Fisco e contabilita

Evasori, in vista doppia confisca sui patrimoni sospetti

di Giovanni Negri


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3' di lettura

Sul carcere per gli evasori la linea resta quella di un generale aumento delle sanzioni, già ve ne è traccia nella bozza di decreto legge che porta da 6 a 8 anni la pena massima per la dichiarazione fraudolenta. E l’intesa tra le forze di maggioranza sul punto sembra ormai raggiunta. Il confronto resta aperto su alcuni temi “collaterali” come l’aumento per alcuni reati come la dichiarazione infedele sino al limite, 5 anni, che rende possibile effettuare intercettazioni.

Ma la partita si gioca anche sul fronte delle soglie di rilevanza penale e sulle misure patrimoniali. Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede ha messo a punto un pacchetto che, nelle ultime ore, circoscrive un’area di tolleranza intorno ai 100.000 euro per alcuni reati di dichiarazione illecita, mentre sul fronte delle sanzioni di natura economica, funzionali all’aggressione di patrimoni costituiti con l’evasione o a forte sospetto di evasione due sono gli strumenti messi in campo, la confisca per sproporzione e la responsabilità amministrativa delle imprese.

Con la confisca per sproporzione si colpisce la distanza tra reddito dichiarato e patrimonio posseduto, permettendo di mettere sotto chiave i beni di chi è condannato per alcune categorie di reati. Con le norme del ministero della Giustizia nel catalogo dei reati presupposto rientrerebbero anche i principali delitti tributari.

E sempre l’inserimento dei reati tributari in un’altra lista di delitti presupposto, quella prevista dal decreto 231, irrobustirebbe il quadro degli strumenti di intervento patrimoniale con l’applicazione del sequestro e della confisca, anche per equivalente, ai danni delle società, beneficiarie degli illeciti tributari e il cui patrimonio non era direttamente aggredibile, fatte salve le ipotesi particolari ammesse dalle più recente giurisprudenza della Corte di cassazione: casi in cui la società è un mero schermo attraverso il quale il colpevole agisce come effettivo titolare dei beni o casi individuati dalla giurisprudenza, con qualche forzatura, come ipotesi di confisca diretta.

Sul tema manette agli evasori, poi, qualche numero può essere di aiuto: secondo il ministero della Giustizia, i detenuti per i reati tributari sono, al 30 settembre 2019, in totale 281. Di questi 217 sono in carcere in quanto condannati, 64 come imputati (a cui, in attesa di sentenza definitiva, è stata inflitta la misura cautelare della custodia in carcere, vuoi per il timore della reiterazione del reato vuoi per il pericolo di fuga). Rispetto al totale dei detenuti presenti in carcere al 30 settembre 2019, in tutto 60.881, rappresentano quindi lo 0,5% scarso.

I reati tributari con il maggior numero di condannati e imputati sono l’emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti (articolo 8 del decreto legislativo n. 74 del 2000), che è stata contestata a 125 tra condannati e imputati presenti in carcere, l’occultamento o distruzione di documenti contabili (articolo 10), contestato a 97 tra condannati e imputati, e la dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti (articolo 2), contestata a 82 tra condannati e imputati. Un’avvertenza: alla stessa persona possono essere ovviamente contestati più reati, quindi la somma dei reati contestati è superiore al numero di persone presenti in carcere per quegli stessi reati.

Se poi dai detenuti ci si sposta alle condanne, allora gli ultimi dati Istat relativi al 2017, testimoniano che sono in tutto 3.222 quelle inflitte a titolo di evasione fiscale, sia sul fronte delle imposte dirette sia su quello delle indirette. Insomma, a fronte di un buon numero di procedimenti avviati, e anche conclusi, la quota di chi finisce poi effettivamente in carcere è bassa.

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