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Eurovision Song Contest «politico»: vince l’Ucraina. E il cantante si arruola

Tutto come da copione per Kalush Orchestra che, sul palco, invia un messaggio a Mariupol. E dopo la vittoria parte per arruolarsi. Blanco e Mahmood sesti

di Francesco Prisco

Aggiornato il 15 maggio 2022, ore 19:28

Eurovision 2022, nel video degli ucraini Kalush Orchestra il racconto della guerra

6' di lettura

L’Eurovision Song Contest è politica. E quello del 2022 , di scena al Pala Olimpico di Torino, non poteva finire diversamente: vince l’Ucraina della Kalush Orchestra con l’urban slavo di Stefania. Seconda la Gran Bretagna glam di Sam Ryder (Space man), terza la Spagna latin-tamarra di Chanel (SloMo). L’Italia, per quello che può contare, deve accontentarsi del sesto posto di Blanco e Mahmood con Brividi, nonché degli innumerevoli complimenti per la trasmissione ricevuti a destra e manca. Tutto portava in direzione della vittoria ucraina: al di là dei pronostici dei bookmaker, sono arrivati pure il video-messaggio di Volodymyr Zelensky che invitava al voto, le voci sul rischio di attacchi hacker russi per sabotare l’impresa, gli endorsement degli altri concorrenti sul palco. Tuttavia è stato determinante il televoto, dal momento che le giurie dei Paesi partecipanti avevano messo sul podio Gran Bretagna, Svezia e Spagna.

Nuovo boom di ascolti su Rai 1

Grande successo di ascolti, comunque, per la diretta finale, seguita su Rai 1 da 6 milioni 590 mila telespettatori, pari al 41,9% di share. Completamente sbaragliata la concorrenza. Si festeggia, in casa Rai. Il presidente Marinella Soldi si dice «orgogliosa di uno show grandioso», l’ad Carlo Fuortes parta di «conferma della statura internazionale» della Tv di Stato. Il direttore generale di Rai 1 Stefano Coletta si mette a disposizione per l’edizione dell’anno porossimo che, nelle intenzioni del Paese vincitore, dovrebbe tenersi simbolicamente a Mariupol: «Se dovesse scattare una chiamata collettiva per l’edizione in Ucraina, Rai metterà a disposizione il proprio know how e la grande esperienza che ha dimostrato in questa edizione».

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Kalush Orchestra (ReutersI

La classifica finale

Questa la classifica finale: dietro Ucraina (631 punti), Gran Bretagna (466) e Spagna (459) ci sono la Svezia con 438 punti, poi Serbia 312 punti, Italia 268 punti, Moldavia 253 punti, Grecia 215 punti, Portogallo 207 punti, Norvegia 182 punti, Olanda 171 punti, Polonia 151 punti, Estonia 141 punti, Lituania 128 punti, Australia 125 punti, Azerbaigian 106 punti, Svizzera 78 punti, Romania 65 punti, Belgio 64 punti, Armenia 61 punti, Finlandia 38 punti, Repubblica Ceca 38 punti, Islanda 20 punti, Francia 17 punti e la Germania con appena 6 punti.

Cattelan, Pausini e Mika (Reuters)

Quanta politica su e giù dal palco

Quanta politica abbiamo visto, su e giù dal palco dell’Eurovision Song Contest di Torino. Il messaggio di Zelensky, dicevamo: «A breve nella finale dell’Eurovision, il continente e il mondo intero ascolteranno le parole della nostra lingua. E credo che, alla fine, questa parola sarà “Vittoria”! Europa, vota la Kalush Orchestra», ha detto a poche ore dalla manifestazione. L’intelligence italiana si è messa in stato di allerta per sventare attacchi hacker della rete russa Killnet che puntavano a impedire la vittoria della Kalush Orchestra. La serata, d’altra parte, si era aperta con Give peace a chance di John Lennon e Yoko Ono eseguita dai ragazzi di Rockin’ 1000. E quando è toccato alla Kalush Orchestra di esibirsi, li abbiamo sentiti inviare un messaggio speciale a Mariupol e all’acciaieria di Azovstal, rischiando la squalifica. È la terza vittoria dell’Ucraina, nella storia dell’Eurovision Song Contest. I precedenti nel 2005 (un anno dopo piazza Maidan) e nel 2016 (due anni dopo l’invasione russa della Crimea, con una canzone che parlava della deportazione dei tatari dalla Crimea, in era stalinista).

