Ex Ilva

Ex Ilva, dal dl Milleproroghe arrivano 575 milioni per la decarbonizzazione

Sono parte del miliardo sequestrato ai Riva e trasferito ai commissari dell'amministrazione straordinaria

di Domenico Palmiotti

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4' di lettura

Il decreto Milleproroghe mette a disposizione della società Acciaierie d'Italia, l'ex Ilva, 575 milioni per la decarbonizzazione. Il decreto, pubblicato a fine anno sulla “Gazzetta Ufficiale” e adesso in procinto di avviare l'iter parlamentare di conversione in legge, sposta infatti risorse dal patrimonio destinato di Ilva in amministrazione straordinaria (risorse rinvenienti dal sequestro ai Riva, ex proprietari della fabbrica) ad Acciaierie d'Italia. Di quest'ultima, operativa ad aprile 2021, sono partner ArcelorMittal e Invitalia che rappresenta lo Stato.

Allo spostamento corrisponde anche una diversa mission dei fondi stessi: dalla bonifica delle aree inquinate ai nuovi impianti di decarbonizzazione del siderurgico di Acciaierie d'Italia, che prima dell'avvento della nuova società era gestito solo da ArcelorMittal.

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Nella relazione che accompagna il Dl Milleproroghe (la norma per l'ex Ilva è l'articolo 21, relativo alle imprese strategiche di interesse nazionale), si afferma che le somme in questione, rientrate in Italia dall'estero (dove i Riva le avevano portate) anche a seguito dell'azione della Procura di Milano, erano, in origine, 1.157 milioni di euro. Tale somma, mediante la sottoscrizione di un prestito obbligazionario da parte di Ilva in amministrazione straordinaria in base ad un decreto del 2015, ha costituito per la stessa Ilva in amministrazione straordinaria un “patrimonio destinato”.

“Gli accordi ad oggi in essere tra Ilva in amministrazione straordinaria e l'aggiudicatario dei complessi aziendali”, cioè ArcelorMittal, “prevedono - si afferma nel Milleproroghe - che le somme del patrimonio in questione siano destinate per un ammontare pari a euro 352 milioni agli interventi previsti dal decreto del presidente del Consiglio dei ministri 29 settembre 2017 in capo al gestore dello stabilimento siderurgico di Taranto e per un ammontare pari a circa 190 milioni ad ulteriori interventi di bonifica del suolo e delle acque di falda del sito di Taranto, sempre a cura del gestore dello stabilimento”.

Dal miliardo iniziale alla disponibilità attuale

Nella relazione al dl Milleproroghe si evidenzia inoltre che alla data del 31 marzo 2021 il patrimonio destinato “ammontava ancora a euro 878 milioni, al netto dei rimborsi corrisposti a tale data al gestore dello stabilimento a fronte degli interventi ambientali”. “Per converso - si legge ancora nella relazione - non risultavano esborsi per quanto attiene agli interventi che il medesimo decreto del presidente del Consiglio dei ministri pone in capo ad Ilva in amministrazione straordinaria, né ulteriori progetti da parte della struttura commissariale di Ilva in amministrazione straordinaria”. Tracciato questo quadro, il dl Milleproroghe all'art. 21 dispone quindi che tenendo conto delle somme già allocate per gli interventi ambientali ad opera del gestore ArcelorMittal (e stimando per gli interventi previsti dal decreto del presidente del Consiglio direttamente in capo ad Ilva in as, un fabbisogno di circa 100 milioni di euro), residuano ancora 575 milioni, “che possono essere utilmente impiegate per interventi di decarbonizzazione ed elettrificazione del ciclo produttivo dello stabilimento siderurgico di Taranto, nel quadro degli obiettivi nazionali ed eurounitari di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra ed in coerenza con i più generali obiettivi di risanamento e ammodernamento del sito di Taranto”.

Il dl: non cambia l'impiego delle risorse

Per il Milleproroghe, si mantiene “inalterata la prioritaria finalità dei fondi del patrimonio in questione, che restano destinati agli interventi previsti dal piano ambientale di cui al decreto del presidente del Consiglio dei ministri 29 settembre 2017, nonché alle finalità di bonifica e ripristino già previste ed in corso di completamento ad opera del gestore dello stabilimento, proponendo di sito siderurgico di Taranto tramite il finanziamento di progetti di decarbonizzazione ed elettrificazione del ciclo produttivo dell'acciaio in coerenza con gli obiettivi del Pnrr e del programma Next Generation EU”.

Che succede per la bonifica

Anche se la previsione contenuta nel Milleproroghe deve ancora essere approvata dal Parlamento ed approvata inoltre dalla Ue, sono già scattate le prime proteste e perplessità. Fonti vicine al dossier hanno evidenziato che “in questo modo la bonifica delle cosiddette aree escluse, cioè quelle che nel 2018 non sono state cedute ad ArcelorMittal, rischia di interrompersi”. “Dei 100 milioni che resterebbero a Ilva in as - si afferma -, oltre 50 milioni vanno via per lo smaltimento, che sarà completato entro il 2022, di 500mila tonnellate di fanghi industriali, per i quali Ilva in as sta utilizzando 50 cassintegrati presi dal bacino dei 1.600 in carico della stessa Ilva”. “Finito l'intervento dei fanghi, e restando le cose così come le delinea il Milleproroghe - affermano ancora le fonti vicine al dossier -, c'é il rischio di non poter più usare i cassintegrati di Ilva in as nelle bonifiche anche se questo era stato espressamente previsto”.

“E rischia anche di interrompersi il lavoro, dopo tre anni di caratterizzazione ambientale, per la bonifica della Gravina di Leucaspide per la quale c'é una stima costi di 200 milioni” aggiungono le fonti vicine al dossier. Inoltre, un ulteriore intervento di bonifica, non contemplato peró fra quelli del Dpcm del 2017, rischia lo stop: è quello delle collinette ecologiche del rione Tamburi di Taranto vicino ad alcune scuole. Anni addietro, individuando nelle collinette ecologiche sequestrate dalla Procura di Taranto per reati ambientali (erano ecologiche solo sulla carta perché contenevano rifiuti industriali dell'acciaieria), l'allora sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, dispose per alcuni mesi la chiusura alle lezioni delle stesse scuole spostando altrove, tra le proteste dei genitori interessati, gli alunni.

Nel frattempo, i commissari Ilva hanno effettuato un primo intervento di messa in sicurezza delle collinette, hanno fatto svolgere l'analisi di rischio e ora attendono il responso della Procura di Taranto per procedere, eventualmente, con un secondo intervento di messa in sicurezza, più strutturale e permanente rispetto al primo eseguito. Infine, da rilevare che lo spostamento di risorse da parte del Milleprororoghe ha provocato anche le prime proteste parlamentari: dei deputati Giampaolo Cassese dell'M5S e di Giovanni Vianello del Gruppo Misto, ex M5S.


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