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Eurotlx, stop alle contrattazioni sui bond venezuelani

di Andrea Gennai


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2' di lettura

Da alcuni giorni non si possono più scambiare su EuroTlx i bond venezuelani in dollari Usa. Si tratta di 15 emissioni con pezzature accessibili anche ai risparmiatori retail. L’ultimo giorno di contrattazione per i 12 bond sovrani è stato il 4 febbraio mentre per i tre titoli Pdvsa, la società petrolifera di Stato, lo stop è arrivato il 31 gennaio. I bond, seppure in default per il mancato pagamento delle cedole dal 2017, avevano registrato violenti rialzi nella parte finale di gennaio in seguito agli sviluppi politici a Caracas con l’irrompere sulla scena politica di Juan Guaidò, che si è autoproclamato presidente in contrapposizione a Nicolas Maduro.

I motivi dello stop

La decisione di EuroTlx, che è uno dei più importanti sistemi multilaterali di negoziazione in Italia, è stata adottata con provvedimenti del 31 gennaio e 4 febbraio, in conformità all’articolo 8.16 del proprio regolamento (per assicurare il buon funzionamento dei processi finalizzati al regolamento delle operazioni). La decisione fa seguito ai provvedimenti dell’ Ofac (Office of foreign assets control) adottati dall’ autorità Usa il 28 gennaio e 1 febbraio in relazione a titoli emessi da società o enti venezuelani e ai conseguenti provvedimenti adottati dalle infrastrutture di post trading interessate. In sostanza, si tratta di un effetto indiretto delle nuove sanzioni Usa imposte al Venezula. Nel complesso mondo delle infastrutture finanziarie del post trading la decisione degli Stati Uniti ha ricadute a cascata anche sui sistemi di negoziazione in Italia e non solo. Difficile ipotizzare quanto questo divieto possa durare. Al momento non ci sono indicazioni precise ma è evidente che molto dipenderà dall’evoluzione politica delle vicende a Caracas.

Gli sviluppi dei titoli

I titoli venezuelani non pagano cedole dal 2017 e sono scivolati da tempo nello stato di “selective default” secondo l’agenzia S&P Global Ratings. Nonostante questo i bond continuano a esser quotati ma i prezzi sono precipitati ( in media a 30), come spesso accade agli emittenti che non riescono a far fronte agli impegni. Dopo l’ingresso sulla scena politica di Guaidò i titoli hanno registrato un forte rally, a volte con progressi anche del 50% in poche sedute. La scommessa è chiara: l’affermazione del nuovo leader potrebbe accelerare un processo di ristrutturazione del debito e la speculazione ha fiutato i possibili vantaggi. Ancora la vicenda appare in alto mare e bisognerà attendere per capire i possibili sviluppi. Intanto per i possessori è fondamentale arrivare allo sblocco delle contrattazioni.

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