Oleh Psiuk saluta la fidanzata e parte per arruolarsi (Ap)

E il cantante della Kalush Orchestra parte per il fronte

L’ultima che riguarda Oleh Psjuk, il frontman della Kalush Orchestra, parla da sola: ha salutato la sua ragazza per unirsi alla prima linea nella guerra in corso in Ucraina contro la Russia. Psiuk è stato fotografato mentre - dopo avere caricato i suoi effetti personali su un taxi. Abbracciava la sua ragazza Oleksandra fuori dal suo hotel a Torino, in Italia, prima di partire per difendere l’Ucraina con indosso il suo caratteristico cappello rosa e uno zaino.

Chanel, in gara per la Spagna (Ap)

Quanto è lunga la litania delle dichiarazioni di voto

Per quanto riguarda lo show, così come è stato bello vedere due semifinali senza fronzoli, due ore di show dal ritmo serrato, allo stesso modo è apparsa intollerabile la litania di quasi un’ora con le dichiarazioni di voto di tutte le delgazioni che hanno allungato a quattro ore la durata complessiva della trasmissione, mettendo a dura prova anche Laura Pausini che si è assentata un attimo per un improvviso calo di pressione. Già c’erano 25 artisti da far cantare, a partire dall’elettropop antemico dei cechi We Are Domi (Lights off). Si è andati avanti con il tormentone latin pop la Llamame di Wrs della Romania che ci ricordava le proprie radici neolatine. La portoghese Maro ha scommesso sul pop sofisticato di Saudade, saudade. Poi è arrivata la Finlandia dei The Rasmus, vecchia conoscenza rocchettara alle prese con la power ballad zuccherosa Jezebel, mentre la Svizzera americaneggiava inseguendo un’idea di America retrò: quella di Marius Bear (Boys do cry). Prima tra le big five a esibirsi è stata la Francia, rappresentata da Alvan & Ahez con Fullen, una tamarrata techno etno-spagnoleggiante. I norvegesi Subwoolfer (Give that wolf a banana) hanno riattualizzato il vecchio principio in base al quale basta mettersi una maschera per stare simpatici a tutti. Premio simpatia.

Mahmood & Blanco

Mahmood e Blanco (non in giornata)

Passa via leggero il folk educato dell’armena Rosa Linn (Snap) e arriva per il pubblico del Pala Olimpico il momento della verità: l’esibizione di Blanco e Mahmood, introdotta da un divertente siparietto tra Cattelan, Mika e Pausini sulle proverbiali gesticolazioni degli italiani. Siccome era il momento della verità, tocca dire che Blanco in particolare è apparto un po’ calante. Subito è arrivato il momento di un’altra delle Big five, la Spagna, con gli ammiccamenti sexy di Chanel, cantante ma soprattutto twerkatrice del reggeton di SloMo. Un po’ figlia di Adele, un po’ di Florence + Machine è l’olandese S10 (De Diepte).

