Taranto

Ex Ilva, nuovo scontro al Tar sul decreto Cingolani. Sciopero in tutto il gruppo

La società ha chiesto la sospensiva del decreto evidenziando l’impossibilità di procedere al fermo in un lasso di tempo ritenuto breve

di Domenico Palmiotti

Ex Ilva,lavoratori in presidio davanti alla Prefettura di Taranto: "Servono risposte"

2' di lettura

Acciaierie d'Italia, ex Ilva, è di nuovo nei Tribunali amministrativi. Ad un mese dal deposito della sentenza del Consiglio di Stato, che ha evitato il fermo degli impianti dell'area a caldo dello stabilimento di Taranto e annullato l'ordinanza del sindaco, il nuovo conflitto è ora al Tar del Lazio, che si è riservato la decisione. Il 20 luglio c'é stata l'udienza sul ricorso con cui Acciaierie d'Italia ha impugnato un decreto del ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani.

Il braccio di ferro sulla messa a norma

Oggetto, i lavori di messa a norma della batteria 12 che produce il coke per gli altiforni. L'azienda ha chiesto di spostare a fine gennaio 2022 il completamento dei lavori. Cingolani, invece, ha ribadito il termine previsto, 30 giugno 2021, precisando che l'inadempimento da parte di Acciaierie d'Italia avrebbe comportato il fermo della batteria 12 dall'1 luglio con il completamento della fermata entro 10 giorni.

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L'ex Ilva ha fatto ricorso al Tar Lazio e gli avvocati, in udienza, hanno esibito un documento di Ispra in base al quale lo stop della batteria richiede almeno 60 giorni e non i 10 stabiliti dal ministero. Questo è anche un punto richiamato dai legali dell'azienda insieme al danno produttivo derivante dalla minore produzione di ghisa essendoci meno coke disponibile per i tre altiforni in marcia a Taranto.

Lo sciopero nel gruppo

Ma la giornata del 20 luglio è stata segnata anche da uno sciopero di 24 ore in tutto il gruppo siderurgico. Indetto da Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm, lo sciopero ha voluto da un lato protestare contro la gestione aziendale e l'uso della cassa integrazione e dall'altro invitare, ancora una volta, il Governo a dare una svolta al problema, visto che lo Stato, con Invitalia, adesso è socio di ArcelorMittal Italia in Acciaierie d'Italia.

A Taranto c'è stato un sit in sotto la Prefettura. A Genova, invece, la protesta proseguirà sino al 29 luglio con un'ora di sciopero al giorno contro la cassa integrazione. Le sigle metalmeccaniche parlano di “alta adesione” allo sciopero del 20 luglio al netto del personale di comandata, cioè obbligato a stare sugli impianti per ragioni di sicurezza.

I sindacati chiedono risposte

«Auspichiamo con l'imminente insediamento del nuovo consiglio di amministrazione di Acciaierie d'Italia, con la rappresentanza della parte pubblica, che si recuperi il tempo perso e si avvii un rilancio produttivo ed occupazionale che guardi al futuro e ad investimenti durevoli», ha dichiarato Valerio D'Alò della Fim Cisl.

Mentre per Gianni Venturi della Fiom Cgil «l'unica certezza per i lavoratori è la cassa integrazione a fronte di una domanda di acciaio in forte crescita. Il tempo è scaduto e i lavoratori attendono risposte immediate sull’occupazione e soprattutto l’attuazione del piano ambientale e industriale».

Infine, per il 21 luglio è attesa la prima convocazione dell'assemblea di Acciaierie d'Italia (il 2 agosto in seconda convocazione). A seguire l'insediamento del cda con Franco Bernabè presidente (di designazione pubblica). Lucia Morselli resterà amministratore delegato, espressione del socio privato.

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