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Ex Ilva abbatte le emissioni: «Opere ambientali a regime»

Il piano ambientale dell’ex Ilva (ora Acciaierie d'Italia) le cui prescrizioni sono normate dal Dpcm di settembre 2017, procede verso la conclusione, fissata ad agosto 2023

di Domenico Palmiotti

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3' di lettura

«Gli interventi previsti per l’adeguamento degli impianti sono stati quasi tutti completati e certificati», e «l’esecuzione degli interventi rimanenti è in linea con i tempi previsti». Inoltre, è stato stimato «lo scenario emissivo post-operam (ossia lo scenario successivo alla realizzazione degli interventi previsti) e relativo a una produzione annua di 6 milioni di tonnellate di acciaio» ed è emersa «una riduzione significativa delle emissioni di polveri rispetto allo scenario ante-operam». Così il ministero della Transizione ecologica evidenzia le conclusioni dell’Ispra che a giugno ha verificato lo stato di attuazione del piano ambientale dell’ex Ilva (ora Acciaierie d'Italia) le cui prescrizioni sono normate dal Dpcm di settembre 2017.

Impatto ambientale mitigato

Il piano procede dunque verso la conclusione, fissata ad agosto 2023. La certificazione di Mite ed Ispra (riportata anche in sede di Osservatorio Ilva dove sono presenti anche gli enti locali) arriva ad un mese e mezzo (31 maggio) dal no della Corte d’Assise di Taranto al dissequestro degli impianti siderurgici. Ma anche a pochi giorni (26 luglio) dal decimo anniversario del loro sequestro, tant’è che il 26 luglio ci sarà una marcia «in difesa della vita e della salute» cui seguirà, da parte dei promotori, l’aggiornamento della denuncia presentata a dicembre 2021 alla magistratura contro Acciaierie d’Italia.

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Ma se a luglio 2012 il gip Patrizia Todisco scriveva che «l’imponente dispersione di sostanze nocive nell’ambiente urbanizzato e non ha cagionato e continua a cagionare un grave pericolo per la salute pubblica... danno che si è concretizzato in eventi di malattia e di morte», e se a maggio scorso, dopo il no della Procura al dissequestro, il collegio dell’Assise, che ha confiscato gli impianti, affermava come «la realizzazione parziale delle prescrizioni Aia non sia idonea a garantire la sicurezza degli impianti», ritenendo quindi ancora attuale «il presupposto legittimante il sequestro preventivo», adesso Mite ed Ispra dicono che si è sulla buona strada per rendere meno impattante il siderurgico di Taranto.

Interventi da 700 milioni di euro

Il Mite ha già trasmesso al ministero della Salute il quadro emerso dall'accertamento «per le valutazioni sanitarie che consentiranno di verificare se, ad esito della realizzazione degli interventi del piano, sono presenti situazioni di rischio sanitario». Le dichiarazioni di Mite ed Ispra (che, insieme ad Arpa Puglia, è il braccio operativo del ministero) confermano quanto i vertici dell’azienda hanno detto in più occasioni circa l’avanzamento del risanamento ambientale. Fonti vicine ad Acciaierie d’Italia commentano al Sole 24 Ore che «si tratta di un risultato frutto della professionalità e dell’impegno incessante dei manager e dei tecnici di Acciaierie d’Italia, che in questi anni - nonostante le difficoltà della pandemia e più recentemente del conflitto in corso - hanno saputo coordinare e valorizzare al massimo gli interventi dei principali partner tecnologici tra cui Paul Wurth, Primetals, Eni Rewind e Thyssenkrupp Industrial Solutions, nonché delle numerose imprese dell’indotto coinvolte nelle opere ambientali, a fronte di un ingente impegno finanziario che a fine esercizio 2021 ammontava ad oltre 700 milioni di euro».

Transizione, in dote risorse per 800 milioni

La parte ambientale, tuttavia, continua ad essere osservata con grande attenzione da parte del Comune di Taranto, anche alla luce del fatto che l’area è destinataria di 800 milioni di risorse del Just Fund Transition per allentare la dipendenza economica e industriale dalle fonti fossili. Il sindaco Rinaldo Melucci ha appena varato l'Osservatorio per la transizione, chiamando a farne parte Arpa Puglia e Asl Taranto. «Riscriveremo il rapporto con la grande industria» spiega Melucci precisando che finalità dell'Osservatorio sono «l’analisi dell’impatto delle servitù cittadine dello stabilimento siderurgico, la revisione delle concessioni demaniali in uso ai privati che inquinano o depauperano il sistema territoriale, la predisposizione di strumenti di tutela contro i soggetti che adottano comportamenti lesivi degli indotti locali, il sostegno alle misure di risarcimento assicurate dalla legge ai residenti delle aree più provate dall’inquinamento industriale».

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