la crisi dell’acciaieria

Ex Ilva, Conte: trattativa possibile se attività non sarà dismessa

Il presidente del Consiglio ha definito «inaccettabile» l'iniziativa giudiziaria di ArcelorMittal, ma ha detto di essere «cento volte disponibile a sedersi a un tavolo» in presenza di assicurazioni sul fatto che l'attività non sarà dismessa.


Ilva, Conte: sono determinato, spero Mittal cambi atteggiamento

3' di lettura

L’incontro di venerdì 22 novembre con Arcelor Mittal «potrebbe non essere risolutivo» secondo il presidente del Consiglio Giuseppe Conte che porterà «una posizione molto chiara». Conte ha definito «inaccettabile» l'iniziativa giudiziaria di Arcelor, ma ha detto di essere «cento volte disponibile a sedersi a un tavolo» in presenza di assicurazioni sul fatto che l'attività non sarà dismessa.

Conte a tavolo: con 5000 esuberi non si tratta
Il primo passo è togliere dal tavolo la richiesta di cinquemila esuberi. Si partirà da qui, con ogni probabilità, nel vertice in programma venerdì tra il premier Giuseppe Conte e Lakshmi Mittal e Aditya Mittal, padre e figlio, ceo e cfo di Arcelor Mittal. È infatti quella, spiegano dal governo, la precondizione per aprire un confronto sull'ex Ilva: 5000 esuberi per il governo è una cifra inaccettabile. Il premier, che avrà al suo fianco i ministri Roberto Gualtieri e Stefano Patuanelli, vuole scongiurare l'addio di Mittal perché persuaso che l'azienda debba rispettare il contratto firmato solo un anno fa.

A.Mittal: con Governo speriamo buoni progressi
Il gruppo ArcelorMittal «spera che l’incontro» di domani con il premier Giuseppe Conte «offra l’opportunità di fare buone progressi nella ricerca della soluzione alla difficilissima situazione in cui si trova
l'Ilva». Lo indicano fonti vicine al gruppo che sottolinea di essere «convinto di non aver fatto altro che esercitare ogni sforzo per implementare in buona fede tutti gli aspetti principali dei piani di risanamento industriale e ambientale» per l'acciaieria ex Ilva.

La sfida di Conte ad ArcelorMittal
Contatti informali ci sarebbero ancora in queste ore. E rispetto a qualche giorno fa in maggioranza si è diffuso un «moderato ottimismo» sulla possibilità di aprire davvero un tavolo. Dalla sua, il governo ora ha l'azione delle procure. Che consente a Conte di chiedere ai Mittal se siano davvero convinti di poter cancellare senza penali il contratto, se abbiano messo in conto di quanto potrebbero finire per pagare. Ad aggravare la situazione, c'è il sospetto che ci sia stato dolo, ossia la volontà fin dall'inizio di abbandonare l’ex Ilva.

Gli strumenti del governo
Se il confronto si aprirà, il governo è pronto a mettere sul tavolo diversi strumenti: da una quota di ammortizzatori sociali fino a un massimo di tremila esuberi, a sconti sugli affitti e sulle bonifiche, fino all’ingresso di Cdp nella società titolare degli impianti. Lo scudo penale, ribadiscono dal governo, è l’ultimo dei problemi, ma anche quello c'è: un decreto con una norma generale non lo esclude neanche il ministro 5s Patuanelli. Intanto oggi in Cdm si inizierà a discutere il «cantiere Taranto», quell’insieme di misure per la città che aiuteranno anche a dare lavoro ai dipendenti dell'ex Ilva che già sono in cassa integrazione. In questo progetto, che dovrebbe portare a un provvedimento unico, dovrebbero essere coinvolte anche le società partecipate da Cdp, come Terna e Fincantieri.

Confindustria: iniziati pagamenti fornitori
A proposito dei pagamenti alle aziende dell’indotto che da 4 giorni protestano dinanzi alle portinerie dell’ex Ilva il presidente di Confindustria Taranto, Antonio Marinaro, dopo un incontro con la dirigenza di ArcerolorMittal, ha fatto sapere che «l’azienda ha mostrato
disponibilità, ha avviato i pagamenti e sono arrivati i primi bonifici. Nelle prossime 48 ore dovrebbero esserci tutte le valute dei pagamenti» nei termini definiti: «il 70% del fatturato agli autotrasportatori, il 100% delle fatture scadute all'indotto».

A giudizio Bondi e Gnudi per gestione rifiuti
Intanto i pm Remo Epifani, Raffaele Graziano e Mariano Buccoliero hanno citato a giudizio per il 4 dicembre prossimo, dinanzi al giudice monocratico del Tribunale di Taranto, gli ex commissari straordinari di Ilva Enrico Bondi e Piero Gnudi e i direttori di stabilimento pro tempore Antonio Lupoli e Ruggero Cola per getto pericoloso di cose e attività di
gestione di rifiuti non autorizzata contestati fino all'1 agosto 2015. Dopo due richieste di archiviazione, era stato il gip Vilma Gilli a disporre nuove indagini.

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