Siderurgia

Acciaio all’idrogeno entro dieci anni. Nuovo piano da 4,7 miliardi per l’ex Ilva

Acciaierie d'Italia conferma l'obiettivo di produzione di 8 milioni di tonnellate di acciaio nel 2025

di Domenico Palmiotti

Siderweb: rendere ancora più 'green' la filiera dell'acciaio

4' di lettura

L'ex Ilva, ora Acciaierie d'Italia, conferma l'obiettivo di produzione di 8 milioni di tonnellate di acciaio nel 2025 ma, rispetto al precedente piano ArcelorMittal tarato su cinque anni, quello nuovo della società costituita tra pubblico (Invitalia) e privato (ArcelorMittal) si da un orizzonte temporale di dieci anni e alza l'asticella. È il dato emerso dal vertice del 13 dicembre al Mise tra Acciaierie d'Italia, col presidente Franco Bernabè e l'ad Lucia Morselli, i ministri Giancarlo Giorgetti (Sviluppo economico) e Andrea Orlando (Lavoro) e i sindacati.

Adesso la posta in gioco è produrre acciaio attraverso l'idrogeno alla fine dei dieci anni, cambiando totalmente l'attuale schema produttivo del siderurgico di Taranto. Nel piano precedente, invece, gli 8 milioni sarebbero stati prodotti in parte con gli altiforni, che fanno parte del ciclo integrale, e in parte con un forno elettrico. Quest'ultimo avrebbe contribuito per 2,5 milioni di tonnellate. Il forno elettrico rimane, confermata anche la costituzione di una società per la gestione dell'impianto di preridotto che dovrà alimentare il forno elettrico, ma la reimpostazione della fabbrica con l'idrogeno è l'approccio nuovo. Si punta ad avere maggiore sostenibilità ed un più deciso abbattimento delle emissioni inquinanti.

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Il Mise: garantire sostenibilità e competitività

Spiega il Mise: “Il nuovo piano, che prevede un investimento complessivo di 4,7 miliardi di euro, si articolerà su 4 obiettivi che dovranno garantire nei prossimi anni la continuità produttiva attraverso il ritorno alla piena occupazione dei lavoratori entro il 2025, il raggiungimento della sostenibilità ambientale nella produzione di acciaio con il passaggio dal carbone all’idrogeno e con l’utilizzo di forni elettrici”. “Tutto ciò - prosegue il Mise - perseguendo gli obiettivi di sostenibilita economica per ottenere un prodotto competitivo sul mercato, per qualità e per costo, che consenta di raggiungere i livelli di crescita produttiva prevista in 8 milioni di tonnellate al 2025. Entro questa data gli investimenti in tecnologie innovative, alcuni già avviati, consentiranno già una riduzione di circa il 40% di CO2 e del 30% delle polveri sottili”.

Giorgetti: rilancio più complicato del previsto

Per Giorgetti, il rilancio dell'ex Ilva “è più complicato di quanto ci aspettassimo, serve fiducia e speranza da parte di tutti”. Il piano, ha aggiunto il ministro, “è realistico ma non semplice. Il passaggio all'idrogeno e la gestione e le conseguenze degli aspetti occupazionali hanno bisogno di tempo. Il Governo farà la sua parte, continuerà a lavorare con spirito costruttivo mettendo ordine in un pacchetto di norme e di strumenti che consentano di gestire la fase di transizione verso il green di un settore strategico quale quello dell'acciaio”.

Emiliano: pronti a fare nostra parte su energia

Per il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, a proposito della decarbonizzazione, “il Governo della Repubblica italiana finalmente accetta la prospettiva che la Regione Puglia ha coltivato in questi sei anni”. “Abbiamo dato la nostra disponibilità - ha sostenuto Emiliano - a costruire un piano energetico per l'energia alternativa, soprattutto da solare ma anche eolica, che consenta di sostenere lo sforzo straordinario per costituire a Taranto il polo dell'idrogeno e per alimentare di idrogeno, a partire dal più presto possibile, questo impianto così impattante e inquinante”. “Questa disponibilità - ha detto ancora Emiliano - significa anche sacrificio ambientale. Ma bisogna scegliere quale è l'impatto ambientale a cui si va incontro, se è quello delle emissioni di CO2, diossina, benzoapirene, Ipa, o se è quello paesaggistico e dell'impiego di luoghi sicuramente delicati”. “La Puglia ci sta, sapendo bene che non è possibile avere la botte piena e la moglie ubriaca” ha concluso il governatore regionale.

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Le valutazioni dei sindacati

A giudizio di Roberto Benaglia della Fim Cisl, “è sicuramente molto importante vedere un piano da qui ai prossimi dieci anni per la totale decarbonizzazione che deve dare un futuro stabile, e per sempre, a questo grande polo siderurgico. Sono però emerse delle criticità. Da un lato - ha aggiunto - gli approvvigionamenti dell'energia, dei costi, di chi paga. Servono oltre 4 miliardi in un decennio, che devono essere messi in campo con sicurezza, altrimenti nessuna azienda fa investimenti. L'altro problema - ha sottolineato Benaglia - è che dobbiamo lavorare in un polo che ha scarsa manutenzione, con impianti che ancora oggi vanno a corrente alternata, con aziende dell'indotto che non vengono pagate”.

Per Francesca Re David, della Fiom Cgil, “più che un piano industriale, è stata presentata una ipotesi di percorso che traguarda i prossimi dieci-undici anni. Che è pieno di condizioni. Dipende se l'impianto verrà dissequestrato, se ci sarà disponibilità finanziaria, dipende dal costo del gas, da quello dell'elettricità, dipende da quando arriva l'idrogeno, dalla nuova Autorizzazione integrata ambientale. Dipende da tante cose”.

Infine per Rocco Palombella della Uilm “siamo ancora difronte ad annnunci e a presentazioni anche parziali di un piano industriale decennale. Dieci anni sono una eternità. Noi abbiamo chiesto di conoscere i dettagli e di avviare un confronto di merito”.“Loro ci hanno spiegato che il piano è sostenibile - ha detto Palombella -. Ci sono quattro punti che loro ritengono importanti. Noi chiediamo che si apra immediatamente un confronto. Allo stato delle cose, non ce la sentiamo di essere rassicurati da questo piano che non conosciamo nel dettaglio e che non sposta assolutamente nulla rispetto alle nostre preoccupazioni”.

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