procura roma e gdf

Evasione, maxi frode da 100 milioni con 650 indagati. Coinvolti professionisti

L’inchiesta dei pm di Roma e del Nucleo di polizia valutaria della Guardia di finanza ha svelato l'esistenza di una ramificata organizzazione criminale dedita all'emissione di fatture false, riciclaggio e auto-riciclaggio

di Ivan Cimmarusti


Maxi-frode fiscale nella ricerca, coinvolte 200 società

2' di lettura

Oltre 100 milioni di evasione fiscale, con 55 milioni di soldi riciclati. È l'ipotesi a monte della maxi inchiesta dei pm di Roma e del Nucleo di polizia valutaria della Guardia di finanza, che hanno svelato l'esistenza di una ramificata organizzazione criminale dedita all'emissione di fatture false, riciclaggio e auto-riciclaggio. Coinvolti anche commercialisti e imprenditori che si avvalevano del presunto “sistema” illecito. Misure interdittive sono in corso a Roma e Latina. Gli indagati sono 650.

Easy money
L'inchiesta, già anticipata dal Sole 24 Ore.com , è la dimostrazione plastica di come procure e Guardia di finanza lavorano per svelare meccanismi di evasione sempre più raffinati. Un fronte caldo, tanto che la stessa Amministrazione finanziaria ha avviato un piano di controllo e di contrasto all'evasione ed elusione fiscale. I dati del ministero dell'Economia parlano di tasse e contributi evasi pari a 109 miliardi di euro. Si tratta ovviamente di una stima, ma che basta per comprendere quanto sia grave il fenomeno. Gli accertamenti rientrano in una più ampia inchiesta già svolta dal Nucleo valutario.

Professionisti nel mirino
Nel mirino ci sono commercialisti e imprenditori, che si sarebbero avvalsi del «sistema» per nascondere all'Erario i propri guadagni. Il denaro passa attraverso società «cartiere» gestite da professionisti, per poi rientrare nelle casse degli imprenditori. Le stime della prima maxi indagine parlano di un giro di fatture false per 78 milioni euro e di un riciclaggio pari a 55 milioni. Ma è chiaro che nelle due nuove indagini il valore potrebbe essere ben più ampio. Stando agli atti «l'organizzazione pone a base del meccanismo illecito l'emissione di fatture per operazioni inesistenti, ed offre ai loro “clienti” un “quid pluris”, perché con la ricezione di fatture false i clienti non solo portano in contabilità ed in denunzia dei redditi falsi, ma ricevono anche in restituzione, in contanti, le somme pagate». Negli atti si precisa che «è una liquidità ottenuta ai danni delle società che rappresentano legalmente, e che può fungere da volano per il compimento di ulteriori attività illecite, fondate appunto sul “nero”».

False fatturazioni
Nel registro delle notizie di reato sono finiti anche alcuni faccendieri già coinvolti nell'inchiesta Mondo di Mezzo, che avrebbero avuto lo scopo di mettere in contatto gli imprenditori con altri personaggi. Stando ai magistrati, i fondi neri sarebbero stati costituiti attraverso l'emissione di false fatturazioni. Si tratta di un fronte dell'indagine che ha già portato all'arresto tre persone: Massimo Tilli, Cristiano Sala e Giuliano Cimaglia, ritenuti essere legati a una presunta associazione per delinquere.

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