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Evasione e autoriciclaggio, confermato il sequestro di 3,5 milioni a Irene Pivetti

Nel mirino degli inquirenti una serie di operazioni commerciali, in particolare la compravendita di tre Ferrari Gran Turismo, che sarebbero servite per riciclare proventi frutto di evasione fiscale

di Patrizia Maciocchi

(Agf)

2' di lettura

Per la Cassazione è legittimo di quasi 3,5 milioni di euro a carico dell’ex presidente della Camera Irene Pivetti, disposto nell’ambito di un’indagine per riciclaggio, autoriciclaggio e frode fiscale su una serie di operazioni commerciali, in particolare la compravendita di tre Ferrari Gran Turismo utilizzate per riciclare i proventi frutto di un’evasione fiscale.

La seconda Sezione penale della Cassazione ha respinto il ricorso della difesa di Irene Pivetti e confermato il sequestro dei 3,5 milioni di euro prima sequestrati, poi restituiti e, infine sequestrati di nuovo, con una misura che trova ora l’avallo dei giudici di legittimità.

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La richiesta di rinvio a giudizio

A febbraio il Tribunale del riesame di Milano, accogliendo il ricorso del Pm, aveva disposto il sequestro di circa 3,5 milioni a carico dell’ex deputata e di quasi mezzo milione ad un suo consulente, Pier Domenico Peirone, il quale ha già patteggiato 1 anno e 10 mesi. Poi, è arrivato il ricorso della difesa e infine la decisione della Cassazione, dopo l’udienza di oggi. Nel frattempo, la Procura ha chiesto il rinvio a giudizio per l’ex esponente della Lega e altre 5 persone. L’udienza preliminare, davanti al gup Fabrizio Filice, è fissata per il 6 ottobre. Tra gli imputati il pilota di rally ed ex campione di Gran Turismo Leonardo “Leo” Isolani, la moglie Manuela Mascoli, la figlia di lei Giorgia Giovannelli, il notaio Francesco Maria Trapani e un altro imprenditore, Candido Giuseppe Mancaniello.

Le ipotesi dell’accusa

Le ipotesi formulate nell’ambito dell’indagine, riguardano il ruolo di intermediazione di Only Italia, società riconducibile a Irene Pivetti, in operazioni del 2016 del Team Racing di Isolani, che voleva sottrarre al Fisco - con il quale aveva un debito di 5 milioni - alcuni beni, tra cui le tre Ferrari. Auto, secondo la tesi sostenuta dall’accusa, oggetto di una finta vendita verso una società cinese. Le macchine, però, non sono mai entrate “nella disponibilità” dell’acquirente, “sulla carta”, il gruppo cinese Daohe. L’unico «bene effettivamente ceduto, ovvero passato» ai cinesi sarebbe stato «il logo della Scuderia Isolani abbinato al logo Ferrari». Per l’accusa, «l’obiettivo perseguito da Pivetti», difesa dal legale Filippo Cocco, sarebbe stato quello «di acquistare il logo Isolani-Ferrari per cederlo a un prezzo dieci volte superiore al gruppo Dahoe, senza comparire in prima persona». Isolani e la moglie, «simulando la vendita dell’intera scuderia, hanno di fatto ceduto soltanto il logo», mentre Pivetti, per la Procura, avrebbe comprato il logo a 1,2 milioni di euro per rivenderlo al gruppo cinese a “10 milioni”. Su Irene Pivetti anche la Spada di Damocle di un accertamento per evasione fiscale per quei milioni di euro. L’avviso del Fisco sarebbe tra gli atti trasmessi da Milano alla Suprema corte.

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