il caso taranto

Ex Ilva, dieci giorni decisivi per l’altoforno 2

Tre scadenze giudiziarie a breve distanza dovranno stabilire le condizioni per la messa a norma dell’impianto al centro della trattativa con ArcelorMittal per la sua permanenza nella gestione del gruppo

di Domenico Palmiotti


default onloading pic
(ANSA)

3' di lettura

Salvo ulteriori colpi di scena, sono tre le scadenze clou che a breve attendono l’altoforno 2 dell’ex Ilva di Taranto, un impianto – uno dei tre attualmente operativi – attorno a cui si gioca buona parte della permanenza o meno di ArcelorMittal nella gestione del gruppo siderurgico italiano.

Prima scadenza, il 5 dicembre, data in cui il custode giudiziario dell’area a caldo del siderurgico, Barbara Valenzano, si pronuncerà, con una relazione all’autorità giudiziaria, se Ilva in amministrazione straordinaria abbia adempiuto o meno alla scadenza fissata dalla stessa autorità per lo scorso 13 novembre. Ovvero deposito, da parte di Ilva in amministrazione straordinaria (As) al giudice del dibattimento, Francesco Maccagnano, sia dell’analisi di rischio che dei progetti relativi agli ulteriori lavori di messa a norma da farsi all’altoforno 2.

Il 9 dicembre è atteso invece il “verdetto” della Procura della Repubblica, attraverso il sostituto Antonella De Luca, sulla richiesta di proroga che Ilva in as ha fatto circa l’esecuzione dei nuovi lavori all’altoforno 2. Infine, entro il 13 dicembre arriverà il responso dello stesso giudice Maccagnano, al quale, una volta fatto il punto generale, compete dare il via libera alla proroga oppure negarla. Maccagnano dovrebbe esprimersi appena prima della scadenza del 13 dicembre - presumibilmente tra l’11 e il 12 prossimi – perché Ilva in As è coperta sino a quella data per l’altoforno 2.

Il 13 dicembre è la scadenza iniziale che, sulla base di una originaria tempistica, la Magistratura ha concesso a Ilva in As – proprietaria di tutti gli impianti del siderurgico mentre ArcelorMittal è in fitto – per completare la messa a norma dell’altoforno 2. Scadenza che però non è assolutamente fattibile se si considera che il nuovo piano lavori presentato da Ilva in As alla Magistratura richiede quasi un anno di tempo ed una spesa complessiva di circa 10 milioni di euro.

Il piano prevede l’installazione di due macchine a tappare, due a forare e due caricatori automatici – una per ciascun campo di colata – per rendere più sicuro l’altoforno 2 nella fase di produzione della ghisa. Sono interventi che si vanno ad aggiungere a quelli effettuati dopo il secondo semestre del 2015.

Fu infatti un incidente mortale accaduto a giugno 2015 (vittima, per gravi ustioni, il dipendente Ilva Alessandro Morricella, investito da un getto di ghisa mentre ne controllava la temperatura) a determinare prima il sequestro senza facoltà d’uso dell’impianto, poi un decreto legge per la sua continuità e, infine, la facoltà d’uso da parte della Magistratura a Ilva in as dietro l’impegno di quest’ultima ad eseguire una serie di lavori di miglioramento. Mesi addietro, a fronte della richiesta di dissequestro fatta da Ilva in as, la Magistratura ha però contestato alla società l’esecuzione parziale dei lavori concordati quattro anni prima.

Di qui il nuovo sequestro senza facoltà d’uso, l’avvio del cronoprogramma di spegnimento e il salvataggio in extremis dell’altoforno 2 col pronunciamento del Tribunale del Riesame.

È stato quest’ultimo, difatti, ad accogliere il 20 settembre scorso l’istanza di Ilva in as che ha impugnato il no alla concessione d’uso che il giudice Maccagnano ha espresso a fine luglio (e un secondo no Maccagnano ha pronunciato anche a settembre in relazione ad una seconda richiesta d’uso).

Il verdetto in arrivo della Magistratura sull’altoforno 2 avrà il suo peso sul negoziato in c orso tra Ilva, ArcelorMittal e Governo. Dopo l’udienza del 27 novembre a Milano sul ricorso cautelare urgente di Ilva contro il recesso di Mittal, le parti si sono aggiornate al 20 dicembre per la nuova udienza.

In sostanza, queste settimane saranno usate per verificare se ci sono o meno le condizioni per scrivere un nuovo accordo e quindi proseguire con la gestione Mittal dell’acciaieria. E siccome Mittal ha messo la storia dell’altoforno 2 (accusando Ilva di non aver detto la verità sul punto) tra le cause che rendono impossibile l’attuazione del contratto di fitto del gruppo, è evidente che il sì della Magistratura ai nuovi lavori, toglierà un ostacolo dal percorso per arrivare ad una possibile, nuova intesa. Il no, invece, rischia di complicare le cose, anche se Ilva in as ha già dichiarato che ricorrerà al Riesame qualora la proroga fosse negata.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...