IL BOLLETTINO MENSILE DI FRANCOFORTE

Eurozona: per la Bce il rallentamento si va stabilizzando

L’Italia è tra i Paesi sotto osservazione per il debito alto di cui non è stato ancora avviato un processo di riduzione strutturale. Attese di miglioramento sull’inflazione

(EPA)

4' di lettura


Il rallentamento economico dell'Eurozona si è stabilizzato: lo sottolinea la Banca centrale europea nell'ultimo bollettino economico sulla base degli ultimi dati disponibili, mostrando anche una cauta fiducia in una ripresa dell’inflazione.

Rischi in attenuazione
«La dinamica di crescita debole è stata caratterizzata da un'espansione in rallentamento sia nelle manifatture che negli investimenti - spiega la Bce - aggravata da crescenti incertezze nel quadro politico e delle politiche economiche, in un contesto caratterizzato, segnatamente, dal riesacerbarsi delle tensioni commerciali e dagli sviluppi legati alla Brexit». Sulla base delle proiezioni «la ripresa dell'attività economica mondiale dovrebbe essere contenuta, di riflesso a una moderazione della crescita nelle economie avanzate e a una ripresa stagnante in talune economie emergenti. Nel 2019 il commercio internazionale si è indebolito e, secondo le proiezioni, nel medio periodo dovrebbe crescere a un ritmo più contenuto rispetto all'attività mondiale», osserva ancora la Bce segnalando che “«il quadro complessivo dei rischi per l'attività economica internazionale continua a rimanere orientato al ribasso, sebbene i rischi si stiano attenuando».

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«I settori dei servizi e delle costruzioni continuano a mostrare capacità di tenuta, malgrado una qualche moderazione nella seconda metà del 2019», scrivono gli economisti della banca guidata da Christine Lagarde. In prospettiva «la crescita dell'area dell'euro continuerà a essere sostenuta da condizioni di finanziamento favorevoli, dall'ulteriore aumento dell'occupazione affiancato da un incremento delle retribuzioni, da un orientamento lievemente espansivo delle politiche di bilancio nell'area, nonché dal perdurare dell'espansione dell'attività mondiale, seppur a un ritmo lievemente meno sostenuto».

Il petrolio aiuterà l’inflazione
Nel Bollettino economico di dicembre si legge anche che «sulla base dei prezzi correnti dei contratti future sul petrolio è probabile che nei prossimi mesi l'inflazione complessiva registri un certo incremento». Gli economisti di Francoforte ricordano che secondo la stima rapida dell'Eurostat, nell'area dell'euro l'inflazione sui dodici mesi (Iapc) è passata dallo 0,7% di ottobre all'1% di novembre, principalmente grazie all'andamento più vigoroso dei prezzi dei servizi e dei beni alimentari. Le misure dell'inflazione di fondo restano generalmente contenute, sebbene vi siano alcuni segnali di un lieve aumento in linea con le aspettative precedenti .

Se da un lato le pressioni sul costodel lavoro si sono intensificate a fronte di condizioni più tese nei mercati del lavoro, dall'altro la dinamica più debole della crescita sta ritardando la loro trasmissione all'inflazione. Ci si attende che nel medio periodo l'inflazione aumenti, sostenuta «dalle misure di politica monetaria del Consiglio direttivo, dall'espansione economica in atto e dalla vigorosa crescita salariale».

Italia tra i Paesi sotto osservazione per il debito
Per quanto riguarda l’Italia, il documento segnala che è fra i Paesi con documenti programmatici di bilancio «che presentano rischi di non conformità al Patto di stabilità e crescita» e che «continuano a registrare livelli di debito molto elevati per i quali non è stato ancora avviato un costante percorso di riduzione». Il Bollettino economico menziona in proposito i casi di Belgio, Spagna, Francia, Italia, Portogallo, Slovenia, Slovacchia e Finlandia, rilevando che questo fattore desta particolare preoccupazione per i Paesi con un elevato rapporto tra debito pubblico e Pil».

Gli aggiustamenti strutturali, infatti, «si discosteranno in maniera significativa dai requisiti del Patto di Stabilità e crescita in otto Paesi»: per l'Eurogruppo «il lento ritmo di riduzione degli elevati livelli del debito in numerosi Stati membri continua a costituire motivo di preoccupazione e dovrebbe essere affrontato in maniera risolutiva, anche ricorrendo a eventuali disponibilità straordinarie derivanti dai bassi tassi di interesse.

Ciò trova particolare riscontro nei casi di Belgio, Spagna, Francia e Italia, che continuano a registrare livelli di debito molto elevati per i quali non è stato ancora avviato un costante percorso di riduzione».

Sotto esame anche lo spread
Tra settembre e dicembre _ nota il Bollettino mensile Bce, aggiornato all’11 dicembre - il differenziale sui BTp decennali si è ampliato in misura significativa, di 27 punti base, arrivando a 1,43 punti percentuali «principalmente di riflesso all'intensificarsi di tensioni politiche interne che, in quanto tali, non hanno avuto effetti di propagazione su altri Paesi dell'area dell'euro». Gli economisti della Bce notano come nell'ultimi trimestre, «eccezion fatta per l'Italia», i differenziali di rendimento fra i titoli sovrani dell'area dell'euro abbiano rispecchiato in ampia misura l'aumento del tasso Ois (Overnight Index Swap) privo di rischio, tanto che i differenziali, rispetto al tasso Ois, sono rimasti sostanzialmente invariati.

Le tensioni commerciali continuano.
La Bce non appare fiduciosa sulla fine della «guerra dei dazi» tra Usa e Cina e sottolinea i «segnali contrastanti sul potenziale dissolvimento delle tensioni» che limitano la ripresa del commercio mondiale. «Il dibattito sugli scambi commerciali prosegue tra le schermaglie politiche dei due Paesi coinvolti e resta da chiarire il quadro temporale di un eventuale accordo», scrivono gli economisti della banca di Francoforte, che mettono in evidenza le ulteriori tensioni commerciali tra gli Usa e Argentina e Brasile sull'acciaio e l'alluminio e quelle con la Francia per effetto della digital tax.

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