SIDERURGIA

Ex Ilva, ArcelorMittal si prende anche i refrattari di Sanac

di Matteo Meneghello


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(REUTERS)

2' di lettura

Via vecchia insegna Ilva. Jehl, saremo migliori d'Europa

Dopo l’ex Ilva, ArcelorMittal si prepara a rilevare anche Sanac, l’ex controllata del gruppo siderurgico pugliese che si occupa della lavorazione dei refrattari, componente strategica per la manutenzione dell’altoforno. Tutto da rifare, invece, per l’altra azienda della galassia Ilva finita in amministrazione straordinaria, la Innse, vale a dire il produttore dei cilindri da laminazione: nelle prossime settimane sarà riaperto il bando e saranno raccolte nuove manifestazione di interesse.

Sanac e Innse sono gli ultimi pezzi degli asset messi in amministrazione straordinaria con il passaggio della gestione del gruppo Ilva dai Riva ai commissari straordinari. Si tratta di due realtà strategiche per le forniture all’acciaieria, ma che erano state stralciate dal bando di gara principale, e per le quali sono state avviate, in questi mesi, due procedure di vendita distinte. «Siamo in gara - aveva confermato l’amministratore delegato di ArcelorMittal Italia, Matthieu Jehl la settimana scorsa a margine dell’annuale incontro con la stampa internazionale a Parigi -, stiamo aspettando che si completi l’iter per conoscere le decisioni della procedura».

Nei giorni scorsi sono state aperte le buste relative a Sanac. L’unica offerta pervenuta è stata proprio quella di ArcelorMittal. Ora la proposta è al vaglio dell’advisor Rotschild: nel caso di una valutazione positiva e di un via libera da parte del Mise e del comitato di Sorveglianza si potrebbe arrivare a un’assegnazione già per la fine di gennaio. L’eventuale aggiudicazione necessita, come nel caso della cessione di Ilva, di un accordo sindacale prima di essere perfezionata. Sanac, con circa 400 dipendenti e un fatturato di 150 milioni, ha quattro unità produttive in Italia: a Gattinara (Vc), Grogastu (Ca), Massa e Vado Ligure (Sv).

Differente la situazione per Innse, azienda storica con sede a Brescia. Dopo la fase di raccolta delle manifestazioni di interesse (tra queste anche quella di ArcelorMittal), la procedura ha ricevuto una sola offerta definitiva, da parte di un player italiano. La multinazionale proprietaria dell’ex Ilva ha preferito non proseguire nell’operazione. La proposta giunta ai commissari però, secondo quando si apprende da fonti, non è stata giudicata adeguata, sia dal punto di vista economico che sul piano delle garanzie occupazionali. A questo punto sarà riaperto il bando. A metà gennaio si dovrebbe riunire il comitato di sorveglianza e dopo si chiederà al Mise il parere positivo per la riapertura delle manifestazioni di interesse, presumibilmente per la fine del mese. Tecnicamente, osservano fonti industriali, il bando dovrebbe riaprirsi con un prezzo ribassato rispetto alla proposta precedente.

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