotto: la conferma che la “conventio ad excludendum” di Salvini (e Meloni) verso il Cavaliere è fallita.

Il punto è che anche se dovesse raggiungere l’obiettivo, il futuro è segnato. Perché al di là del contesto politico attuale, a remare contro Berlusconi è il tempo, i suoi 82 anni (lunedì sembra ci sia stato un altro breve ricovero al San Raffaele) e la consapevolezza che per Fi il dopo Berlusconi non esiste. O meglio: è un ossimoro.

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