CRISI D’IMPRESA

Ex Auchan, in salita il confronto con le parti sociali

Ieri a Roma il tavolo dopo la richiesta degli ammortizzatori

di Enrico Netti


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3' di lettura

L’incontro di ieri mattina a Roma tra i rappresentanti di Margherita Distribuzione, bad company di Bdc Italia (Conad-Wrm group) a cui fanno capo gli asset ex Auchan e Sma, e i rappresentanti sindacali è stato un faticoso tentativo di ripresa del confronto tra le parti. Tentativo reso ancora più difficile dopo che Margherita Distribuzione mercoledì ha richiesto la Cigs per oltre 5.300 lavoratori pari a circa il 60% su un totale di 8.873 addetti ex Auchan. Cigs che durerà fino alla fine dell’anno.

«Il tavolo a fatica sta imboccando la strada giusta. Oggi (ieri ndr) abbiamo svolto una verifica più di merito in ordine ad alcuni strumenti necessari per dare a questa vertenza un piano di gestione degli esuberi degno di questo nome» commenta Vincenzo Dell’Orefice, segretario nazionale della Fisascat Cisl. Per i sindacati comunque un punto fermo è la richiesta dell’intervento delle istituzioni. «Abbiamo sollecitato nuovamente il ministero del Lavoro e Mise a riconvocare le parti perché abbiamo bisogno comunque di quel tavolo di coordinamento - aggiunge Alessio Di Labio, segretario nazionale della Filcams Cgil -. Al momento non abbiamo risposte».

Da parte sua Margherita Distribuzione con una nota diffusa in serata «conferma l’impianto delle proposte già presentate e ribadisce che si lavora sulla ricollocazione professionale dei dipendenti ex Auchan e su un piano di uscite volontarie». Secondo la società di Francesco Pugliese e Raffaele Mincione il terzo livello d’intervento è «l’attivazione della Cigs per la gestione sia degli interventi di ristrutturazione e risanamento dei punti venditi ex Auchan, sia degli impatti organizzativi sulle strutture di sede ex Auchan». Per finire «viene confermato che non ci saranno licenziamenti nel 2020». Da ricordare che alla fine di gennaio sono stati messi in mobilità tutti i lavoratori impiegati nelle strutture di sede ex Auchan.

Duro il giudizio di Uiltucs che giudica la controparte ancora inaffidabile. «L’azienda chiede la mobilità sulla sede, ma ci vuole mettere dentro anche la cassa integrazione sulla sede. Ha aperto una procedura di cassa integrazione sulle filiali, ma ci vuole mettere dentro anche gli incentivi all’esodo, ossia l’espulsione di manodopera. Evidentemente qui il problema primario è convincere la gente ad andarsene via», ribatte Marco Marroni, segretario nazionale della Uiltucs.

Le parti sono anche distanti per quanto riguarda gli incentivi all’esodo. Margherita riconosce un anno di retribuzione ai lavoratori che rinunciano al posto. «Per noi è ancora poco - risponde Dell’Orefice -. Bisogna migliorare l’offerta economica ma siamo fermamente interessati a porre la questione del ricollocamento del personale perché Auchan è stata acquistata da una azienda concorrente che in teoria potrebbe offrire delle occasioni di ricollocamento dei lavoratori non da un fondo d’investimento».

Scorrendo la lista dei circa 110 punti vendita Auchan-Sma i cui lavoratori sono coinvolti dalla Cigs si nota che la maggioranza sono ipermercati (una quarantina), format ormai obsoleto. Sorprende invece la presenza di 15 superstore, modello di punto vendita che dà grandi soddisfazioni alle altre catene, di 45 supermarket e ben 14 negozi di prossimità. Questi ultimi sono piccoli punti vendita su cui praticamente tutte le insegne stanno investendo. Una ventina di questi iper dopo “il risanamento” ovvero la riduzione di spazi e del personale, verranno integrati nella rete Conad.

In attesa delle decisioni dell’Antitrust in Conad-Margherita Distribuzione si lavora alla cessione di altri punti vendita dopo i trasferimenti a Carrefour, Esselunga e Unes. Sabato 22 febbraio a Bologna le parti si ritroveranno al tavolo di confronto.

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