Konstrakta, in concorso per la Serbia (Ap)

Quanti endorsement per l’Ucraina

La Germania si è affidata a Malik Harris e alla sua Rock Stars, pop song easy listening costruita molto bene, con immancabile inciso rap. Molto severo l’ultimo posto in classifica. A nulla è valsa l’operazione simpatia della scritta «Peace» sui colori della bandiera ucraina impressa sulla chitarra. La Lituania continua a guardare in direzione della Mittleuropa anni Venti con il caschetto alla Louise Brooks di Monika Liu (Sentimentai). L’Azerbaigian dispensava il pop patetismo di Nadir Rustamli (Fade to black). Il Belgio ha i numeri di Jérémie Makiese che se la cava egregiamente con l’Rnb di Miss You ma non va oltre il 19esimo posto. Eterea Amanda Georgiadi Tenfjord, greca ma non troppo (è naturalizzata norvegese) che gorgheggiava Die together. È una Islanda neo-country quella delle Systur, alle prese con l’eterea Með Hækkandi Sól. Anche loro con bandiera ucraina sugli strumenti e messaggio: «Peace fot Ukraine». Si conferma divertente l’esperimento patchanka della Moldavia rappresentata da violini, chitarre elettriche e citazioni dei Ramones di Zdob Si Zdub & Fratii Advahov (Trenuletul). Giusto un passo dietro l’Italia, in classifica generale. Patinatissima Cornelia Jakobs, proposta svedese che sfoggia la ballata pop Hold me closer.

Sam Ryder (Ansa)

Sam Ryder a tutto glam

Maschere e virtuosismi per l’australiano Sheldon Riley di I’m not the same. L’esibizione della Gran Bretagna è introdotta dalla Pausini che esegue a capella Nel blu dipinto di blu, accompagnata dal pubblico del Pala Olimpico. Tall’idea che hanno degli italiani del mondo: pizza-pizza-marescia’. Un po’ come se gli inglesi tirassero fuori Yesterday ogni tre per due. Gli inglesi invece tirano fuori il falsetto di Sam Ryder che si cimenta con Spaceman e con i fantasmi del glam, Elton John e Freddie Mercury. Se questa è la serie B di oltre Manica, capisci quanto qui in Italia siamo lontani dalla A, artisticamente parlando. Måneskin o non Måneskin. Il polacco Ochman la butta sempre in dramma (Rivers). Salutista la serba Konstrakta che si igienizza le mani in habitat clericale sull’elettro-pop inquietante di In corpore sano. Vale il quinto posto. Quello che ci vuole dopo due anni di pandemia. Ultimo a esibirsi l’estone Stefan che pratica cultural appropriation country western con Hope, non esattamente un brano memorabile.

I Maneskin sul palco di Eurovision (Reuters)

Måneskin con Damiano «infortunato»

Poi ci sono gli ospiti che, inevitabilmente, non possono non avere a che fare con le affermazioni italiche nella storia di Eurovision. I Måneskin, quelli veri (non le comparse che si sono esibite alle prove beccandosi, poverini, i fischi del pubblico sugli spalti che probabilmente non era stato avvertito), appaiono subito dopo l’esecuzione delle 25 canzoni in gara. Damiano David zoppica a causa di una storta: quello il motivo della defezione alle prove. Propongono il nuovo singolo Supermodel, nato pescando un po’ da Smells like teen spirits dei Nirvana e un po’ da Self esteem degli Offspring (oggi, nel settore, le chiamano reference), ricordano i bei tempi andati con Alessandro Cattelan, poi accennano If I can dream, attinta dal sacro corpus di Elvis Presley: la loro versione del brano è stata inclusa nella colonna sonora del film Elvis, biopic del The King firmato da Bar Luhrmann, mica cotiche. E Gigliola Cinquetti, prima vincitrice tricolore, torna a eseguire Non ho l’età. Nel 1964 era l’inno nazionale delle ragazze casa e chiesa, adesso lei è un po’ Virna Lisi in Sapore di mare. La serata si era aperta con la conduttrice Laura Pausini alle prese con un medley di versioni internazionali dei suoi brani, tra cui spiccavano Benvenido, Je chante e La solitudine in inglese, per arrivare a Scatola. C’è stato pure spazio per un tributo a Mika che sbandiera su Love love me, poi virtuoseggia su Grace Kelly, gioca con Yoyo e intimizza Happy ending. Proprio quello che il mondo vorrebbe, dopo quasi tre mesi di guerra.

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