LA CRISI DELL'ACCIAIERIA

Ex Ilva, si cerca un accordo con ArcelorMittal. Incontro Gualtieri-Morselli

«Non spegnere gli altiforni della ex Ilva fino alla definizione della causa civile». È stato questo l’invito fatto dai giudici di Milano all’azienda. Perquisite dalla Gdf le sedi dell’azienda a Taranto e Milano

di Domenico Palmiotti


Detto e contraddetto: le frasi della politica sull’Ilva

5' di lettura

La tensione sull’ex Ilva rimane alta ma il filo del negoziato non si è ancora rotto. Perquisizioni e sequestri da parte della Guardia di finanza sono stati effettuati negli uffici di ArcelorMittal di Taranto e in quelli milanesi di via Brenta. Gli interventi sono stati disposti su richiesta delle due procure, Taranto e Milano, che hanno avviato delle inchieste sul caso dell’acciaieria.

Tra i documenti contabili che la Gdf di Taranto ha acquisito negli uffici dello stabilimento siderurgico ArcelorMittal, su delega della procura, ci sono quelli che riguardano l’acquisto delle materie prime e la vendita dei prodotti finiti, considerando le ingenti perdite segnalate dalla multinazionale rispetto alla gestione commissariale.

Oltre all’aggiotaggio informativo, ossia alle false comunicazioni al mercato, nell’inchiesta milanese sull’addio di ArcelorMittal all’Ilva i pm contestano il reato di distrazione di beni del fallimento e di omessa dichiarazione dei redditi . Le indagini puntano ad accertare se sia stata creata una situazione di “crisi pilotata” o meno.

In una nota «l’azienda conferma la presenza della Guardia di Finanza negli uffici di Milano e nello stabilimento di Taranto di ArcelorMittal Italia» e sottolinea che «sta collaborando fornendo le informazioni richieste».

Il Comune di Taranto ha annunciato che si costituirà in giudizio sia nella causa promossa dalla AM InvestCo Italy contro Ilva in amministrazione straordinaria davanti al Tribunale di Milano ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 105 del codice di procedure civile, per l'udienza del 6 maggio 2020, sia nel procedimento d'urgenza ex art. 700 del codice di procedura civile, promosso sempre dinnanzi al Tribunale di Milano da Ilva in AS contro AM InvestCo Italy, con udienza fissata per il prossimo 27 novembre.

Anche la Regione Puglia ha annunciato con le parole del governatore Michele Emiliano l’intenzione di costituirsi in giudizio dinanzi al Tribunale di Milano «al fine di evitare qualsiasi pregiudizio ambientale e alla salute umana cagionato da un incontrollato abbandono degli asset aziendali». La costituzione fa riferimento anche alla tutela dell’integrità del compendio aziendale, «il cui venir meno per l’illegittimo e forse premeditato operato della società affittuaria comprometterebbe anche la possibilità di decarbonizzazione del ciclo produttivo proposta dalla Regione Puglia».

Le trattative intanto continuano. Il ministro dell'Economia Roberto Gualtieri avrebbe visto nel fine settimana, a quanto apprende l'agenzia Ansa, l'amministratore delegato di Arcelor Mittal Italia Lucia Morselli che avrebbe dato segnali di disponibilità per tornare indietro rispetto al recesso dal contratto.

Venerdì 22 incontro Conte - A.Mittal e tavolo azienda-sindacati
Intanto a livello politico si cerca una mediazione. L’attenzione è tutta sul faccia a faccia atteso per venerdì 22 novembre tra il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e Lakshimi Mittal. Sempre venerdì ci sarà un nuovo tavolo tra azienda e sindacati.

Il colosso franco indiano ArcelorMittal ha sospeso il piano di fermata degli impianti del siderurgico di Taranto. L’annuncio è stato fatto dall’azienda. Intanto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha incontrato i sindacati. L’Ilva è un grande problema nazionale che va risolto con tutto l’impegno e la determinazione, ha detto il Capo dello Stato, sottolineando che la soluzione spetta al governo.

