lettera al risparmiatore

Eurotech, la svolta è il nano-pc al servizio dell’Internet delle cose

di Vittorio Carlini

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5' di lettura

Eurotech è una piccola capitalizzazione quotata allo Star. Una multinazionale tascabile, attiva nelle alte tecnologie, che nel 2018 è stata “scoperta” dal mercato. Il titolo del gruppo, che essendo sottile richiede cautela da parte del risparmiatore, a inizio anno valeva 1,35 euro. Ora, dopo il massimo di 4,35 euro dell’11 luglio, viaggia a circa 3,6 euro. Il tutto mentre il Ftse Italia Star, nello stesso periodo, cede oltre il 12%. Al di là delle percentuali, quali le cause di una simile dinamica? La risposta principale è che la società, di cui la “Lettera al risparmiatore” ha incontrato i vertici, dopo molti investimenti inizia a raccogliere a livello economico-contabile i frutti dei suoi sforzi.

Innovazione tecnologica
Ma andiamo con ordine. Il risparmiatore è dapprima interessato a comprendere quali siano le tecnologie su cui Eurotech punta per la crescita. Un focus è sul cosiddetto edge computer. Riguardo a questo fronte va ricordato che la rivoluzione digitale ha indotto molte aziende ad esternalizzare funzioni e dati nella cosiddetta “nuvola informatica” (il “cloud computing”). Sennonché la sempre maggiore informatizzazione dei processi, in particolare con l’Internet delle cose, ha richiesto la presenza di mini calcolatori molto potenti non più al centro della “nuvola informatica” bensì vicino alla fonte dell’informazione elaborata dal computer stesso (ad esempio il sensore in un macchinario di una fabbrica). Ecco: questi nano-pc sono i cosiddetti edge computer. Ciò detto Eurotech, sfruttando la sua competenza nei calcolatori miniaturizzati, ha lanciato sul mercato i suoi mini-pc di “frontiera”. Altro driver della crescita, oltre ai data center miniaturizzati, è poi costituito dalla piattaforma Everyware Cloud. Si tratta di un software open source che da un lato, realizzando la prima scrematura dei big data presenti in rete, consente di sviluppare le applicazioni necessarie alle singole imprese; e che, dall’altro, sta diventando uno standard per il settore. A fronte di un simile contesto ben può comprendersi il perchè della crescita degli ordini. Una dinamica che, per l’appunto, è diventata visibile nelle voci di conto economico.

Il gruppo Eurotech in numeri

Il gruppo Eurotech  in numeri

Così i primi nove mesi del 2018 sono stati contraddistinti da ricavi e redditività in rialzo. In particolare l’utile netto si è assestato a 3,377 milioni rispetto alla perdita di 7,15 milioni di un anno prima. E la prospettiva, indicata da Eurotech, è di chiudere l’intero esercizio in nero. Ciò detto sorge tuttavia un dubbio rispetto alla strategia del gruppo. La società, dal punto di vista del giro d’affari (60,1 milioni nel 2017), è di piccole dimensioni. Ciononostante opera in settori dove la concorrenza è costituita dai colossi dell’hi-tech. Una situazione che rappresenta un rischio per lo sviluppo del business. Eurotech non condivide il timore. Dapprima ricorda di essere attiva in nicchie tecnologiche che, richiedendo soluzioni ad hoc, non sono così “appealing” per i big dell’hi-tech. Inoltre, aggiunge sempre Eurotech, il comparto di riferimento è previsto nel 2020 raggiungere il valore di circa 1.000 miliardi di dollari. In un simile scenario, dice la società, anche se la grande impresa si appropria della più larga parte del settore, il mercato di sbocco che le resta è circa 10 volte maggiore dell’attuale. Di conseguenza, conclude Eurotech, esiste lo spazio per continuare a crescere.

I ricavi esteri
Già, crescere. A ben vedere lo sviluppo del business passa soprattutto dall’estero. Oltre il 90% del suo fatturato, infatti, è realizzato oltreconfine.

