OBIETTIVO QUOTA 161 AL SENATO

Crisi di governo, l’Udc frena: no a giochi di palazzo, noi in centrodestra. Deputato Iv torna nel Pd

Italia Viva prova a rientrare in partita, no da Pd e Cinque Stelle. A Palazzo Madama nasce un nuovo gruppo (Maie-2023) per aggregare i responsabili pronti a sostenere il premier

Crisi di Governo, Conte al Quirinale: avanti senza Italia viva

7' di lettura

Si preannuncia un fine settimana di lavoro per Giuseppe Conte che prepara le comunicazioni al Parlamento della prossima settimana, mentre fervono le consultazioni per ottenere la maggioranza al Senato. Renzi ha confermato la possibile astensione di Italia Viva. A sostegno del premier nasce un gruppo parlamentare per raccogliere i 'responsabili' e gli appelli anticrisi. Zingaretti ha confermato il sostegno a Conte ma ha posto condizioni. Di Maio ha chiuso all'ipotesi di tornare con Renzi, perchè «è inaffidabile».

Bersani attacca Italia Viva e l’Udc si sfila

Intervistato da SkyTg24, l’ex leader Pd Pierluigi Bersani ha ribadito: «Bisogna accettare alcuni compromessi, purché in cambio ci sia stabilità. Rincorrere le nuvole di fumo di Italia Viva? Se garantisse stabilità... ma non la garantisce, da qui a 15 giorni siamo da capo. Ancora non abbiamo capito com'è?». Bersani ha rincarato: «Una crisi comporta un rallentamento delle cose che bisogna fare».

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Dopo aver lanciato messaggi di apertura con Paola Binetti, l’Udc si sfila: «Non si può gettare il Paese nella palude e nel caos - si legge in una nota -. Gli italiani sono stanchi e stremati. Non ci prestiamo a giochi di palazzo e stiamo nel Centrodestra. Continueremo a lavorare in questo frangente drammatico per il bene del Paese. I nostri valori non sono in vendita».

Deputato Iv torna nel Pd

“È stata sbagliata la scelta di Italia Viva di aprire la crisi mentre il Paese è attraversato da tante difficoltà e sofferenze. Per questo lunedi voterò la fiducia al governo. Ho deciso di continuare il mio impegno parlamentare per favorire l'uscita dall'emergenza sanitaria e sociale e la necessaria ripresa economica nel gruppo del Partito Democratico riprendendo il filo di un percorso che viene da lontano e in questo senso ringrazio il segretario Zingaretti ed il capogruppo Delrio”. Così il deputato Iv Vito De Filippo, raggiunto dall'Ansa, che torna nel Pd. (ANSA).

Pd, serve maggioranza politica

«Siamo preoccupati per il Paese perché aprire una crisi al buio, come ha fatto Matteo Renzi con il suo partito - ha detto la vicepresidente del Pd Debora Serracchiani - , è incomprensibile per gli italiani e per tutti. Quindi, nell'interesse del Paese cerchiamo una maggioranza politica che raggiunga gli obiettivi che ci siamo dati in Europa. Ci serve un patto di legislatura e una maggioranza politica che si impegni ad utilizzare al meglio i fondi del Recovery e a mantenere quella credibilità che abbiamo conquistato in Europa».

Responsabili, costruttori o europeisti: al di là degli esercizi lessicali quello che serve alla maggioranza è trovare i numeri in Parlamento per compensare l’uscita di Italia viva. L’operazione è dunque in corso e c’è poco tempo per realizzarla: Conte sarà lunedì alla Camera e martedì al Senato e i parlamentari saranno chiamati a votare sulle comunicazioni del premier. Da dove possono arrivare i soccorsi per l’«avvocato del popolo»?

Un nuovo gruppo: Maie-Italia 23

L’operazione assumerà la forma di un gruppo in modo da dare una prospettiva elettorale ai senatori e ai deputati che decidessero di aderire: sarebbe il primo passo per la creazione di un vero e proprio movimento politico che faccia riferimento a Conte. A fornire il contenitore è il Maie (il Movimento per gli italiani all’estero, ora nel gruppo Misto): tre senatori fanno parte della maggioranza e avendo presentato il simbolo alle ultime elezioni possono formare un gruppo parlamentare se si raggiunge almeno quota 10 parlamentari. Già pronta la nuova denominazione, annunciata da Ricardo Merlo, presidente Maie e sottosegretario agli Esteri: Maie-Italia23 nata per «creare uno spazio politico che ha come punto di riferimento Giuseppe Conte».