La scelta di sospendere la decisione di spegnere l’altoforno 2 di Taranto in attesa della sentenza del Tribunale di Milano ha rappresentato un’apertura da parte di ArcelorMittal: «A seguito della recente richiesta dei commissari dell’Ilva al Tribunale di Milano volta all’ottenimento di provvedimenti provvisori relativi all’acciaieria di Taranto - si legge in una nota del gruppo - AM InvestCo Italy prende atto e saluta con favore l’odierna decisione del Tribunale di non accogliere la richiesta di emettere un’ordinanza provvisoria senza prima aver sentito tutte le parti. L’udienza in Tribunale è fissata per il 27 novembre».

«AM InvestCo - dichiara l’azienda - seguirà l’invito del Tribunale a interrompere l’implementazione dell’ordinata e graduale sospensione delle operazioni in attesa della decisione del Tribunale. Tale processo - si conclude - è in linea con le migliori pratiche internazionali e non recherebbe alcun danno agli impianti e non comprometterebbe la loro futura operatività».

L’invito fatto dai giudici di Milano
«Non spegnere gli altiforni della ex Ilva fino alla definizione della causa civile». È stato questo l’invito fatto lunedì 18 mattina dai giudici di Milano, tramite il presidente del Tribunale, Roberto Bichi, ad ArcelorMittal. Fonti giudiziarie spiegano che, non essendoci un provvedimento diretto alle parti poiché la prima udienza è il 27 novembre, quello di Bichi è solo un "invito" alle parti, una sorta di moral suasion, ma importante visto che arriva da chi dovrà esprimersi sul ricorso d’urgenza promosso dalla ex Ilva nei confronti della multinazionale. Nei giorni scorsi Arcelor Mittal aveva presentato ai sindacati, ai ministeri e alle istituzioni locali un programma di chiusure scadenzate del siderurgico di Taranto che prevede che l’altoforno 2 sia fermato il 13 dicembre, l’altoforno 4 a fine dicembre e l’altoforno 1 a metà gennaio.

Gualtieri: «Si a scudo se c’è accordo»
«Se si definisce un accordo con Mittal nel quadro di questo accordo ci sarà anche la componente dello scudo penale. Io penso che debba essere fatto ma in un quadro complesso». Cosi il ministro dell’economia Roberto Gualtieri a La 7 parlando della vicenda Ilva. Gualtieri ha anche smentito l’ipotesi di un prestito ponte ventilata dai giornali. Aggiunge che «Ilva non chiuderà. Occorre una soluzione industriale perché l’Italia ha bisogno di un’acciaieria. Auspico una ripresa del negoziato. Questo è un momento delicato. Da Arcelor Mittal è arrivato un primo segnale positivo anche se legato alla vicenda processuale».

Landini (Cgil): sospensione spegnimento forni primo risultato
La sospensione dello spegnimento dei forni è il «primo risultato», commenta il leader della Cgil Maurizio Landini. «È il momento della responsabilità», ha aggiunto. Inoltre ha ricordato che il sindacato ha chiesto al presidente del consiglio, Giuseppe Conte, «di convocare la proprietà e le organizzazioni sndacali perché Mittal deve revocare il suo provvedimento e discutere al tavolo come si applica l’accordo così come è stato firmato». Aggiunge che «il Governo, per quello che ci riguarda, deve ripristinare tutte le condizioni legislative che c’erano all’atto dell’accordo. È il momento della responsabilità e credo che sia sotto gli occhi tutti che questo significa dare un futuro al Paese, che vuol dire essere capaci di produrre acciaio senza inquinare e senza perdere un posto di lavoro».

Barbagallo (Uil): «Favorire una ripresa della trattativa»
Al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, «chiediamo di ripristinare le regole che c’erano nell’accordo, per riprodurre le cose che servono per ripartire». Lo afferma il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo. «Ora aspettiamo che Conte ci metta nelle condizioni di favorire una ripresa seria della trattativa con la proprietà, mettendo sul tappeto tutte le condizioni precedenti alla diatriba che si è creata».

Furlan (Cisl): forni restano accesi «notizia importantissima»
La sospensione della procedura di spegnimento dei forni dell’Ilva di Taranto, comunicata da ArceloMittal, è una «notizia importantissima». Così la leader della Cisl, Annamaria Furlan, al termine dell’incontro al Quirinale con il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, a cui hanno preso parte anche i segretari generali di Cgil e Uil, Maurizio Landini e Carmelo Barbagallo.

Per approfondire:
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