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Eurozona, per i prossimi 10 anni l’inflazione rischia di scomparire

Le aspettative dell’inflazione nell’area euro da qui a un decennio sono scese al minimo storico (1,12%) nonostante la Bce abbia da poco varato un ampio pacchetto di stimoli, tale da scatenare le ire dei falchi tedeschi

di Vito Lops

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3' di lettura

Manca ormai meno di un mese (1 novembre) alla staffetta in Bce tra Mario Draghi e Christine Lagarde. Per la donna che ha guidato per anni il Fondo monetario internazionale il nuovo compito non sarà facile. E inizia in salita. Lo dimostra l’andamento del dato che sta più a cuore alla Banca centrale europea: le aspettative nel medio periodo dell’inflazione nell’area euro. Giovedì 3 ottobre l’indice relativo (il 5y5y Eurozone inflation, che stima l’andamento dei prezzi al consumo nei prossimi 5 anni e per i successivi 5) è sceso al minimo di tutti i tempi all’1,12%.

L’aggressività del pacchetto Draghi
Siamo lontanissimi dall’obiettivo statutario della Bce («inferiore ma vicino al 2%»). E quel che più preoccupa è il fatto che questo nuovo calo prospettico dell’inflazione arriva a qualche settimana di distanza dal lancio (12 settembre) di un pacchetto di misure extra-espansivo da parte dell’istituto ancor per poco guidato da Draghi: dal taglio del tasso sui depositi a -0,5% fino al riavvio del programma di acquisto titoli (quantitative easing) al ritmo di 20 miliardi di euro al mese (dopo i 2.600 già immessi nella parentesi marzo 2015-dicembre 2018). Un pacchetto giudicato troppo aggressivo a tal punto che a sorpresa Sabine Lautenschläger, uno dei sei membri del Comitato esecutivo, ha deciso di dimettersi. Un pacchetto che continua ad essere duramente criticato dai big tedeschi, da Allianz a Deutsche Bank.

La reazione ai dati macro tedeschi
Il giorno del lancio degli stimoli l’indice 5y5y Eurozone inflation ha reagito balzando dall’1,22% all’1,3%. Ma l’effetto è durato poco. Dopo 10 giorni tornava all’1,22% per poi toccare il minimo storico a quota 1,12%.

LE ASPETTATIVE DI INFLAZIONE NELL'EUROZONA A 10 ANNI

Le prospettive sul costo del denaro a medio-termine. (Fonte: Bloomberg)

LE ASPETTATIVE DI INFLAZIONE NELL'EUROZONA A 10 ANNI

Nel mezzo ci sono stati nuovi dati macro preoccupanti. L’indice Pmi manifatturiero in Germania è sceso nell’ultimo mese a 41 punti, il livello più basso da 123 mesi, e lontanissimo dai quei 50 punti che delimitano la soglia di espansione da quella di contrazione economica. Il 2 ottobre poi cinque importanti istituti economici tedeschi hanno abbassato le stime di crescita per il 2020 del Pil in Germania all’1,1% (ad aprile la proiezione era all’1,8%).

Pesa anche il timore che gli Stati Uniti - vera locomotiva economica mondiale in virtù di un deficit commerciale annuo di 500-600 miliardi di dollari - stiano rallentando, man mano che si stanno spegnendo gli effetti espansivi della riforma fiscale sul rimpatrio dei capitali lanciata lo scorso anno dal presidente Donald Trump.

In questo scenario di profonda incertezza Wall Street ha avviato il peggior trimestre dal 2011 (con un ribasso superiore al 3% in tre sedute). Gli investitori stanno comprando oro, balzato oltre i 1.500 dollari l’oncia (+20% da inizio anno).

Ma perché l’inflazione non cresce?
La risposta è piuttosto semplice: sono due le molle che possono farla salire: 1) i salari; 2) il prezzo del petrolio. Nel primo caso si parla di inflazione buona, nel secondo di inflazione cattiva, in quanto importata e non sintomatica del sano aumento dei consumi frutto di un aumento dei redditi. La verità è che i salari sono fermi e in molte aree dell’Eurozona, dove sta andando in scena una deflazione salariale come compensazione degli squilibri commerciali dettati anche dall’enorme surplus tedesco, i salari stanno persino scendendo.
Del resto i miliardi iniettati dalla Bce attraverso il primo quantitative easing sono probabilmente serviti a invertire i pericoli di deflazione ma solo in minima parte sono finiti indirettamente nelle tasche del ceto medio-basso, l’unico tecnicamente in grado di generare inflazione, in quanto numericamente più corposo e rilevante.

La chiamavano Helicopter Money
Ecco perché sta sempre più prendendo piede nel dibattito accademico e politico il tema della helicopter money . Un’operazione attraverso la quale la Bce potrebbe, nell’ipotesi più estrema, accreditare denaro direttamente ai cittadini, senza passare per il tramite delle banche. Un’ipotesi oggi ancora remota. Ma la Lagarde ha già dimostrato in un certo qual modo di voler avvicinarsi al popolo quando recentemente ha detto: «È necessario che la Bce sia compresa dai mercati, ma che sia compresa anche dai cittadini verso cui, in definitiva, le sue politiche sono rivolte». Strano destino quello dell’inflazione: per anni osteggiata dalle banche centrali in quanto considerata una tassa occulta e un male per l’economia, oggi si sta trasformando in un sogno impossibile per le stesse che fanno fatica ad allinearla in quel sentiero considerato sano del 2%. Forse per farla risalire, in questa Eurozona che si sta progressivamente giapponesizzando, ci vorrà una nuova Bce, una sorta di People Bce.

twitter.com/vitolops

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