La ricerca dei numeri

Trovato l’aggregatore, si devono individuare i parlamentari da convincere per formare la maggioranza alternativa a quella che ha sostenuto finora il Conte due. Come da tradizione della Seconda Repubblica, è al Senato che i conti non tornano. Attualmente Conte gode del sostegno di M5s (92 senatori), Pd (35), Leu (6), Autonomie (6), otto senatori del gruppo Misto (Maurizio Buccarella, Adriano Cario, Saverio De Bonis, Luigi Di Marzio, Raffaele Fantetti, Sandra Lonardo, Ricardo Antonio Merlo, Sandro Ruotolo) e Italia Viva (18). Totale: 165 voti (senza contare i senatori a vita). Con l’uscita del partito di Matteo Renzi si scende a 147. Per assicurarsi la maggioranza fissata a quota 161 voti (la metà più uno del plenum di Palazzo Madama) servono perciò 14 adesioni.

Altre simulazioni sono fatte sulla cosiddetta “maggioranza politica”, vale a dire il quorum calcolato sui 315 eletti, escludendo i sei senatori a vita. In questo caso servirebbero 158 voti. Stefano Ceccanti, capogruppo del Pd in commissione Affari costituzionali, ricostruendo il dibattito in Assemblea costituente, perché un Governo ottenga la fiducia è sufficiente «la sola maggioranza relativa e non quella assoluta». In altri termini: è «necessario solo che i sì battano i no».

La base di ex grillini

«La questione dei numeri è seria. Si può evitare la crisi avendo un numero in più, ma non pensare di governare» ha detto il vicesegretario del Pd Andrea Orlando. A fare da base per la nascita del Conte ter potrebbe essere innanzitutto la schiera degli ex grillini dispersi al Senato: hanno dato la loro disponibilità per aumentare le truppe Gregorio De Falco e Tiziana Drago ma si punta ad altri ex pentastellati (Lello Ciampolillo, Carlo Martelli e Marinella Pacifico), compresi quelli che hanno aderito al progetto di Renzi come Gelsomina Vono, vicepresidente della commissione Lavori pubblici che però chiarisce: «Lo dico una volta per tutte: non sono interessata ad un progetto di fantomatici “responsabili” o “costruttori”. Condivido totalmente la linea e le scelte di Italia Viva». Tra ammiccamenti e voci, è proprio nel partito di Renzi che vengono cercati supporti alla nuova maggioranza: Donatella Conzatti, già Forza Italia,per ora smentisce («non faccio e non farò parte dei cosiddetti responsabili»), mentre nella lista di senatori renziani da poter convincere ci sarebbero Vincenzo Carbone (anche lui eletto con Fi) e Anna Maria Parente (proveniente dal Pd e presidente della commissione Lavoro).

Il costruttore Nencini

In ogni caso se l’operazione della “lista Conte” andasse in porto e la maggioranza si presentasse al Quirinale da Sergio Mattarella con un quarto gruppo parlamentare, le avances verso i senatori di Iv si potrebbero intensificare. A pesare c’è anche un’altra variabile. Tra i primi a uscire allo scoperto dichiarandosi “costruttore” è stato Riccardo Nencini, detentore del simbolo del Psi che ha consentito a Italia Viva (nata da una scissione dal Pd) di costituirsi come gruppo autonomo in Senato (per il regolamento occorre avere a disposizione un simbolo depositato alle elezioni precedenti). Ci sarebbe perciò per Italia viva il pericolo di dover tornare al Misto, anche se Nencini ha smentito di voler togliere il loro simbolo ai renziani.

Di Maio, costruttori anche in Iv, sono ottimista

Intervenuto alla trasmissione Otto e mezzo su La7, il ministro degli Esteri Luigi Di Maio (M5s) ha confidato: «Io credo che ci siano dei costruttori anche tra i parlamentari di Italia Viva. Credo che se Conte si presenta in parlamento per spiegare il nostro progetto per i prossimi due anni, ci saranno tante persone che vorranno condividerlo. E penso che, al di là delle persone, questa sia l'occasione per rilanciare l'azione di governo». L’ex leader politico dei Cinque Stelle si è detto «ottimista».

