L’intervista

«Ex beni mafiosi, crediti garantiti per le imprese recuperabili alla legalità»

Parla Erik Pretto (Lega), presidente del IX Comitato della Commissione parlamentare antimafia

di Valentina Maglione e Bianca Lucia Mazzei

2' di lettura

Oltre 18mila immobili e quasi tremila aziende sottratte alla criminalità sono un patrimonio importante ma la relazione messa a punto dal IX Comitato della Commissione parlamentare antimafia presieduto da Erik Pretto (Lega) evidenzia come il riutilizzo sia ostacolato da norme complesse, scarsità di informazioni, burocrazia e, non ultime, pressioni delle stesse organizzazioni malavitose.

Come si superano?

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I beni sequestrati e confiscati possono diventare un volano dello sviluppo economico ma bisogna velocizzare e semplificare le procedure per il riutilizzo. Va fissato un termine entro cui l’Agenzia nazionale per i beni sequestrati e confiscati deve avvisare gli enti pubblici che ci sono beni utilizzabili sui loro territori. Gran parte non lo sa. Va poi velocizzato l’esame dei progetti degli enti: a volte ci sono voluti molti mesi, soprattutto per accertare in via preliminare i crediti in buona fede.

Spesso questi beni restano abbandonati per anni. Per il riutilizzo servono lavori e risorse...

Il patrimonio liquido sottratto alla criminalità ammonta a 3,6 miliardi ed è depositato nel Fondo unico giustizia . Sono risorse che devono essere utilizzate anche per la valorizzazione dei beni.

Per le imprese (anche quelle in attivo) confisca e sequestro equivalgono a sentenze di morte. Che cosa si può fare per recuperarle all’economia legale, evitando chiusure e perdite di posti di lavoro?

Gli istituti bancari sono restii a concedere crediti alle imprese in amministrazione giudiziaria. In molte zone sono stati però siglati dei protocolli di intesa fra Abi e tribunali che hanno evitato il blocco dei crediti. Bisognerebbe arrivare a un accordo nazionale fra Abi e ministero della Giustizia. Una parte dei finanziamenti, potrebbe inoltre essere garantita dal Fug. Ma, prima, va effettuata una chiara distinzione fra aziende strutturate con infiltrazioni limitate (recuperabili) e piccole aziende familiari in cui oggetto del provvedimento è il titolare dell’impresa e che purtroppo non sono salvabili: vanno quindi liquidate. Va inoltre incentivato il rating di legalità, uno strumento ancora poco usato dagli amministratori giudiziari.

La relazione è stata approvata all’unanimità. I prossimi passi?

Vorremmo tradurre i risultati in una riforma organica che, oltre a innovare e semplificare una normativa stratificata negli anni, istituisca una cabina di regia in grado di coordinare interventi e finanziamenti provenienti da fonti diverse: europee, nazionali, regionali e private. Puntiamo a elaborare un progetto di legge entro l’anno.

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