reindustrializzazione

Ex Fiat di Termini Imerese, piano di rilancio in mezzo al guado

di Nino Amadore


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3' di lettura

L’appuntamento è per lunedì al ministero del Lavoro: il management di Blutec tornerà a sedersi al tavolo con i sindacati, i rappresentanti della regione siciliana e ovviamente il rappresentante del ministero. All’ordine del giorno la richiesta della Cassa integrazione per quasi 700 lavoratori dello stabilimento che fu di Fiat a Termini Imerese.  Si tratta dell’ennesima puntata di una storia avviata quattro anni fa con l’accordo di programma sulla reindustrializzazione dell’area di Termini Imerese con la proposta della Blutec, che fa parte del gruppo Metec di Roberto Ginatta, di avviare nell’ex stabilimento Fiat del palermitano la produzione di veicoli elettrici.

A distanza di quattro anni siamo ancora, si può dire, al punto di partenza con qualche complicazione in più come l’inchiesta della Procura di Termini Imerese: i magistrati vogliono capire che fine hanno fatto i 21 milioni che Blutec ha già avuto. Un tema, quest’ultimo, che sarà affrontato martedì dai vertici di Blutec e in particolare dall’amministratore delegato Cosimo Di Cursi con i rappresentanti di Invitalia che materialmente ha erogato il denaro: Blutec ha avuto il via libera al piano di restituzione dei fondi e in questa fase dovrebbe erogare a Invitalia una prima parte pari, secondo alcune fonti, a cinque milioni. Ambedue le partite (il via libera alla Cassa integrazione e la restituzione del denaro) sono passaggi preliminari obbligati per arrivare a un nuovo piano di rilancio, sempre a guida Blutec, per l’ex stabilimento Fiat di Termini Imerese.

Poco prima di Natale, il 19 dicembre, l’azienda piemontese ha partecipato al tavolo ministeriale dedicato alle prospettive industriali e occupazionali dello stabilimento di Termini Imerese: «Ci siamo presentati al Mise - ha detto in quell’occasione Di Cursi - con un progetto di sviluppo per il sito di Termini Imerese serio e articolato, che coinvolge grandi produttori internazionali e punta sulle nuove sfide della mobilità green e sostenibile. Il nostro piano occupazionale prevede il riassorbimento graduale dei lavoratori di Termini Imerese nel corso del 2019, e saranno impegnati ovviamente sui vari progetti che sono in corso. Nel frattempo, l’azienda ha attivato la procedura di richiesta degli ammortizzatori sociali, a tutela dei lavoratori fino alla fine del periodo di riorganizzazione. Riteniamo dunque che Blutec abbia fatto la sua parte, mettendo a frutto l’esperienza e i contatti che sono il risultato di decenni di lavoro come azienda di eccellenza dell’automotive italiano». In quell’occasione, secondo fonti sindacali, Blutec ha illustrato le principali commesse acquisite: quella relativa al Doblò il cui avvio della produzione (prevista per il 21 dicembre 2018) è slittata a febbraio e alla vettura elettrica Lsev della cinese Jac la cui intesa potrebbe portare a una produzione già nel 2019 di circa 2.000 veicoli, con una prevedibile crescita nei volumi entro il 2021 di oltre 21.000. Mentre non è ancora confermato l’accordo commerciale per l'elettrificazione del Ducato, produzione che occuperebbe 200 lavoratori e vanno avanti le iniziative industriali sulla moto per fornitura delle Poste italiane e il veicolo per Garage Italia. Insomma Blutec ha provato a chiarire quali sono gli sforzi messi in campo per acquisire nuovi contratti e secondo il management su un totale di 692 dipendenti, 480 potrebbero essere riassorbiti entro il 2019.

Ma nonostante le parole rassicuranti dell’amministratore delegato di Blutec le perplessità non sono poche sul fronte sindacale e non solo. Nella sua visita a Termini Imerese di un paio di mesi fa il ministro per lo Sviluppo economico Luigi Di Maio ha chiamato in causa Fca prima di incontrare i 21 operai dell’indotto cui ha garantito (mantenendo l’impegno) gli ammortizzatori sociali. «Ci sono i prenditori e gli imprenditori - ha detto in quell’occasione Di Maio a proposito di Blutec -. Ci troviamo di fronte a un prenditore, che ha preso i soldi, si è preso i soldi dello Stato». La sensazione è che ci si trovi comunque in mezzo a un guado mentre la situazione sul fronte occupazionale si complica: per 64 operai che lavoravano all’interno dello stabilimento e si occupavano delle pulizie è scaduta la Naspi e oggi si ritrovano senza alcun paracadute. «Bisogna intervenire e subito - dice Roberto Mastrosimone segretario regionale della Fiom-Cgil -. Questi operai non possono e non devono rimanere fuori: anche a loro era stata fatta una promessa che non è stata mantenuta».  Mastrosimone fa anche un altro ragionamento sulla tenuta e affidabilità di Blutec: «Si faccia un’analisi seria della situazione a distanza di quattro anni - dice l’esponente della Fiom - se il management di Blutec non è in condizione di rispettare gli impegni si intervenga. Lo faccia Fca, che ha dato a Blutec la commessa della trasformazione del Doblò, entri direttamente nell’azienda così come ha fatto in altre occasioni».

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