Movimenti centristi

Dal centrodestra si smentiscono le ipotesi di soccorso. Si guarda però con attenzione ai movimenti centristi della componente dell’Udc con i suoi tre senatori, iscritti al gruppo di Forza Italia: Paola Binetti, Antonio De Poli e Antonio Saccone. La prima è uscita allo scoperto: «Io personalmente, da sola, nella maggioranza, lasciando l’opposizione dove ho fatto tante battaglie , non andrei - ha detto la senatrice già esponnete del Pd e di Scelta civica -. Ma se tutto il mio gruppo, l’Udc, con un piano e un progetto politico articolato e condiviso con questa maggioranza, decidesse di sostenere questa fase della legislatura, io mi sentirei di collaborare, anche nell'eventualità di una nuova maggioranza”. Poi, parlando ai microfoni di Fanpage.it della possibilità che il suo partito sostenga Conte in Parlamento, Binetti ha aggiunto: «Quello che vogliamo vedere è che Conte dia all'Udc, come soggetto politico, pari dignità rispetto agli altri della maggioranza, pur riconoscendone le specificità. Se così fosse noi ci penseremmo seriamente». L’altra componente centrista è quella formata dal trio Massimo Vittorio Berutti, Paolo Romani e Gaetano Quagliariello di Idea-Cambiamo (iscritti al Misto) che però negano di voler andare in soccorso al presidente del Consiglio.

Zingaretti: voto Camere non è sfida ma momento chiarezza

Intanto nel suo intervento in assemblea con i deputati Pd, il segretario Nicola Zingaretti ha messo in evidenza che «si sta aprendo una fase in cui abbiamo anche noi voluto il Parlamento avesse centralità nelle scelte che andremo a fare. Parlamentarizzare non è una sfida - ha aggiunto -, ma una necessità e un passaggio delicato collocato nella sede appropriata, che è il Parlamento. Ogni forza politica dovrà assumersi per le sue scelte, nella chiarezza, le proprie responsabilità». Il segretario Dem ha chiesto al premier di allargare la maggioranza e di innovare il programma. «In maniera aperta e trasparente ci si rivolge al Parlamento perché si possa definire un profilo di un allargamento possibile della maggioranza che, come detto a Conte, deve avvenire però dentro uno schema di garanzia dei contenuti e un profilo politico che dovrà essere costruito - ha affermato - questa è la condizione massima per salvaguardare la legislatura e dare una prospettiva a una stagione di rinnovamento che vogliamo continuare: purtroppo tutti i nodi della verifica sono ancora sul tappeto». Serve un «forte impianto di innovazione e di definizione di un programma di legislatura». Il segretario ha infine ribadito che i Dem non sono disposti a far parte di un governo al fianco della destra sovranista. «Ora dobbiamo inserire due elementi di chiarezza - ha affermato -: il primo è che il Pd comunque non è disponibile a varare, partecipare o costruire governi che coinvolgano la destra sovranista di questo Paese». E a chi gli ha fatto notare che è il minimo sindacale, il segretario ha replicato: «Per noi era scontato ma vi assicuro che è stato molto opportuno dirlo ieri nell'estrema chiarezza».

Renzi, pronti a discutere senza veti su nomi

In questo quadro ancora in evoluzione, non mancano aperture da Italia Viva, dopo lo strappo. «Noi abbiamo detto di essere sempre disponibili a discutere senza veti e senza preclusioni sui nomi», ha detto Renzi a Titolo Quinto, a chi gli chiedeva se per Italia viva si fosse chiusa la strada della maggioranza. Il capogruppo al Senato Davide Faraone in un’intervista a Fanpage ha messo in evidenza che Iv ha chiesto al presidente del consiglio « di occuparsi di sciogliere alcuni nodi che sono irrisolti all'interno della maggioranza di governo. Se il presidente del consiglio pratica questa strada - ha aggiunto Faraone - noi ci siamo, se invece si vogliono evitare questi problemi, per tenere insieme una maggioranza raccogliticcia che non risolve i problemi del paese, pazienza».

Governo: fonti, per Conte escluso ritorno con Renzi

Se da alcune componenti di Italia Viva sono giunte dunque aperture, fonti vicine a Conte interpellate sulla possibilità di ricucire con l’ex segretario del Pd hanno chiarito: è «escluso assolutamente» un ritorno con Matteo Renzi.

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