Siderurgia

Ex Ilva, Bernabè: 10 anni per decarbonizzare non sono tanti

Prima uscita pubblica a Taranto del presidente di Acciaierie d’Italia. Dissequestro impianti e Stato al 60% a maggio? «Vedremo, è presto per parlarne»

di Domenico Palmiotti

Siderweb: rendere ancora più 'green' la filiera dell'acciaio

3' di lettura

Dieci anni per decarbonizzare un grande complesso industriale come l'ex Ilva di Taranto, ora Acciaierie d'Italia, non sono affatto un tempo lungo. E in quanto al passaggio dello Stato al 60 per cento, tramite Invitalia, in Acciaierie d'Italia, operazione che è per ora calendarizzata a maggio 2022 ma legata anche al dissequestro giudiziario degli impianti siderurgici di Taranto - sequestrati con facoltà d'uso da luglio 2012 -, è presto per parlarne.

Parola di Franco Bernabè, presidente di Acciaierie d'Italia, il 27 gennaio alla sua prima uscita pubblica a Taranto in occasione dell'evento Smau ospitato dall'Autorità di sistema portuale del Mar Ionio, porto di Taranto. «Lo vedremo nel momento in cui si verificheranno le condizioni. Oggi è presto per parlarne», dice Bernabé sul doppio passaggio di maggio prossimo (Stato al 60 per cento e dissequestro).

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Passaggio che più di uno reputa molto complicato anche perché la Corte d'Assise, nella sentenza di fine maggio scorso per il processo “Ambiente Svenduto”, relativo al reato di disastro ambientale contestato ai Riva, ex proprietari e gestori della fabbrica, ha accolto la richiesta dei pm circa la confisca degli impianti. E se è vero che la confisca scatterebbe solo dopo il giudizio in Corte di Cassazione, è anche vero che le motivazioni della sentenza di maggio, e sul perché di quelle decisioni del collegio, non sono ancora uscite.

Transizione energetica, siamo ancora agli inizi

Sui dieci anni per decarbonizzare, Bernabè ha osservato a Taranto che «dieci anni non è un periodo lungo, anzi è un periodo corto se noi andiamo a vedere i progetti di decarbonizzazione che sono in corso negli altri Paesi, parliamo del 2040, del 2050». Secondo Bernabé, «che mentre per quanto riguarda la tecnologia, noi beneficiamo oggi, nella transizione 4.0, di 50 anni di investimenti fatti dalle grandi imprese, quindi tutto questo dinamismo nasce dal fatto che a monte c'è stato questo grande investimento, nella transizione energetica siamo invece agli inizi e quindi c'è bisogno di sviluppare tecnologie».

«Forse non è ancora chiara la dimensione del cambiamento in atto - ha aggiunto Bernabè - perché si parla di decarbonizzazione come se fosse un processo normale. In realtà la decarbonizzazione riguarda una rivoluzione radicale nel mondo dell'energia».

«Distinguerei - ha proseguito Bernabé - la transizione energetica dalla transizione ambientale». La prima, ha detto ancora Bernabè, «è processo di lungo periodo». Sulla transizione ambientale, Acciaierie d'Italia «hanno già investito. ArcelorMittal, nel corso degli ultimi tre anni, ha fatto investimenti importanti e questi verranno accelerati».

Ma per Bernabé, «la transizione ambientale non è la transizione energetica. La transizione ambientale - ha chiarito - va accelerata rapidamente ed ha già ottenuto dei risultati importanti, che porterà altro risultati importanti, ma sulla transizione energetica, che è la transizione verso un minor contenuto di C02, dobbiamo pensare a tempi che sono certamente più lunghi».

Taranto diventerà un polo centrale di innovazione

Ottimista su Taranto si dichiara Bernabè, città che ospita il centro siderurgico più grande d'Europa. «Taranto - secondo il presidente di Acciaierie d'Italia - diventerà un polo centrale dell'innovazione in uno dei segmenti più importanti che l'Italia e l'Europa stanno affrontando in questo momento che è quello della transizione energetica».

«Questa dimensione della grande industria è stata certamente un costo per Taranto negli anni, ma oggi deve diventare - ha rilevato Bernabé - una opportunità che credo vada sfruttata con l'idea che si possa costituire proprio a Taranto una sede propulsiva per l'Italia e per l'Europa della transizione energetica».

«Io ho parlato con tante grandi imprese italiane - ha rivelato Bernabè -, c'è l'intenzione di concentrare su Taranto degli sforzi importanti. Capisco l'urgenza, l'esigenza di fare in fretta, però io credo che ci si debba render conto della complessità ed anche della potenzialità che richiede tempi giusti e gli sforzi giusti». «Quello che io vedo a Taranto è un potenziale notevolissimo per quanto riguarda la decarbonizzazione» ha specificato Bernabè, già alla guida di Eni e Telecom.

E con riferimento a tutto ciò che ha significato in termini di impatto per Taranto 60 anni di grande industria, Bernabè ha commentato: «Taranto ha bisogno di un ristoro per la sua eredità storica e per il contributo che storicamente ha dato all'industria italiana. Questo ristoro può venire proprio dall'innovazione e dal potenziale che l'innovazione rappresenta».

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