L’articolazione internazionale è confermata dalla stessa divisione dei ricavi per zone geografiche: l’incidenza dell’Unione Europea è del 20% e quella degli Stati Uniti è al 43%; il Giappone, invece, genera il 33% del fatturato mentre le altre aree valgono il 4%. Rispetto a dodici mesi prima si nota l’incremento del peso dell’Europa e dell’America. Un andamento che prosegue nel medio periodo? Eurotech risponde che, anche a fronte del rallentamento scontato nel passato, il Vecchio continente è previsto in accelerazione. Più consolidato, invece, il Giappone. Ciò detto però, sottolinea sempre la società, gli Stati Uniti sono l’area dove si stimano i tassi di crescita maggiori. Negli Usa il gruppo punta soprattutto sulla vendita di computer a basso consumo di energia utilizzati in settori commerciali/industriali slegati dalla produzione in grandi impianti (ad esempio nano pc per trattori o per sistemi di voto elettronico). Nel Giappone, al contrario, il focus e sulle tecnologie al servizio delle fabbriche. Tra le altre: quelle dei semiconduttori o dell’automotive. In Europa, infine, i key driver sono il cosiddetto trasporto intelligente (dalle metropolitane alle ferrovie) e l’Internet delle cose.

Tutto rose e fiori, quindi? La realtà è più complessa. L’Europa è un’area la cui economia è prevista in rallentamento. Il che può indurre il calo della domanda di soluzioni informatiche da parte dell’industria, e quindi, impattare l’attività di società quali Eurotech. Il gruppo rigetta la considerazione. Al contrario, viene spiegato, l’eventuale debolezza congiunturale induce le imprese a trasformare le Opex in Capex e a cercare maggiori efficienze. Un contesto in cui nuovi prodotti tecnologici come quelli di Eurotech, dice la stessa società, sarebbero oggetto di un incremento di richiesta. Al di là di ciò può ulteriormente obiettarsi che il “rischio Italia”, unito al non così alto interesse dell’attuale Esecutivo per l’Industria 4.0, è un fattore non da sottovalutare. Potrà essere, afferma Eurotech. E però, ricorda l’azienda, la sua esposizione al mercato domestico è inferiore al 10% del fatturato. Cioè: da un lato è poco rilevante; e dall’altro il suo ipotetico calo sarebbe più che compensato dal rialzo delle altre aree in cui il gruppo è attivo.

Ma non si tratta solo di una questione geografica. È rilevante anche sapere quali settori offrono maggiori spunti per la crescita. Orbene, attualmente il giro d’affari del gruppo è così diviso: circa il 50% è appannaggio del comparto industriale; il resto è da ricondursi per circa il 30% ai trasporti intelligenti e il 20% al medicale, l’energia e la difesa. Ciascun settore è considerato importante. Eurotech però prevede che la spinta maggiore dovrebbe arrivare dall’industria (grazie alla digitalizzazione) e dai trasporti intelligenti (ad esempio con l’automazione della guida delle vetture) La società, ovviamente, deve assecondare le dinamiche descritte e, in tal senso, è importante lo sforzo nella ricerca. Qui il modello è in linea di massima di condividere gli investimenti con i committenti degli ordini. In generale, comunque, la spesa media annua in R&D di Eurotech è intorno al 15% del fatturato (di cui un terzo capitalizzata).

Il net working capital
Infine il capitale circolante netto. La società, che sfrutta un business model in cui la maggioranza della sua produzione è delegata a terzisti, ha l’obiettivo di tenere sotto controllo il “Net working capital” (oltre ovviamente ai costi operativi). Ebbene: su questo fronte la voce contabile al 30 settembre scorso si è assestata a 16,758 milioni: in calo dal dato di fine 2017 ma in rialzo rispetto a quello del 30/9/2017. La dinamica non desta preoccupazioni: l’incremento del Capitale circolante netto (+15,15%) è infatti inferiore a quello del fatturato (+49,1%). Un po’ diverso il discorso con riferimento al rialzo delle rimanenze. Il trend potrebbe essere l’indizio di una non così efficiente gestione del magazzino. Eurotech rigetta la considerazione. La dinamica, oltre alla crescita del business, è dovuta ad un evento contingente: il ritardo globale nelle consegne dei componenti elettronici. Un evento i cui effetti, nella prima metà del 2019, dovrebbero essere rientrati. Di conseguenza l’azienda non vede alcun particolare problema. A fronte di ciò quali le prospettive future? Il gruppo indica che il livello di ordini, oltre che consentire di avere un quarto trimestre in linea con quello del 2017, è superiore del 30% rispetto allo scorso anno. In particolare per le consegne sul 2019.

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