Big dell’immobiliare in crisi

Evergrande non deve fallire: Pechino spinge sulla ristrutturazione del debito

Con 300 miliardi di debiti la società di GuangZhou continua a perdere quota: la via d’uscita nel più grande piano di recupero della storia cinese

di Rita Fatiguso

Cina: terzo giorno di manifestazioni davanti sede di Evergrande

3' di lettura

Per Evergrande, seconda società immobiliare cinese, il salasso è continuo, anche un grande investitore come Joseph Lau attraverso la moglie Chan Hoi Wan ha venduto 11,2 milioni di azioni. Un pessimo segnale per il gruppo stretto tra l’impossibilità di fallire senza trascinare nel baratro tutto l’immobiliare cinese e la difficoltà di mettere a punto un nuovo piano di ristrutturazione. Le autorità centrali hanno chiaramente ammesso che non ci sarà salvataggio ma al tempo stesso che Evergrande in buona sostanza non deve fallire.

Il terrore finanziario corre sul mattone

La Cina vanta un mercato finanziario da 54 trilioni di dollari che potrebbe essere messo seriamente a rischio dal fallimento di Evergrande, secondo grande developer cinese ormai sull’orlo del default. Trecento miliardi di dollari di debito accumulati finora, il doppio in cedole da pagare e 84 miliardi in scadenza il prossimo 23 settembre.

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Le autorità centrali sembrano aver decisamente scelto la strada del no al fallimento anche se Evergrande è stata definita “non troppo grande per fallire”. Nel frattempo i piccoli investitori stanno circondando le sedi di Evergrande in tutta la Cina, non soltanto più nel quartier generale di Shenzhen, e per questa ragione un default incontrollato darebbe fuoco alle polveri della protesta sociale.

Ovviamente un crack di tale portata sarebbe disastroso e per questa ragione Pechino vuol evitare di coinvolgere le banche commerciali in un’operazione di salvataggio che sarebbe solo a tempo. Meglio predisporre una ristrutturazione della holding che, tuttavia, si profila come la più complessa della storia cinese.

Una holding cresciuta a dismisura

Il primo problema è la dimensione tentacolare, Evergrande è stata fondata a metà degli anni Ottanta dallo storico chairman Hui Ka Yan, oggi vanta 1.300 progetti in 280 città della Cina ma si è allargata alle più varie attività dal calcio all’auto elettrica.

Un elemento che aggiunge altra difficoltà al salvataggio della holding è la particolarità del settore immobiliare, per anni considerato l’unico strumento di investimento del risparmio e catalizzatore della speculazione.

Il braccio armato della società nell’immobiliare è Evergrande property services, 2.800 progetti in 310 città per una superficie di 680 milioni di metri quadrati.

Poi c’è Evergrande New Energy Vehicle che vuol sviluppare 14 modelli di auto elettrica vendendone cinque milioni entro il 2025. Evergrande ha creato anche Hengten Networks, una società media che edita Pumpkin Film una piattaforma streaming con 20 milioni di sottoscrittori.

Infine Guangzhou Evergrande FC è una delle squadre più importanti del campionato cinese perennemente in perdita, tra i 155 e i 310 milioni per anno.

Occhi puntati sul 23 settembre

Davanti a un simile scenario, e alle perdite immense accumulate, la corsa a questo punto è quella a mettere insieme un piano credibile dal momento che Evergrande non è in condizione di onorare i suoi debiti.

L’ha dichiarato lo stesso gruppo in una nota del board che, in sintesi, ammette: “Con simili difficoltà non c’è possibilità di garantire il rispetto degli impegni presi nè per le obbligazioni finanziarie nè per altri contratti, quindi allungare le scadenze potrebbe spingere i creditori a premere per un rientro”. La data del 23 settembre, a questo punto, diventa cruciale.

Effetto boomerang, dunque. Le autorità locali hanno respinto ogni richiesta di aiuto data invece a Suning che ha ottenuto per il momento una ciambella di salvataggio. Evergrande deve vedersela da sola le autorità del GuangDong hanno inviato un team di consulenti che sono già al lavoro con quelli di Evergrande per elaborare un nuovo piano di azione che sostituisca quello approvato il mese scorso dalle autorità centrali.

Di certo si tratterà del piano più grande mai elaborato per sanare un problema dell’intera economia cinese.

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