Eurovita sarà divisa in cinque. Allo studio una soluzione ponte
Il blocco dei riscatti scade il 30 giugno, manca appena un mese e mezzo al termine. L'obiettivo è arrivare alla firma di un contratto vincolante entro la scadenza
di Laura Galvagni
3' di lettura
L’intesa di massima c’è, lo spezzatino di Eurovita è la strada che verrà percorsa per mettere al sicuro le polizze sottoscritte dai risparmiatori. Ora però si pone un tema di tempi, stretti, troppo stretti per poter dar vita a un break up così complesso com’è la spartizione tra i cinque big assicurativi (Intesa Vita, Generali, Poste, Unipol e Allianz) di un pacchetto di premi da oltre 1 miliardo di euro.
Farli confluire sotto insegne diverse, anche per banali questioni di pratiche amministrative, potrebbe richiedere una tempistica non allineata con le esigenze dell’attuale tabella di marcia. Il 30 giugno infatti termina il blocco dei riscatti imposto dall’Ivass. Soluzione adottata dall’Autorità per evitare una fuoriuscita incontrollata dei capitali che avrebbe potuto mettere a repentaglio l’azienda e soprattutto il destino di alcune polizze. L’intervento, però, per quanto necessario non è stato ben accolto dai sottoscrittori desiderosi, in questa situazione di prolungata incertezza, di recuperare quanto prima i capitali investiti. Ecco perché appare improbabile che l’Authority possa procrastinare ancora il blocco delle polizze se non per un lasso di tempo limitato, utile a dar modo ai soggetti coinvolti di ultimare i dettagli tecnici del riassetto.
Uno schema complesso
Lo schema allo studio è infatti complesso e prevede la divisione di Eurovita in cinque rami d’azienda, tutti della stessa dimensione, che verrebbero poi rilevati dai big. In questo modo scomparirebbe la compagnia e il brand mentre i sottoscrittori delle polizze si ritroverebbero con in mano un contratto con Generali oppure con Unipol, Allianz, Poste o Intesa, ovviamente con tutte le garanzie che ciò comporta. In altre parole, il comparto si farebbe carico del rischio assicurativo e dei costi connessi all’integrazione del ramo d’azienda, compreso l’assorbimento del personale ad esso correlato. Tutto ciò mettendo sul piatto un controvalore complessivo stimabile in 500 milioni. È comprensibile che tutto questo non possa essere realizzato in appena un mese e mezzo, solo la migrazione delle polizze richiederebbe tempistiche ben più lunghe.
L’ultimo nodo rimasto
Ecco perché, nel solco dello schema a cinque appena delineato, l’obiettivo sarebbe quello di arrivare per fine giugno con un accordo vincolante sottoscritto tra tutti i soggetti seduti attorno al tavolo. Un passaggio sufficiente, si spiega, per poter sciogliere l’ultimo nodo rimasto: il coinvolgimento nella partita delle banche distributrici, ossia gli istituti che hanno collocato presso i loro clienti contratti Eurovita, e dunque Sparkasse, Credem, Fineco e Fideuram. Messo il sigillo all’intesa a cascata potrebbe dunque scattare il via libera ai riscatti.
Le garanzie per i clienti
Gli ultimi incontri tra le parti, d’altra parte, andrebbero proprio in questa direzione. Quanto agli istituti coinvolti a loro viene di fatto chiesto di farsi “garanti” dei clienti ai quali hanno collocato i prodotti della compagnia. Come? Nel momento in cui il cliente dovesse decidere di chiedere il riscatto della polizza gli istituti dovrebbero subentrare nel contratto e portarlo a scadenza, beneficiando dell’eventuale rendimento e rimborso del capitale. La banca potrebbe anche decidere di concedere un finanziamento a tasso zero che copra la polizza per l’intera durata del contratto. È sulle modalità di questo passaggio che si sta giocando il buon esito del salvataggio. Rispetto al quale, va detto, al momento non sembrano tuttavia esserci criticità particolari considerata la buona volontà espressa dagli attori in campo.
Va detto, infine, che il meccanismo del blocco dei riscatti non va in alcun modo a impattare sul valore delle polizze. Ai sottoscrittori viene garantito il capitale ed eventuali prestazioni maturate nel periodo. La decisione è stata assunta solo per evitare che un’eventuale corsa ai riscatti potesse innescare una crisi di liquidità difficile da arginare anche con continue iniezioni di capitale.
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