lo stabilimento di portovesme

Ex Alcoa, Sider Alloys e Enel firmano il contratto sul costo dell’energia

L'intesa prevede che Enel riconosca a Sider Alloys un contratto di fornitura energetica di 5 anni più altri 5 ad un prezzo competitivo

di Davide Madeddu

(Aleandro Biagianti / AGF)

3' di lettura

L'ultimo ostacolo è superato. E per ristrutturare l'ultima fabbrica di alluminio primario d'Italia prima di rimetterla in marcia, è iniziato il conto alla rovescia. Perché oggi tra la Sider Alloys, l'azienda italo svizzera che ha rilevato lo smelter di Portovesme dall'Alcoa alcuni anni fa, e l'Enel è stato firmato il contratto di fornitura di energia per i prossimi anni. L'intesa prevede che Enel riconosca a Sider Alloys un contratto di fornitura energetica di 5 anni più altri 5 ad un prezzo competitivo. La condizione essenziale per avviare i lavori di ristrutturazione, il cosiddetto revamping, e rimettere in marcia lo stabilimento che sino alla fermata produceva 155mila tonnellate di alluminio primario per pani e billette e aveva un fatturato di circa 580 milioni di euro l'anno assicurando occupazione a 450 dipendenti diretti e altrettanti tra appalti e indotto.

La questione dei costi
Proprio l'incertezza sui costi e un contratto duraturo per la fornitura di energia per l'impianto fermo dall'ottobre del 2012 (quando sono state spente le celle elettrolitiche) ha rallentato il piano di investimenti che, complessivamente, vale ora (dopo essere stato ulteriormente rimodulato) 150 milioni di euro. Risorse da impiegare per la ristrutturazione e riattivazione degli impianti. Di queste soldi, 7,8 milioni sono a fondo perduto stanziati dalla Regione, 84 finanziati con un tasso agevolato, 20 messi a disposizione dall'Alcoa e il resto in capo al nuovo proprietario.

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Il piano di investimenti
Il programma prevede anche l'inserimento di circa 370 lavoratori diretti e 70 a contratto, più eventuali altri 50 in caso di riavvio di un ulteriore impianto, la cosiddetta “fabbrica degli anodi”. All'interno dello stabilimento attualmente trovano occupazione circa un centinaio di persone. Obiettivo dell'azienda è completare al più presto gli interventi e avviare la produzione che viene stimata intorno alle 145mila tonnellate annue puntando a coprire una parte del mercato nazionale e una nicchia di quello europeo.

Il revamping
A portare avanti gli interventi di revamping degli impianti dovrebbero essere i tecnici cinesi della Chinalco. “L'accordo sul prezzo dell'energia, siglato oggi tra Sider Alloys e Enel - commenta Alessandra Todde sottosegretaria allo Sviluppo economico, con deleghe all'energia e alle crisi industriali - è un traguardo di fondamentale importanza che consentirà di procedere celermente con la ripresa delle attività produttive del sito di Portovesme. È questo il risultato di un lavoro costante portato avanti in questi mesi dal Governo e in particolare dal MiSE per superare uno stallo che durava da oltre otto anni”. La sottosegretaria che sottolinea il supporto delle istituzioni all'azienda “al fine di riavviare la produzione e garantire la ripartenza dell'attività produttiva”.

Il nodo della garanzia
“Il Mise ha affiancato Sider Alloys e Invitalia - aggiunge - risolvendo i nodi che potevano costituire un problema alla ripartenza del sito industriale, tra cui il costo dell'energia. Quindi, è stato possibile siglare il contratto di fornitura essendo stato sciolto il nodo della garanzia sul prezzo dell'energia”. Poi un passaggio sui lavoratori che “hanno vissuto in questi anni una situazione difficilissima, compiendo sforzi enormi. Per questo ho sempre fatto presente all'azienda e a Invitalia che tali sforzi dovevano essere concretizzati nel più breve tempo possibile, così da chiudere finalmente una vertenza lunga e complessa”.

L'attenzione delle organizzazioni sindacali è ora per l'avvio del revamping. “Con questo atto si può passare ora a discutere di ricostruzione degli impianti e di personale da impiegare - dice Roberto Forresu, segretario regionale della Fiom - l'ostacolo più importante è stato infatti superato”. Per il sindacalista l'attenzione va ora anche per “i lavoratori che sono ancora in mobilità in deroga per i quali devono essere costruiti percorsi che diano sostegno al reddito e, soprattutto, consentano poi un reinserimento nel sistema produttivo”.

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