Cina

Evergrande: fallisce la cessione da 2,6 miliardi di dollari, si aggrava la crisi di liquidità

L’affare ormai tramontato avrebbe garantito a Evergrande un incasso di 20 miliardi di dollari di Hong Kong (2,6 miliardi di dollari)

Reuters

2' di lettura

Battuta d’arresto nel tentativo di Evergrande di recuperare liquidità. Il gigante cinese del real estate ha comunicato alla Borsa di Hong Kong la fine dei negoziati con Hopson Development Holdings per la cessione del 50,1% di Evergrande Property Services Group, la sua divisione di servizi immobiliari. L’affare ormai tramontato avrebbe garantito a Evergrande un incasso di 20 miliardi di dollari di Hong Kong (2,6 miliardi di dollari).

Hopson Development Holdings ha a sua volta dichiarato che «si rammarica di annunciare che il venditore non è riuscito a completare la vendita» della quota di Evergrande Property Services.

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Aumenta la pressione su Evergrande

L’annuncio mette nuova pressione su Evergrande per trovare altri modi di raccogliere denaro e far fronte ai suoi obblighi con i creditori. Obbligazionisti, banche e altri creditori stanno cercando di ottenere rimborsi su più di 300 miliardi di dollari di passività dalla società immobiliare più indebitata del mondo.

Le azioni di China Evergrande, Hopson e Evergrande Property Services sono state sospese dall’inizio del mese in attesa dell’annuncio dell’accordo con Hopson. Le azioni di China Evergrande avevano oscillato bruscamente di giorno in giorno prima della sospensione.

«Nessuna garanzia sugli obblighi finanziari»

I titoli Evergrande torneranno giovedì 21 ottobre alle contrattazioni sulla Borsa di Hong Kong dopo lo stop deciso il 4 ottobre. Lo riferisce lo stesso sviluppatore immobiliare in crisi e a un passo dal default in una comunicazione alla borsa, avvertendo che «non vi è alcuna garanzia che il gruppo sarà in grado di far fronte ai propri obblighi finanziari» a fronte di una carenza di liquidità.

Salvo l’accordo stipulato il 28 settembre 2021 in relazione alla vendita di 1.753.157.895 azioni domestiche non quotate in Shengjing Bank, «non ci sono stati progressi materiali nella vendita di attività del gruppo che continuerà ad attuare le misure per alleviare i problemi di liquidità» in linea con quanto già annunciato con le comunicazioni di fine agosto.

Evergrande, si legge nella nota, «farà del suo meglio per negoziare il rinnovo o la proroga dei suoi prestiti o altri accordi alternativi con i suoi creditori, viste le difficoltà, le sfide e le incertezze nel migliorare la sua liquidità, non vi è alcuna garanzia che il gruppo sarà in grado di adempiere ai propri obblighi finanziari ai sensi dei relativi documenti di finanziamento e altri contratti». Qualora gli sforzi non andassero in porto, ci sarebbe «un effetto negativo significativo su attività, prospettive, condizioni finanziarie e risultati delle operazioni del gruppo».

Weekend decisivo

Il 23 settembre la società cinese non ha rimborsato una cedola da 83,5 milioni di dollari: il default su quel debito scatterà il prossimo weekend al termine del periodo di grazia di 30 giorni. Nelle settimane successive Evergrande non ha onorato altri debiti in scadenza.

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