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Fine vita: basterà certificato medico curante o specialista

Anche chi abbia «volontariamente interrotto» un percorso di cure palliative potrà accedere alla morte medicalmente assistita

Discussione su fine vita, Rampelli riporta ordine in Aula urlando: "Se non siete interessati uscite"

3' di lettura

Via libera con 223 sì, 168 no e un’astensione all’articolo 2 della legge sulla morte volontaria medicalmente assistita (testo unificato delle proposte di legge: “Disposizioni in materia di morte volontaria medicalmente assistita”), all’esame della Camera in prima lettura (il voto finale è atteso per giovedì 10 marzo entro le ore 14). L’articolo 2 è il pilastro della legge, poiché stabilisce le finalità della normativa. «Si intende per morte volontaria medicalmente assistita - si legge nell’articolo - il decesso cagionato da un atto autonomo con il quale, in esito al percorso disciplinato dalle norme della presente legge, si pone fine alla propria vita in modo volontario, dignitoso e consapevole, con il supporto e sotto il controllo del Servizio sanitario nazionale».

Questo «atto deve essere il risultato di una volontà attuale, libera e consapevole di un soggetto pienamente capace di intendere e di volere». La norma prevede inoltre che «le strutture del Servizio sanitario nazionale operino nel rispetto dei seguenti princìpi fondamentali: a) tutela della dignità e dell’autonomia del malato; b) tutela della qualità della vita fino al suo termine; c) adeguato sostegno sanitario, psicologico e socio-assistenziale alla persona malata e alla famiglia».

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Fine vita: basterà certificato medico curante o specialista

Potrà essere certificata dal medico curante o da uno specialista la patologia «irreversibile e con prognosi infausta» che cagioni «sofferenze fisiche e psicologiche che la persona trova assolutamente intollerabili per accedere alla morte volontaria medicamente assistita». Lo prevede un emendamento alla pdl sul fine vita di Andrea Cecconi (Maie) e del radicale Riccardo Magi approvato dall’Aula della Camera con 227 voti a favore, 171 no e tre astensioni. Nel testo originario era necessaria una certificazione sia del medico curante sia dello specialista: si tratta, dunque, di un affievolimento delle condizioni che è stato criticato da Fi, Lega e Ci.

Ok emendamento Iv-Maie su stop cure palliative

Anche chi abbia «volontariamente interrotto» un percorso di cure palliative potrà accedere alla morte medicalmente assistita: lo prevede un emendamento di IV, identico a quello di Andrea Cecconi del Maie al terzo articolo proposta di legge sul fine vita approvato dall’Aula della Camera con 244 sì, 168 no e due astensioni. L’articolo è dedicato ai presupposti e alle condizioni per accedere alla morte medicalmente assistita. Fi e Lega hanno dichiarato voto contrario.

Il centrodestra continua a cercare di bloccare la legge sul suicidio assistito, con circa 200 emendamenti soppressivi dei diversi articoli.

Il no all’eutanasia, sebbene con 52 sì

È il secondo giorno di votazioni. Martedì 8 marzo infatti l’aula della Camera ha detto no all’eutanasia, ma sono stati comunque 52 i deputati che hanno votato in favore di questa possibilità. È accaduto tutto durante le votazioni degli emendamenti alla proposta di legge sull’aiuto al suicidio, in attuazione della sentenza della Corte costituzionale del novembre 2019, sulla vicenda di dj Fabo e di Marco Cappato. In aula la maggior parte degli emendamenti sono stati presentati dal centrodestra, nel tentativo di restringere i criteri di accesso alla morte volontaria medicalmente assistita. Emendamenti tutti respinti, nonostante la maggior parte di essi sia stata votata a scrutinio segreto. Come ha osservato il presidente della Commissione Giustizia, Mario Perantoni (M5s), il fronte giallo-rosso che sostiene la legge “regge” allo scrutinio segreto, diversamente da quanto invece sperava il centrodestra. E infatti la Camera ha approvato il primo dei 9 articoli, quello che indica le finalità della legge.

Non solo proposte di modifica restrittive

Accanto agli emendamenti restrittivi del centrodestra ve ne sono alcuni di segno opposto, presentati a sostenuti da alcuni deputati del gruppo misto. Uno di questi (presentato da Andrea Cecconi, Giorgio Trizzino e Riccardo Magi), modificava alcune parole del secondo articolo del provvedimento in modo tale da permettere l’eutanasia. Il relatore Alfredo Bazoli (Pd) ha espresso parere contrario proprio per questo: «vogliamo rimanere nel perimetro del suicidio assistito» previsto dalla sentenza della Consulta. Quindi sia i gruppi di centrodestra che di centrosinistra erano contrari, ma nel segreto dell’urna sono comunque spuntati 52 sì all’eutanasia, benché l’ampia maggioranza si sia espressa contro (389). L’altro relatore, Nicola Provenza (M5s) ha tuttavia messo in guardia, ricordando il “vuoto normativo” dopo la sentenza della Consulta, che se non viene colmato affida tutto alle decisioni dei Tribunali: «rischiamo di danneggiare proprio i più deboli e le persone più esposte ad abusi».

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