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Ex Ilva: bimbo morto di tumore, prosciolti 9 dirigenti dell’azienda

Il gup del tribunale di Taranto ha assolto 9 ex dirigenti dell’ex Ilva accusati di omicidio colposo in relazione alla morte di Lorenzo Zaratta, di 5 anni, a causa di un tumore al cervello

di Domenico Palmiotti

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4' di lettura

A poco più di 11 mesi dalle pesanti condanne di “Ambiente Svenduto” – il processo in Corte d'Assise a Taranto per il reato di disastro ambientale attribuito all'Ilva della gestione Riva – arriva una sentenza di segno contrario. Il gup Pompeo Carriere ha infatti concluso con un'assoluzione e con la sentenza di non luogo a procedere per altri 8 imputati l'udienza preliminare per la morte del piccolo Lorenzo Zaratta, di 5 anni, di Taranto, avvenuta a fine luglio 2014. Morte provocata, secondo l'accusa, dalle emissioni inquinanti dello stabilimento siderurgico.

Assoluzione e non luogo a procedere

In particolare, il gup ha assolto Angelo Cavallo, dirigente della fabbrica, che ha scelto il rito abbreviato, e per il quale il pm Mariano Buccoliero aveva chiesto la condanna a 2 anni e 4 mesi. Inoltre, non andranno a processo (di qui il non luogo a procedere) gli altri otto imputati che hanno optato per il rito ordinario. Per tutti loro il pm aveva chiesto il rinvio a giudizio. Si tratta di Luigi Capogrosso, direttore dello stabilimento Ilva fino al 3 luglio 2012; degli ex responsabili dell'area Parchi Minerali, Giancarlo Quaranta e Marco Adelmi; del capo dell'area Cokerie, Ivan Di Maggio; del responsabile dell'area Altiforni, Salvatore De Felice; dei capi delle due acciaierie, Salvatore D'Alò e Giovanni Valentino e di Giuseppe Perrelli, all'epoca dei fatti responsabile dell'area Gestione Rottami Ferrosi.

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Le motivazioni fra 90 giorni

Il gup Carriere, chiudendo l'udienza, ha letto solo il dispositivo della sentenza. Le motivazioni si conosceranno tra 90 giorni. La morte del piccolo Lorenzo ha rappresentato un caso emblematico – probabilmente il più noto – tra le piccole vittime attribuite alle emissioni del siderurgico. A maggio, nella requisitoria durante l'udienza preliminare, il pm Buccoliero ha ricordato i risultati delle maxi perizie depositate nel processo “Ambiente Svenduto” ribadendo che le emissioni dell'ex Ilva sono state causa di “malattia e morte” nella popolazione. Buccoliero – che é stato anche uno dei quattro pm di “Ambiente Svenduto” – ha anche elencato gli esiti delle perizie depositate dai consulenti della pubblica accusa e dei familiari del piccolo Lorenzo, costituitisi parte civile.

Rione Tamburi

In particolare, il magistrato ha detto che l'oncologo e docente universitario Carlo Barone ha evidenziato come sia «provato scientificamente che le polveri, come quelle rinvenute nel corpo di Lorenzo, possano arrivare all'organismo del feto». Il piccolo, in pratica, avrebbe assunto le sostanze velenose «durante il periodo in cui era allo stato fetale». La madre di Lorenzo lavorava infatti nel rione Tamburi, molto vicino all'acciaieria, e, secondo quanto dichiarato in fase giudiziaria, sarebbe stata esposta alle emissioni nel periodo della gravidanza. In proposito Alessandro Marescotti, portavoce di Peacelink, una delle realtà ambientaliste più attive sul fronte Ilva, ha sostenuto che «Lorenzo Zaratta, morto per un tumore al cervello, ha lottato, assieme alla sua famiglia, fin dalla nascita contro la malattia. Le indagini condotte hanno portato alla luce la presenza di ferro, zinco, silicio e alluminio nel suo cervello».

Le tesi della difesa

Un consulente della difesa, Angelo Moretto, ha però rilevato che non c'è, al momento, alcun studio che dimostri il nesso causa-effetto, cioè la correlazione tra emissioni inquinanti e decesso. Per Moretto, il tumore che ha portato alla morte Lorenzo, costringendolo a sottoporsi a decine di operazioni, non è riconducibile alle attività dell'ex Ilva. Per il consulente della difesa, l'unica evidenza scientifica accertata rispetto alla forma tumorale che ha colpito il piccolo, è quella legata all'esposizione ai raggi X.

Processo simbolo

«È il primo processo in cui la Procura di Taranto contesta un omicidio colposo legato alle emissioni del ciclo produttivo dello stabilimento e quindi un nesso di causalità diretto tra la malattia che ha poi cagionato la morte e le emissioni dell'Ilva. Abbiamo dimostrato l'insussistenza di questa relazione causale e la cosa significativa, dal nostro punto di vista, è che il primo processo in cui si contesta un omicidio colposo si concluda con un'assoluzione perché il fatto non sussiste». Lo hanno dichiarato gli avvocati Francesco Centonze e Lodovica Beduschi che hanno difeso Angelo Cavallo, ex dirigente Ilva, tra i nove imputati per la morte, per tumore al cervello, del piccolo Lorenzo Zaratta di 5 anni.

La reazione del papà di Lorenzo

«Scusami amore…non sono stato in grado di proteggerti e darti giustizia». Così Mauro Zaratta, papà di Lorenzo, morto a cinque anni per una forma di tumore, commenta la decisione del gup di Taranto, Pompeo Carriere, che ha assolto un ex dirigente Ilva, per il quale il pm aveva chiesto 2 anni e quattro mesi, e disposto il non luogo a procedere per altri 8 imputati, anch'essi ex dirigenti della fabbrica, per i quali l'accusa aveva chiesto il rinvio a giudizio. «Che dire….ringrazio Leonardo La Porta – commenta Mauro Zaratta riferendosi al suo avvocato – per essermi stato al fianco per tutti questi anni, Annamaria Moschetti, Antonietta Gatti e tutti i medici che hanno prodotto relazioni e studi, tutti quelli che mi/ci hanno sostenuto…i pm che hanno fatto il possibile….ma per il giudice gli imputati non hanno commesso il fatto….e così è...».

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