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Evidenza pubblica per la variante urbanistica che crea un vantaggio economico

Necessario attivare una procedura che garantisca imparzialità e par condicio dei potenziali concorrenti

di Francesco Longo

(Adobe Stock)

I punti chiave

  • Il caso concreto e il principio
  • La conseguenza
  • Le norme

2' di lettura

Ogni qualvolta la variante urbanistica abbia l’effetto di aumentare il valore di un terreno, favorendone il proprietario, la relativa determinazione amministrativa non assume un rilievo solo urbanistico ma, comportando l’accresciuta possibilità di sfruttamento edilizio dell’area interessata, ha l’effetto di provocare un aumento del valore dell’immobile e, quindi, la determinazione amministrativa si traduce nell’attribuzione di un vantaggio economico riconducibile alla nozione di “attribuzione di vantaggio economico di qualunque genere” prevista dall’articolo 12, comma 1, della legge 241/1990.

Il caso concreto e il principio

Il Consiglio di Stato (VI sezione, sentenza 8564/2022 relativa al ricorso 7194/2019) si è così pronunciato in relazione a una procedura di variante urbanistica riguardante un’area che avrebbe dovuto ospitare l’unico centro commerciale in zona industriale in provincia di Bolzano, area che non sarebbe stata neppure espropriata e che sarebbe rimasta l’unica su cui svolgere una determinata attività economica.

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I giudici spiegano che «proprio l’aggiunta del vantaggio economico identificato nel caso concreto nell’unicità dell'area sul livello provinciale sulla quale sarà insediato il centro commerciale provinciale rende la fattispecie non più meramente programmatoria – quindi di natura urbanistica (ndr) – con la conseguenza della necessaria applicazione alla procedura concreta di criteri diretti a garantire la par condicio dei concorrenti nella individuazione della specifica area».

La conseguenza

La fissazione di un siffatto principio porta con sè la giuridica concreta conseguenza dell’insufficienza dei criteri di partecipazione che caratterizzano l’adozione della variante urbanistica e impone la preventiva fissazione di criteri e modalità di scelta che garantiscano e rispettino il principio della pubblicità e trasparenza, nonché della par condicio dei soggetti concorrenti, affinché ogni interessato possa presentare la propria candidatura e partecipare con proprie aree in posizione paritaria. Diversamente, l’effetto diretto della variante è quello di individuare il soggetto beneficiario dell’attività pubblicistica dell’amministrazione pubblica.

Sicché, al fine di un paritario e trasparente trattamento per tutti i possibili concorrenti nella procedura di variante, si deve ricorrere, prima della approvazione delle delibere di modificazione urbanistica, alla predeterminazione dei criteri e modalità di valutazione che garantiscano il pari trattamento dei possibili candidati, quali soggetti interessati. Si rendono, pertanto, inapplicabili i principi elaborati dalla giurisprudenza per una “comune modifica urbanistica” vanno invece applicate “forme di evidenza pubblica che soddisfino le esigenze di imparzialità e la par condicio”.

Le norme

Il Consiglio di Stato ha richiamato, inoltre, l’articolo 12 della direttiva 2006/123/CE del Parlamento europeo e del Consiglio come attuata dall’articolo 16 del Dlgs 59/2010 (Codice dei contratti pubblici) dedicato alla “selezione tra diversi candidati”. Contestualmente è stato ribadito che l’articolo 12 della legge 241/1990 deve ritenersi norma di carattere generale, riferentesi a ogni vantaggio economico di qualunque genere, quindi non solo squisitamente monetario, derivante dall’attività amministrativa.

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